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HomeCordelia - le RecensioniNELLA LINGUA E NELLA SPADA (di Elena Bucci)

NELLA LINGUA E NELLA SPADA (di Elena Bucci)

Questa recensione fa parte di Cordelia di gennaio 26

Nella lingua e nella spada è un melologo, ideato diretto e interpretato da Elena Bucci, dedicato alla storia di Alekos Panagulis e alla memoria che di lui e del loro rapporto ne fece Oriana Fallaci. Non tanto un riadattamento, questo visto al Teatro di Villa Torlonia, quanto un esercizio di rievocazione della memoria, nel rispetto di quella penna affilata che era caratteristica della giornalista e scrittrice e della figura dell’intellettuale e rivoluzionario, che fino alla fine della sua vita si oppose al regime dittatoriale della Grecia dei ‘60. Risuonano durante lo spettacolo domande fondanti che parlano di come sopravvivere a una dittatura, di come questa tratti i propri avversari e se, in questo gioco di potere, sia giusto o meno tentare di compiere atti estremi ー sia pure l’attentato, fallito, al dittatore Papadopoulos; la resistenza alle torture; la fuga, più volte, dalle prigioni; e, su tutti, un pensiero integrale, idealista, che mai cede il passo al compromesso. Bucci racconta, dando vita a l’uno e all’altra, con pulizia di gesto e voce ma niente affatto distante; alle sue parole si accompagna un suono evocativo, che Luigi Ceccarelli compone a partire dalle registrazioni di Michele Rabbia e Paolo Ravaglia; rimandi antichi, accenni polverosi e affaticati. Davanti a una scena essenziale che vede oltre a un intreccio di corde (prigione e poi alcova), un telo su cui arrivano pochi accenni di luce, quasi a isolare i diversi quadri, sono i ritmi incalzanti a fare da contrappunto a quel fermo coatto del corpo che però non rinuncia mai al pensiero critico e che anzi trova nella dimensione di prigionia un luogo di libertà espressiva, a differenza di quel “mondo di fuori” pieno di corruzione, di falsi amici pronti a denunciare alle autorità militari, pure di un amore che rischia la totalizzazione e che, per questo, devia. Eppure, a fine di tutto l’uomo (o Un uomo, come il titolo del romanzo che Fallaci scrisse proprio sulla loro relazione), nella sua purezza di pensiero, che prova a resistere al potere, la cui vita viene schiacciata anche se la morsa è la provocazione a partecipare a una manifestazione, sopravvive nelle nostre vite. (Viviana Raciti)

Visto al Teatro di Villa Torlonia, Roma | elaborazione drammaturgica, regia e interpretazione Elena Bucci, musica in playback di Luigi Ceccarelli, con registrazioni di Michele Rabbia e Paolo Ravaglia, disegno luci Loredana Oddone , cura e regia del suono Raffaele Bassetti, assistente all’allestimento Nicoletta Fabbri, scene Elena Bucci, Loredana Oddone, costumi Elena Bucci, Marta Benini e Manuela Monti, foto Luca Concas, Salvatore Pastore, Patrizia Piccino, documentazione video Stefano Bisulli, si ringrazia il Teatro Comunale di Russi per l’ospitalità, produzione Le belle bandiere, Centro Teatrale Bresciano, Ravenna Festival, Campania Teatro Festival, TPE Teatro Piemonte Europa, con il sostegno di Regione Emilia-Romagna, Comune di Russi, produzione musicale Edison Studio

Cordelia, gennaio 2026

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Viviana Raciti
Viviana Raciti
Viviana Raciti è studiosa e critica di arti performative. Dopo la laurea magistrale in Sapienza, consegue il Ph.D presso l'Università di Roma Tor Vergata sull'archivio di Franco Scaldati, ora da lei ordinato presso la Fondazione G. Cinismo di Venezia. Fa parte del comitato scientifico nuovoteatromadeinitaly.com ed è tra i curatori del Laterale Film Festival. Ha pubblicato saggi per Alma DL, Mimesi, Solfanelli, Titivillus, è cocuratrice per Masilio assieme a V. Valentini delle opere per il teatro di Scaldati. Dal 2012 è membro della rivista Teatro e Critica, scrivendo di danza e teatro, curando inoltre laboratori di visione in collaborazione con Festival e università. Dal 2021 è docente di Discipline Audiovisive presso la scuola secondaria di II grado.

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