Terreni creativi e fertili per la distopia comica di Maniaci d’Amore

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foto Instagram  A. P.

Attraversiamo un corridoio, chiuso a destra e sinistra da due file di scaffali sui quali sono sistemate verdi piante aromatiche. «Che rapporto avete con le aziende agricole che vi ospitano?», chiedo a Maurizio Sguotti di Kronoteatro, la realtà produttiva che da 8 anni organizza Terreni Creativi ad Albenga. Sguotti non mi stacca mai gli occhi di dosso mentre racconta delle relazioni che nei mesi precedenti al festival vengono stabilite con le realtà imprenditoriali, aziende agricole che lavorano soprattutto tramite export e che dunque non hanno bisogno di un ritorno di immagine immediato. Faccio notare a Maurizio che questo è un comportamento da mecenate, non da partner. Investono sul territorio, vogliono aiutare: oltre a contribuire economicamente si occupano degli allestimenti, di organizzare gli spazi dei capannoni nel modo in cui il festival necessita. E lo fanno silenziosamente, senza chiedere nulla in cambio; i loghi e i nomi di questi imprenditori non brillano a caratteri cubitali in nessuna locandina. Un meccanismo avanti anni luce rispetto alle ristrette visioni politiche locali che portano a Terreni Creativi finanziamenti pubblici troppo esigui se paragonati alla ricaduta che la tre giorni ha sul territorio; il Comune ad esempio aveva promesso di intervenire con 15mila euro, ma poi è sceso con agilità a 10mila.

Foto Teatri del Sacro 2017, di Silvia Varrani

Due, trecento persone a sera in capannoni non sempre freschissimi, tra piante e sacchi di prodotti agricoli, sedute su panche, oppure sul pavimento, alcuni in piedi: che cosa fanno? Guardano il teatro contemporaneo. Tre spettacoli al giorno. Dopo il secondo, compresa nel prezzo della serata, possono consumare una cena a base di prodotti locali.

I palchi sono spartani, le luci non sempre perfette. Un po’ come accade nello spettacolo presentato da Maniaci d’Amore. Il desiderio segreto dei fossili è di fatto una distopia comica che usa i mezzi poverissimi del teatro per allestire una drammaturgia intrecciata attorno a simboli e questioni universali, ma soprattutto in grado di creare un immaginario vivo per quanto strampalato.

Foto Teatri del Sacro 2017, di Silvia Varrani

Siamo in un ambito difficilissimo da trattare a teatro, quello dell’apologo fantastico, che per sua natura necessiterebbe di media ben più strutturati sul codice dell’immagine. Ecco allora che lo spiazzante capovolgimento comico (che già aveva colpito la commissione de I teatri del sacro vincendo il premio produzione) ideato dal duo residente a Torino è un efficace tentativo di soluzione. Il primo quadro si apre su un paesaggio innaturale, ma non improbabile in un futuro prossimo: siamo a Petronia, un luogo in cui non esiste l’acqua, gli uomini non svolgono altri mestieri all’infuori di quello dello spaccapietre e le donne sono in perenne attesa dei propri mariti e di bambini che non verranno mai partoriti. Luciana Maniaci ha la pancia gonfia da un rigido parallelepipedo, Francesco D’Amore pantaloni e canottiera acetati d’argento; sono sorelle. La prima, Pania, crede fermamente nel più importante valore di Petronia, l’immobilismo: nulla può e deve cambiare. Per la Festa del Pontile le donne preparano caratteristiche torte, i cui ingredienti principali naturalmente sono sassi e pietre, le ricette debbono essere sempre uguali a se stesse, l’attesa è l’attività principale. La seconda, Amita, portatrice di ambiguità sessuale è anche elemento di contrasto (d’Amore è straordinario nella creazione dei tanti contrasti, ironici e tragici che attraversano il volto del personaggio): vorrebbe cambiare le cose a Petronia, le sue torte hanno il lievito invece dei sassi, si sente una rivoluzionaria e ogni anno alla Festa del Pontile tenta un ridicolo suicidio che mai si compie. A Petronia non si muore, a Petronia non si nasce.

Foto Teatri del Sacro 2017, di Silvia Varrani

Unico svago sembra essere una fiction televisiva, Cuori che affogano, un polpettone che attorno alla figura di un eroe, ironicamente chiamato Jhonny Water, fa girare classiche storie di amori, tradimenti e azione. Jonny solca i mari e per i petronesi è il rappresentante di un mondo che non esiste, che dovrebbe essere finto ma che per certi versi è più vero dello stesso paese roccioso. Per un demenziale incidente i due mondi entrano in comunicazione e Jhonny Water si ritrova ostaggio di Aminta e Pania.

Nel gioco di specchi architettato dai Maniaci d’Amore, Jhonny Water (David Meden), spilungone altissimo rispetto agli atri due, porta la possibilità di cambiamento lì dove c’era l’immobilismo, arriva l’acqua, la vita e la morte. In un proliferare di battute taglienti e ben sagomate sull’assurdo paesaggio disegnato dalla drammaturgia il testo scorre affrontando temi capitali; al centro c’è la maternità, che svela il senso del sacro nell’epifania finale: la realtà entra nella finzione cortocircuitando le emozioni del pubblico sistemato su panche di legno, tra gli odori e i colori delle piante aromatiche. I terreni di Petronia sono di nuovo fertili, come quelli “creativi” di Albenga, si spera per molti anni ancora.


Andrea Pocosgnich

Terreni Creativi Festival, Albenga, 6 agosto 2017

IL DESIDERIO SEGRETO DEI FOSSILI
di Maniaci d’Amore
uno spettacolo scritto, diretto e interpretato da
Francesco d’Amore e Luciana Maniaci e con David Meden
produzione Maniaci d’Amore /
I teatri del sacro
durata 65 minuti

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