Babilonia Teatri conquista Vertigine con il suo Made in Italy

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A volte la prevedibilità è figlia di un pregio. Terminato il festival Vertigine con la vittoria di Babilonia Teatri e il loro funambolico Made in Italy. Se parlo di prevedibilità è per la forza straordinaria del loro progetto, onestamente quello che poteva, già a prima vista, riscuotere maggior successo da una giuria internazionale, quello che insieme ad avere una presenza in scena compatta e d’effetto, si porta i segni dell’Italia attuale, un lavoro che usa la parola per costruire uno spettacolo di immagini. Prevedibile perché su quaranta giurati esteri era chiaro cercassero una mediazione e il prodotto più equidistante era, senza dubbio, quello dei ragazzi veronesi. Tutto questo nasce infatti da una scelta artistica di pregio, a mio avviso, che ha tenuto conto dell’intero panorama italiano non fidandosi delle mode e della percezione internazionale del nostro teatro, ché avrebbe ceduto all’etichetta e sarebbe diventato il festival che gli altri pensavano dovesse essere. E invece no. Giorgio Barberio Corsetti ha capito che per rappresentare un paese teatrale con una sommaria precisione non sarebbero bastati cento spettacoli, così ha scelto un quadro che meglio dicesse di ogni linguaggio, dalla narrazione alla performance, dalla parola al visivo: soltanto in questo modo si poteva dare un connotato riassuntivo efficace.

Oltre alla vittoria di Babilonia Teatri c’è stata menzione speciale per il lavoro di Sineglossa, regia di Federico Bomba, dal titolo Remember me, che si distingue per l’affascinante estetica che percorre la scena di una sensazione palpitante, come voler fare sfondo a un’emozione con un gioco ottico di pregio, il cui simbolo ricalca la figura dell’epica Didone, lei che pronunciò quel fatidico, definitivo, ricordati di me.

Finisce pertanto un festival troppo veloce, la cui prima edizione si ricorderà per un timido ma deciso passo verso la riconoscibilità, oltre un piccolo ambiente, di un movimento artistico che è rimasto sotterraneo per troppo tempo, e ora ha bisogna di residenza, di esistenza al di fuori di sguardi usuali. In questo la grande scommessa, e in questo una vittoria: al di là della percezione di operatori, italiani o stranieri, la cui validità è suscettibile di variazione (se al posto di questi operatori ce ne fossero stati altri magari avrebbero avuto reazioni opposte…), il vero cardine che scioglie questa Vertigine nel più solido equilibrio, è stato la risposta del pubblico che ha accolto con fiducia qualcosa che non conosceva e ha trovato il modo di apprezzarlo (dati ufficiali alla mano, un piccolo confronto: l’Otello di Gaetano Ventriglia – Rialtosantambrogio 2008, l’ho visto con tre persone; Vertigine 2010 eravamo in 300 a riempire la sala Petrassi…).

Finisce un festival, dunque, resta la piacevolezza di aver calcato i corridoi dell’Auditorium come fossi a casa mia, come fossi nel mio teatro, perché attorno c’era qualcuno che, al pari di me, aveva davvero voglia che tutto questo accadesse. E che accada allora, di nuovo, per la Vertigine di un brivido ancora.

Simone Nebbia

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Comments
  • Daniele Timpano 10 marzo 2010 at 15:27

    a volte la prevedibilità è figlia anche della prevedibilità.

  • Simone Nebbia 11 marzo 2010 at 03:07

    Vedi Daniele, apprezzare un lavoro non significa svalutarne altri. Ho amato, personalmente, il tuo spettacolo ma mi limito, da cronista, a cercare di capire le valutazioni di una giuria di 35 operatori stranieri. Giusta o sbagliata che sia. A me, del resto, il lavoro di Babilonia piace. E non credo sia prevedibilità di giudizio figlia della prevedibilità artistica. Forse per i giurati che non hanno una percezione del territorio. Ma non per me.

  • Andrea Pocosgnich 12 marzo 2010 at 01:50

    Va bene allora a ognuno il suo, vi propongo di vuotare il sacco e di dire secondo voi chi meritava il malloppo, chiaramente gli artisti non possono autovotarsi.

    Inizio io, io avrei votato, avrei votato……un po di suspense…FIBRE PARALLELE.

    Forza, avanti un altro…

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