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HomeCordelia - le RecensioniCIELO (Teatro Koreja, Babilonia Teatri)

CIELO (Teatro Koreja, Babilonia Teatri)

Questa recensione fa parte di Cordelia di aprile 26

ph Antonio Giannuzzi

Nei ricordi di Carlo (Carlo Durante) che, in tempo reale, vengono disegnati e proiettati su uno schermo posto al centro della scena, la maestra aveva le scarpe dello stesso colore delle stelle; il vestito e i capelli, invece, si confondevano con il candore della panna e della neve. Mentre il cielo, osservato dai vetri delle finestre della scuola, non rappresentava soltanto una porzione di infinito da contemplare, ma soprattutto uno spazio immaginifico di continua scoperta. È nel costante dialogo tra parola e immagine, tra realtà e fantasia, che ravvisiamo  la vibrante necessità del teatro di abitare, anche attraverso le profonde corrispondenze tra arte e vita, territori di grande fascinazione. Ed è proprio la possibilità di trasformare i momenti di un quotidiano stare in occasioni di meraviglia a divenire una questione centrale in Cielo, lo spettacolo che Teatro Koreja porta in scena, in collaborazione con Babilonia Teatri, e che debutta al festival Contemporaneo Futuro. La storia di Carlo è una storia come tante, a cui va il merito di riuscire a restituire, mediante elementi di riconoscibilità, il valore di una memoria sensibile e universale. L’arte diviene strumento di formazione e di comunicazione che affonda le sue radici nel linguaggio pre-verbale: «quando ero felice disegnavo, anche quando ero triste, e quando c’era qualcosa che non volevo dimenticare». Un invito a riempire gli spazi bianchi con i colori, le avventure e i protagonisti di un’infanzia indomita e coraggiosa. Anche grazie al coinvolgimento dei giovanissimi spettatori, prende vita il gioco del riconoscimento delle forme che le nuvole assumono, di volta in volta, attraverso lo sguardo curioso di ognuno. Aerei, dinosauri, pesci, e altri innumerevoli oggetti e animali popolano il cielo, luogo di stupore e di esplorazione. Ma anche di conoscenza, quando il viaggio intrapreso diventa motore di ricerca per la riconquista della propria storia, di cui il corpo poetico e i movimenti lievi di Silvia Ricciardelli divengono depositari, e ci ricordano che il teatro, come la vita, è lì, «a dieci passi di giraffa dalla luna». (Giusi De Santis)

Visto al Teatro India. Uno spettacolo di Teatro Koreja in collaborazione con Babilonia Teatri; Di: Valeria Raimondi, Enrico Castellani; Cura: Valeria Raimondi; Parole: Enrico Castellani; Con: Carlo Durante, Silvia Ricciardelli; Coordinamento artistico: Salvatore Tramacere; Tecnica: Mario Daniele: Organizzazione e tournée: Silvana Pollice

Cordelia, aprile 2026

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Giusi De Santis
Giusi De Santis
Giusi De Santis si laurea con lode in Analisi del Film con una tesi su Luis Buñuel, presso la facoltà di Lettere della Sapienza Università di Roma, dove è stata cultrice della materia ‘Teoria e interpretazione del film’ - corso di Laurea in ‘Forme e Tecniche dello Spettacolo’ -, e dove approfondisce gli studi di metodologia e critica sia cinematografica che teatrale. Ha lavorato alla Fondazione Cinema per Roma per quattro edizioni del Rome Film Fest e per la Compagnia Leone Cinematografica nell’ambito del coordinamento della produzione e, successivamente, come story editor e responsabile editoriale. Svolge attività di consulenza artistica e di editing per la realizzazione di podcast e collabora, come membro del comitato scientifico, chair e discussant, alla progettazione e realizzazione di convegni nazionali e internazionali. Ha scritto di cinema e teatro per diverse riviste online, tra cui Frame e Paper Street e, al lavoro di critica cinematografica e teatrale, affianca quello di dramaturg. Dal 2017 collabora con la rivista Left, dove cura anche la rubrica di cinema. Autrice di saggi e racconti, per L’Asino d’oro edizioni ha curato i volumi Infinito Antonioni. Una ricerca rivoluzionaria sulle immagini (insieme a E. Amalfitano, 2024), Fine serie mai (2023), Il cielo della luna (2020).

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