Questa recensione fa parte di Cordelia di aprile 26

Nei ricordi di Carlo (Carlo Durante) che, in tempo reale, vengono disegnati e proiettati su uno schermo posto al centro della scena, la maestra aveva le scarpe dello stesso colore delle stelle; il vestito e i capelli, invece, si confondevano con il candore della panna e della neve. Mentre il cielo, osservato dai vetri delle finestre della scuola, non rappresentava soltanto una porzione di infinito da contemplare, ma soprattutto uno spazio immaginifico di continua scoperta. È nel costante dialogo tra parola e immagine, tra realtà e fantasia, che ravvisiamo la vibrante necessità del teatro di abitare, anche attraverso le profonde corrispondenze tra arte e vita, territori di grande fascinazione. Ed è proprio la possibilità di trasformare i momenti di un quotidiano stare in occasioni di meraviglia a divenire una questione centrale in Cielo, lo spettacolo che Teatro Koreja porta in scena, in collaborazione con Babilonia Teatri, e che debutta al festival Contemporaneo Futuro. La storia di Carlo è una storia come tante, a cui va il merito di riuscire a restituire, mediante elementi di riconoscibilità, il valore di una memoria sensibile e universale. L’arte diviene strumento di formazione e di comunicazione che affonda le sue radici nel linguaggio pre-verbale: «quando ero felice disegnavo, anche quando ero triste, e quando c’era qualcosa che non volevo dimenticare». Un invito a riempire gli spazi bianchi con i colori, le avventure e i protagonisti di un’infanzia indomita e coraggiosa. Anche grazie al coinvolgimento dei giovanissimi spettatori, prende vita il gioco del riconoscimento delle forme che le nuvole assumono, di volta in volta, attraverso lo sguardo curioso di ognuno. Aerei, dinosauri, pesci, e altri innumerevoli oggetti e animali popolano il cielo, luogo di stupore e di esplorazione. Ma anche di conoscenza, quando il viaggio intrapreso diventa motore di ricerca per la riconquista della propria storia, di cui il corpo poetico e i movimenti lievi di Silvia Ricciardelli divengono depositari, e ci ricordano che il teatro, come la vita, è lì, «a dieci passi di giraffa dalla luna». (Giusi De Santis)
Visto al Teatro India. Uno spettacolo di Teatro Koreja in collaborazione con Babilonia Teatri; Di: Valeria Raimondi, Enrico Castellani; Cura: Valeria Raimondi; Parole: Enrico Castellani; Con: Carlo Durante, Silvia Ricciardelli; Coordinamento artistico: Salvatore Tramacere; Tecnica: Mario Daniele: Organizzazione e tournée: Silvana Pollice










