Vincitori Premi Ubu 2010: Lettera aperta di un critico a Babbo Natale

La votazione degli UBU” (immagine da Cineboom)

Caro Babbo Natale,

è difficile conoscere qualcuno che non t’ha mai scritto, che non t’ha mai invitato a vedere uno spettacolo, che non ha mai provato a sottoporti un testo o le proprie qualità dell’arte, pochi ne ho conosciuti che non hanno cercato sotto la tua barba folta la protezione per scartare più regali degli altri, pensandoti debole e incapace di fare le tue scelte con piena autonomia di giudizio. Ne ho visti tanti, caro Natale – o caro Babbo non so quale sia il nome e quale il cognome – di quelli che ti mandavano le recensioni da correggere per far vedere quanto sono bravi a farsi crescere la barba come la tua, anche se ancora non era bianca neanche un po’, ho visto mille e ancora mille farti il codazzo peggio dei magi alla stella cometa e parlare non a un uomo ma ad un potere da adulare, farti un cenno quando davano uno zuccherino alle tue renne, ho visto una miriade di gnomi e folletti dentro la casa dei doni, uniti in catena di montaggio, felici di soltanto mettere coperchi e infiocchettare nastrini.

Caro Babbo Natale,

il valore di una tradizione è resistere al tempo, e non avevo ancora visto nessuno che riesce a diventare tradizione sacrale e inviolabile, anche se fino a poco prima era il testimonial di una bibita gassata; è strano perché sembra simile a quando un artista diventa tale, importante, non per i meriti di scena, ma quando inizia a dirigere un teatro un festival o si fa qualche stagione di Stabile, allora eccolo che d’improvviso ci si accorge della sua assoluta capacità della scena, della sua arte che ha il rispetto delle tradizioni e insieme la complessità dell’innovazione, votato al contemporaneo e bla bla bla…quante letterine, quante…quante ne avranno recapitate col fermo posta Via Ramazzini 8, Milano…oppure non hanno scritto mai, hanno aspettato che fosse l’evidenza formale a decretare la beatificazione in terra in cielo e in ogni luogo, della propria arte sacrosanta.

Caro Babbo Natale,

Festa di premiazione

a me dispiace, davvero, perché in mezzo a tutto questo ci sono anch’io, e scrivo lettere come quelle degli amanti perduti per il mondo, che il proprio amore non sanno nemmeno più che faccia abbia, eppure scrivono e buttano una bottiglia con il messaggio dentro, nel mezzo del mare più largo; mi dispiace perché m’accorgo sempre di più che anche i grandi incendiari si sono fatti pompieri (ti ricordi, caro santaclaus, quando non avevi nemmeno un pelo di barba ed eri un giovane spettatore di una consegna di regali non codificata, soltanto dalla scena alla platea?), quelli che predicavano la rivoluzione dell’arte e della civiltà umana, adesso si ammassano – massoni – sommando missive per questa grande, cerimoniosa messa: quando hai scelto il monopolio multinazionale del dono natalizio, io sono rimasto male, perché in fondo sono liberale pure io e non posso non farti notare che hai tenuto, come icona della generosità che dona i premi ai bambini ex aequo per farli contenti e ricompensati tutti, la stessa forma mercantile di quando eri icona della Coca-Cola: ma il monopolio all’arte non fa bene neanche un po’ e non si può vincere un premio da attore e regista perché si dirige uno Stabile, non si può far vincere un premio a una novità drammaturgica che è tanto nuova quanto uguale alla precedente: bella sì, per carità! Ma che novità è? Forse la novità è che l’ha scritta chi organizza un festival dove porti doni prima dell’estate, fuori stagione?* E invece, Babbomio, che devo pensare del premio proprio all’icona, in cui hai decretato la sostituzione del teatro al teatrino televisivo? Uno come Roberto Saviano sono proprio queste attestazioni di niente, che lo fanno vittima – non della camorra – ma della nostra stessa cupa ipocrisia. Perciò, caro Babbo Natale, quest’anno per la prima volta, io ti scrivo una lettera, sarà l’unica in cui non si chiedono doni, ma la destituzione del potere a decreto dell’arte, e ti giuro che se non verrò esaudito anche questa volta, smetterò di credere anche a te, come ho fatto con chi di un bambino, che nasce ogni anno e non cresce mai, ha fatto il monopolio di una Natività.

* INTEGRAZIONE OLTRE OGNI FRAINTENDIMENTO (aggiornamento del 10/12/2010)

È doverosa una parola di chiarezza, per gli artisti che loro malgrado si sono trovati coinvolti in quest’accusa, cui dico che il raggio d’azione di un ordigno, non ha i confini nelle istruzioni d’uso. Si lancia, quando si sente che una necessità lo impone. Saverio La Ruina è una persona per cui ho una stima umana prima che artistica, il suo mestiere d’attore e quello di operatore sono svolti con piena coscienza e rettitudine, tuttavia proprio da un coinvolgimento non voluto, mi accorgo che di questo sistema proprio artisti del suo valore sono prime vittime: l’elargizione dei doni che è quasi un abuso del valore (quattro premi in tre anni, in tre diverse sezioni, come accaduto a tanti) non è per una richiesta o adulazione, conosco e stimo Saverio incapace di questo, ma avviene proprio nel momento in cui ci si tiene da ciò alla larga: chi non riesce a comprare alza il prezzo, lascia regali sulla porta perché qualcuno la apra, se nessuno apre si continua a lasciare doni. Troppi artisti sono diventati grandi e internazionali quando sono diventati anche operatori, o come in questo caso direttori dello Stabile del Veneto. Non è il caso di Saverio, che non contesto ed è artista di merito: io contesto chi usa il suo testo per una adulazione di ritorno, perché chi ha vuole avere, ce lo insegna chi governa questo paese e non è da meno del grande mondo, questo piccolo che viviamo.

Simone Nebbia

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VINCITORI PREMI UBU 2010

Spettacolo dell’anno ex aequo in ordine alfabetico: Finale di partita (regia di Massimo Castri, Ert-Emilia Romagna Teatro, Teatro di Roma, Fondazione Teatro Metastasio); L’ingegner Gadda va alla guerra [recensione] (regia Giuseppe Bertolucci, Fabrizio Gifuni in collaborazione con Teatro delle Briciole Solares Fondazione delle Arti); Roman e il suo cucciolo (regia di Alessandro Gassman, Teatro Stabile d’Abruzzo, Società per Attori, Teatro Stabile del Veneto Carlo Goldoni).

Miglior regia: Armando Punzo (Alice nel Paese delle Meraviglie – Saggio sulla fine di una civiltà da Lewis Carroll)

Miglior scenografia: Andris Freibergs (Le signorine di Wilko)

Miglior attore: Fabrizio Gifuni (L’ingegner Gadda va alla guerra) [recensione]

Miglior attrice: Francesca Mazza (West e Progetto Ravenhill) [leggi il diario di Short Theatre]

Miglior attore non protagonista: Francesco Colella (Dettagli e Il mercante di Venezia)

Miglior attrice non protagonista: Ida Marinelli (Angels in America. Seconda parte: Perestroika)

Nuovo attore under 30: Giovanni Anzaldo

Nuovo testo italiano o ricerca drammaturgica: La borto di Saverio La Ruina [articolo]

Nuovo testo straniero ex aequo in ordine alfabetico: Bizarra di Rafael Spregelburd; [recensione] Immanuel Kant di Thomas Bernhard

Miglior spettacolo straniero presentato in Italia: Lipsynch di Robert Lepage (Ex Machina e Théâtre Sans Frontières)

Premi speciali:

Punta Corsara, la scena dei ragazzi di Scampia alla riprova di un teatro di apprendimento vissuto assieme alle persone di un territorio difficile, che hanno potuto trovare nelle forme dell’esperienza artistica occasioni di vita ulteriore e strumenti di restauro morale. Un progetto coraggioso, capace di lavorare sul territorio con un respiro nazionale incrementando un ricambio generazionale, sia sul versante artistico che su quello tecnico e organizzativo, di cui il nostro paese ha davvero bisogno.

Kilowatt Festival, attività di sguardi incrociati tra pubblico, artisti e critici in cui è nascosta la forza eversiva di un punto di vista davvero nuovo. Coinvolto in questa gara popolare un gruppo di spettatori ribattezzati “Visionari”, cittadini appassionati ma non esperti, che partecipano alla scelta degli spettacoli e insieme a critici vecchi e nuovissimi si impegnano nella ricerca di un teatro da pensare e costruire.

[Cartoline da Kilowatt 2010]

Roberto Saviano, da “abusivo” del teatro si fa inatteso narrattore che coraggiosamente esce dal suo spazio di solitudine e conquista il pubblico con grazia e talento con il suo monologo La bellezza e l’inferno, mirabile j’accuse contro il cancro della mafia e i mali del mondo.

leggi i nomi dei finalisti

Comments
  • solo 14 dicembre 2010 at 15:54

    UBU BUFFONATE

  • Luigi de Angelis 15 dicembre 2010 at 16:51

    Che tristezza leggere un articolo come questo. L’arroganza, la supponenza e l’ignoranza non hanno confini. Quando vi mettete a scrivere articoli come questi, abbiate almeno il coraggio di scrivere nome e cognome di quelli che state attaccando. Ma è troppo facile nascondersi dietro alle metafore, per lo più di pessimo gusto.

  • Simone Nebbia 15 dicembre 2010 at 21:07

    Caro Luigi De Angelis,
    ti do del tu perchè se ti do del lei dici che sono supponente.
    Facendo un rapido sondaggio l’Ipsos ha accertato che sei stato l’unico a non capire a chi si riferiva la “letterina”, anche perchè subito sotto c’è la lista dei premiati, in cui del resto spicca l’interpretazione che ancora mi meraviglia per maestosità di Francesca Mazza nel tuo West, ma in cui con ancora più evidenza ci sono un po’ di cosine di dubbio equivoco a proposito del direttore dello Stabile del Veneto che coproduce uno spettacolo vincitore, toccando ben pochi cuori anche dei giurati, guarda un po’ assieme a quello d’Abruzzo, precedentemente diretto.
    Sempre l’Ipsos, caro Luigi, sta svolgendo un’indagine sulle responsabilità di alcuni artisti rispetto all’ignoranza di cui gode la mia generazione me compreso, vittima della facile metafora, in balia di ridanciani menestrelli e ridotta a tale depravazione da restare impermeabile, colpevolmente, alla straordinaria arte enigmatica. Un vero peccato non avere i mezzi per potersene inebriare. Però a quanto pare dal tuo commento, con pochi mezzi si arriva dove tanti non portano. Vuoi che le addizioni arrivino dove non riesce un logaritmo? Va a finire che, dopo tanto tempo perso a spaccare l’atomo, il corpo intorno neanche lo riconosci più. Eppure è di certo più evidente. Ooooops!! Un’altra metafora…mi perdonerai, sono irrecuperabile…

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