Dominio Pubblico 2017. La coscienza del luogo

Dominio Pubblico 2017 giunge alla sua quarta edizione abitando interamente gli spazi del Teatro India di Roma. Una riflessione.

Foto di Giulia Castellano

Quello che condividiamo quotidianamente tanto nella vita “reale” che in quella “social”, è un presente che ci obbliga a lasciare un segno, una traccia della nostra presenza che sia abbastanza determinante da sopravvivere all’immediatezza, all’accumulo caotico ed esponenziale di fatti e fenomeni. Un lascito incisivo, che miri alla rivoluzione intesa proprio come moto di cambiamento di uno stato, affollatissimo, di cose. «Non so se stiamo facendo la rivoluzione o semplicemente stiamo spostando l’acqua col forcone; non so neanche se attueremo veramente una svolta o se è soltanto un’idea», dubbi legittimi che chiudono una rilassata conversazione pomeridiana con Tiziano Panici, direttore del Teatro Argot Studio, che insieme a Luca Ricci (CapoTrave, Kilowatt Festival Sansepolcro) è ideatore del progetto Dominio Pubblico – la città agli under 25.

Foto di Giulia Castellano

Il festival multidisciplinare interamente organizzato dai giovani al di sotto dei venticinque anni di età – che da dicembre a maggio lavorano in vista dell’evento impegnandosi negli ambiti dell’organizzazione, della logistica, della promozione e della comunicazione – ha avuto luogo dal 30 maggio al 4 giugno al Teatro India che, come affermato dal direttore del Teatro di Roma Antonio Calbi, si è trasformato nella «piazza di dominio pubblico».
La stagione che ci stiamo ormai lasciando alle spalle e che cede il posto a quella festivaliera non è stata delle più semplici, infatti la chiusura dello spazio del Teatro dell’Orologio, diretto da Fabio Morgan e altra anima ospitante il progetto under 25, ha significato come «perdere una gamba e ha rischiato di rendere il progetto zoppo». A evitare invece l’interruzione della progettualità, ci ha pensato l’intervento e l’accoglienza del Teatro di Roma che, dopo l’assemblea di febbraio Roma Theatrum Mundi, ha mantenuto la promessa di ospitare prima la stagione naufragata dell’Orologio e poi Dominio Pubblico, il quale per la prima volta ha abitato tutti gli spazi del Teatro India: le due sale, il foyer, India Inn (la vecchia biblioteca) finanche l’area esterna dove si è concentrata la proposta musicale della programmazione.

«Durante l’anno abbiamo portato avanti un discorso di prossimità col Teatro di Roma che ci ha risposto prendendosi la responsabilità istituzionale di un progetto che, seppur innovativo e formativo, è comunque esposto al rischio nella misura in cui è organizzato in piena autonomia da un gruppo di ragazzi». Facendo spazio ai numeri di questa edizione sono state circa 120 le proposte presentate tra cui 80 quelle teatrali, arrivando infine a riempire un cartellone di ben 50 eventi: dal teatro al cinema passando per le arti visive e la musica. Un fitto programma sostenuto dal lavoro dei ragazzi avente lo scopo di far vivere allo spettatore l’esperienza partecipata e condivisa di un evento in tutta la sua eterogeneità di proposta artistica.

Foto di Giulia Castellano

L’offerta teatrale presentata è da considerarsi in base al contesto che la accoglie: non si tratta di bassa o alta qualità quanto piuttosto di una selezione (operata dai ragazzi) rientrante anch’essa nel percorso formativo offerto ai partecipanti, tanto ai ragazzi organizzatori che agli artisti selezionati. Kepler-452 con il lavoro La Rivoluzione è facile se sai come farla ha inaugurato la prima serata facendo da apripista a una programmazione che ha dato l’opportunità di conoscere sul territorio romano nuovi artisti e anche lavori alle prime armi, seppur ancora confusi, bisognosi di scontrarsi tanto col pubblico che con professionisti più maturi. Tra gli spettacoli ricordiamo quello di Alessandro Blasioli che ha scritto diretto e interpretato Questa è casa mia, restituendoci una narrazione viva e polifonica (nelle parole e nel suo giovane e pronto corpo d’attore) di quel rimosso che è tuttora la situazione de L’Aquila post terremoto. Reparto Amleto scritto e diretto da Lorenzo Collalti e che ha fatto il tutto esaurito nella pomeridiana domenicale, si presenta come un lavoro “fresco” (così definito in platea da un adolescente) e più “popolare” rispetto al filone della ricerca, ma figlio tuttavia di un linguaggio che, in maniera acuta, equilibra intelligentemente elementi sia della Commedia dell’Arte – i due portantini che ascoltano le turbe psichiche del complessato paziente Amleto ricalcano la maschera dello zanni – che della Commedia all’italiana di stampo televisivo. A chiudere il festival è stata l’anteprima nazionale di The Waste Land di Simone Giustinelli; un lavoro che punta in alto, che ama e quindi soffre proprio l’altezza della poesia di T.S. Eliot, alla quale non riesce poi a dare corpo in una regia che si trova divisa da una parte nell’ascolto in voce off dei versi della poesia, e dall’altra nella presenza muta degli attori in scena i quali, anche se concentrati su partiture gestuali dalla forte drammaticità, scontano il peso di una drammaturgia poco organica. Tuttavia The Waste land è un lavoro che possiede il valore della maturità perché intende mettersi alla prova con un linguaggio più complesso, con una regia stratificata, avendo la consapevolezza di rischiare e di poter anche non riuscire appieno. E in questa tensione proficua è rintracciabile quel sentimento di «adultità» di cui parlava qualche giorno fa Andrea Porcheddu.

foto di Giulia Castellano

Importante ai fini di un dialogo con l’Europa, è stata la presenza e il confronto durante questa edizione di Anne Goalard, responsabile generale del progetto de La Comédie de Reims. Francia, Slovenia e Bulgaria sono infatti i partner europei coi quali Dominio Pubblico, avente il Teatro di Roma come capofila, ha partecipato al bando Creative Europe, non riuscendo a vincerlo per solo 4 punti, a causa dell’eterogeneità delle proposte dei differenti partner non perfettamente allineate con le attività presentate. Primo passo verso la costituzione e formalizzazione di un network invece nazionale sarà la prossima giornata del 25 luglio, in cui i direttori e lo staff di Dominio Pubblico saranno ospitati da Le Città Visibili – Rassegna teatrale e musicale estiva a Rimini per incontrare Artificio di Como, il Festival 20/30 di Bologna organizzato da Associazione Kepler-452, Teatro Sociale di Gualtieri con Direction under 30, Trasparenze Festival di Modena con la Konsulta, Mamimò col progetto Giovani direzioni, Rete Teatrale Aretina con Spettatori Erranti. Avrebbe dovuto esserci anche Orizzonti Festival di Chiusi, purtroppo recentemente annullato.
L’obiettivo di questa giornata sarà la creazione di un bando unico per artisti under 30 che possa permettere un gemellaggio tra le varie realtà regionali, la circuitazione degli spettacoli a livello nazionale, e soprattutto la formazione di un nuovo e giovane pubblico.

Resta insoluta la risposta alla domanda se si stia parlando di una rivoluzione in atto o semplicemente di una rinnovata e diversificata modulazione di pratiche; un dato di fatto è però che le giornate di Dominio Pubblico hanno rappresentato non solo un momento di resistenza teatrale a una stagione che potremmo definire “ostacolata”, ma anche di opportunità per combattere quella che Panici, in conclusione della nostra discussione, ha definito «l’incoscienza del luogo» dimostrata dallo stupore di alcuni spettatori per l’esistenza del Teatro India, che non conoscevano affatto. E ci auguriamo che Dominio Pubblico, come altri progetti, possano essere eventi funzionali affinché questo spazio “si comunichi”, ancora e di più, alla cittadinanza.

Lucia Medri

Teatro India – giungno 2017

QUESTA È CASA MIA
di e con Alessandro Blasioli

REPARTO AMLETO
di L’Uomo di Fumo – Compagnia Teatrale
drammaturgia e regia di Lorenzo Collalti
con Luca Carbone, Flavio Francucci, Cosimo Frascella, Lorenzo Parrotto

THE WASTE LAND
di Thomas Stearns Eliot
traduzione Esercitazioni Invisibili
regia Simone Giustinelli
con Giulia Adami, Cesare D’Arco, Dacia D’Acunto, Noemi Francesca
luci Cristiano Di Nicola
musiche Giorgio Stefanori
foto di scena Simone Galli

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