La semplicità inclemente. Un anno dopo apre Le vie dei festival

Foto di Giuseppe Distefano
Foto di Giuseppe Distefano

Da un ventennio Le vie dei festival è rassegna che regala a Roma la possibilità di incontrare su palcoscenici della città giovani artisti e proposte inedite che difficilmente altrimenti avrebbero occasione di trovare spazio o modo di presentare i propri progetti. Dopo le polemiche iniziali che hanno visto la direttrice Natalia Di Iorio sottolineare il disinteresse della dirigenza comunale verso l’universo teatrale e la mancanza di sostegno a simili iniziative, ha preso il via questa ventesima edizione che vedrà avvicendarsi tra il Teatro Due e il Teatro Vascello volti conosciuti come Toni Servillo, Fabrizio Gifuni e Carlo Cecchi ad altri di interpreti e autori dai nomi meno “altisonanti”.
Fino al 27 ottobre in scena al Teatro Due, nello storico Vicolo dei Due Macelli, Un anno dopo, spettacolo presentato in forma di studio alla Milanesiana in estate che trova ora forma compiuta nella scrittura e per la regia di Tony Laudadio, qui anche interprete insieme a Enrico Ianniello.

Il racconto che si presenta sulla scena segue il percorso di vita dei due protagonisti lungo un arco di tempo che abbraccia trent’anni di convivenza lavorativa. Goffredo e Giacomo dividono l’ufficio fra stasi, noia e scambi di esperienze esistenziali riportate nel microcosmo quotidiano tra una mansione e l’altra. Una serie di sketch, uno per ogni anno, delinea la parabola di sviluppo delle vicende individuali.

Foto di Giuseppe Distefano
Foto di Giuseppe Distefano

La struttura del testo è volutamente frammentaria e si traduce scenicamente in una serie di quadri che modellano le inclinazioni e le tappe fondamentali della vita dell’italiano medio, affrescate nella diversità dei due protagonisti: per uno il primo giorno a lavoro, il fidanzamento, l’adattamento alla stabilità e il matrimonio, i figli, il divorzio con conseguente giovanilismo di conquista, qualche problema giudiziario e ancora la volontà di cambiamento, di fuga dal provincialismo che non riesce a diventare scelta concreta, la malattia finale e la morte; per l’altro il vuoto di una vita ripetitiva, la convivenza regolare ma senza slanci con la sorella, l’assenza di pretese o aspirazioni con l’unica particolarità di un passatempo singolare ai limiti dell’assurdo ovvero «scrivere sinossi», piccoli racconti in forma contratta e dal contenuto paradossale che, privi di ispirazione, rispecchiano l’impossibilità di una chance di evoluzione.

La pièce beneficia della brevità degli episodi e di una forma di comicità, o sarebbe meglio dire di sarcasmo, che fa della semplicità il punto di forza senza rinunciare a una certa arguzia nel tratteggio della situazione, inclemente e ironica allo stesso tempo. Insomma l’assenza di tensione alla stesura di un capolavoro e della sua prosopopea o la mancanza di esagerazioni di scavo iper-psicologico o di quella forma di fatuo intellettualismo a tutti i costi – tanto cara, seppur spesso poco chiara, a una parte delle rappresentazioni dei nostri giorni –  diventano in questo caso efficacia scenica leggera ma non insensata. Stesso discorso si potrebbe fare per la regia e l’interpretazione che, in una genuinità che placa ogni tracotanza da mattatore, vede i due interpreti riuscire nell’impresa della restituzione desiderata, fra sorriso e assorbimento del contenuto che non risparmia colpi amari.

Se non di solo pane vive l’uomo, non di soli cripticismi e astrazioni cervellotiche può vivere la scena contemporanea. Ben venga quindi a volte il ghigno di un ritratto che conserva lo sguardo critico e tuttavia non rinuncia a un canone comprensibile, lineare con cui farsi strada per arrivare a quanto intende riportare. A teatro insomma vogliamo riflettere, certo, ma ogni tanto ci fa ancora piacere capire tutto e rilassarci.

Marianna Masselli

UN ANNO DOPO
testo e regia Tony Laudadio
con Enrico Ianniello, Tony Laudadio
collaborazione artistica Simone Petrella
direzione tecnica Lello Becchimanzi
una produzione Onorevole Teatro Casertano-Teatri Uniti