Questa recensione fa parte di Cordelia di ottobre 26

È un barocco nomade quello di Dewey Dell, nelle forme di una variazione elettroacustica dell’opera di Henry Purcell, Dido and Aeneas, visto in anteprima a FOG per Triennale di Milano. Dietro c’è Demetrio Castellucci, che elabora tutto un nuovo (bellissimo) mondo sonoro, che anche contiene per frammenti e rovine l’opera suddetta (la voce di soprano registrata è di Benedetta Zanotto), ma la estende proprio come in un viaggio nel tempo e nello spazio, in una sorprendente e riuscitissima gara musicale. La scansione della vicenda è conservata, con tanto di proiezione dei sopratitoli sull’arco scenico sia degli atti (tre) e sia dei lacerti del libretto (ibrida costellazione, ed è strategia barocca), proprio come per un riadattamento dell’Aida o di una Semiramide. In scena, fin da sùbito, una vera esplosione di forme e di segni, in un clima algido e incenerito, contrastato da impeti e scossoni, di corpi e di materia (tempeste, nubi, rocce, lava…). Le responsabili di tanto «cataclisma» scenico e scenografico e coreografico sono Agata Castellucci, Teodora Castellucci e Vito Matera. In uno spazio che mescola terra e cielo, la solidarietà tra le due sorelle (Didone e Belinda) si rafforza nonostante le nubi e gli elementi che tra loro si frammezzano (in scena si aggiungono, come pilastri dell’azione mutevolissima, Alberto Galluzzi, Trevor Louw e Francesca Siracusa). L’Enea che deambula curvo e nervoso, selvaggio e semi-autistico, sembra più un malinconico Sisifo che si porta sulle spalle tutto il peso del mondo (immagino sia quello della sua missione: uomo schiaciato dagli obblighi e dai debiti con mezzo Olimpo…). A un certo punto compare pure Atteone che guarda malcapitato Diana al bagno e viene poi sbranato dai cani per punizione (quale verità ha contemplato?). Infine, Didone (abbandonata dal disgraziato troiano) si uccide col veleno perché stramazza con la lingua tutta verde. Il lavoro attende certo una scansione più compatta e senza cadute nelle transizioni, ma è solo un problema di organizzazione scenotecnica, qui certo imponente: vero è che Dewey Dell hanno perfettamente intuito che nel dramma barocco la storia è un inutile, abbietto affacendarsi di intrighi, nel loro indifferente divenire, tra terra e cielo. (Stefano Tomassini)
Visto alla Triennale, Fog festival, Regia: Agata Castellucci, Teodora Castellucci, Vito Matera Con: Agata Castellucci, Teodora Castellucci, Alberto Galluzzi, Trevor Louw, Francesca Siracusa Musiche originali: Demetrio Castellucci Coreografia: Agata Castellucci, Teodora Castellucci Drammaturgia, scenografia e disegno luci: Vito Matera Assistente alle luci: Isadora Giunti Voce soprano: Benedetta Zanotto Costumi: Dewey Dell, Guoda Jaruševičiūtė Realizzazione scena: Laboratorio scenografia Pesaro di Lidia Trecento Organizzazione: Valeria Fărîmă Tecnici di tournée: Lorenzo Crippa, Alessio Ruscelli Produzione: Dewey Dell Coproduzione











