Questa recensione fa parte di Cordelia di settembre 26

Quanto è realmente libera la nostra corsa? Sospesi in un crescendo non enfatizzante, trattenuto a sorsi in articolate sequenze coreografiche, osserviamo la messinscena del naufragio di Samia Yusuf Omar. Questa tragedia del 2012 radica nel coreografo la volontà di ragionare sulla direzione dei desideri e, allora, del correre incessante e collettivo. Se da una parte essi ci rendono comunemente umani dall’altra ci mostrano quanto, a volte, ci sia chi viene ingiustamente lasciato alla deriva. A causa di logiche ancora tanto incomprensibili – e, in realtà, inaccettabili – si annega, si interrompono sogni, si spezzano vite. Adriano Bolognino non ripercorre la biografia di Samia, utilizza piuttosto la sua storia per danzare ciò che resta del suo gesto: la corsa come atto di puro desiderio, ostinazione, possibilità. A sipario ancora chiuso e al buio, i performer – per questa nuova versione cinque donne e un uomo – corrono sul posto ma con convinzione verso la platea che li attende. Un’immagine semplice diviene, in questo modo, dichiarazione d’intenti. In un primo momento il loro passo non avanza ma è deciso, i loro corpi acquisiscono via via spessore, si sporgono in avanti, arrivano poi oltre il proscenio con gesti determinanti. La libertà – di continuare, forse, anche solo a desiderare – è ricercata già dall’incipit, nella cifra stilistica – inconfutabilmente riconoscibile – del coreografo che ancora una volta alterna tecnica e precisione a stasi, resistenza muscolare a dinamismo e fluidità. Guidati dalla partitura musicale di Vito Pizzo, i vari duo, come gli ensemble e le diagonali che costruiscono in scena, manifestano una precisione tale da impressionare. Il corpo dell’atleta somala diventa geometria plurale e armonica, incarnato da sei figure impegnate a danzare la vita che precede quella corsa che ci determina, insieme ai desideri che scegliamo e ai limiti che ci vengono imposti. Ecco, alla (e oltre la) fine, insinuarsi una tensione radicale, una vibrazione profonda. (Sara Raia)
Visto al Teatro Trianon Viviani Concetto e coreografie Adriano Bolognino assistente Rosaria Di Maro / 6 danzatori / durata 60 min / costumi Rosaria Di Maro, Andrea Bolognino / musiche originali di Vito Pizzo e A Winged Victory for the Sullen, Adios / luci Gianluca Sacco / produzione Centro Nazionale di Produzione della Danza – Körper (IT) / coproduzione Rum för Dans / ORSOLINA28 (IT) / con il supporto di MiC – Ministero della Cultura (IT) / Regione Campania IIC Colonia / Staatstheater Darmstadt – Hessisches Staatsballett NID Platform











