Questa recensione fa parte di Cordelia di dicembre 25

Nel 2022 Nicola Lagioia pubblica per Einaudi La città dei vivi, piuttosto che un romanzo un resoconto finemente documentato e narrato (alla maniera di Emmanuel Carrère) del brutale omicidio di Luca Varani, massacrato apparentemente senza motivo da due coetanei sotto l’effetto di droghe, deliri dell’ego, pressione sociale. Lo spettacolo omonimo con la regia e l’adattamento di Ivonne Capece, nel teatro da lei diretto, ci tiene a distanziarsi dalla cronaca: un lungo messaggio ci avverte che questa è un’opera di finzione, quasi un apologo. In effetti i personaggi, ridotti ai tre ragazzi e a un attore più adulto che interpreta i tre padri, somigliano a quelli “in cerca d’autore” di Pirandello, portatori di una tragedia che non ammette vera redenzione. Accanto a un frigorifero e una lavatrice, come nel magazzino di un museo si affastellano frammenti di statue classiche, unico simulacro (oltre alla cadenza degli attori, più o meno pura) di quella “Roma da bere” maledetta e decadente, nel libro accolta come über-personaggio. Sulle statue verranno proiettate in videomapping le figure degli Altri (fidanzate, amici, comunità di quartiere), che fanno da coro sboccato in questa moderna tragedia su violenza, colpa e aporia giovanile. La condensazione permette di far risaltare, nel campo di un testo forse troppo verboso, perle di saggezza che riescono fino a un certo punto a evitare la retorica. Espressa al massimo volume di rabbia e disperazione (che ha sulle orecchie l’effetto stordente di una droga) la vincente scelta epica va poi sfaldandosi nel blocco conclusivo, quando l’ingegnosa scelta di alludere senza mostrare e di trattare la violenza come una peste interna cede alla tentazione di mostrare (mimare?) sia la frenesia da cocaina che l’efferato delitto. Nelle premesse e nel primo svolgimento l’operazione brilla per chiarezza e coerenza compositiva, ma giocare in teatro la partita con il realismo – soprattutto quando c’è di mezzo sesso e/o violenza – è un compito davvero arduo, qui quasi spericolato, di cui non ci resta che apprezzare il coraggio. (Sergio Lo Gatto)
Visto al Teatro Fontana, novembre 2025. Crediti: Liberamente tratto dal romanzo di Nicola Lagioia; regia, video e adattamento drammaturgico: Ivonne Capece; Interpreti: Sergio Leone, Daniele Di Pietro, Pietro De Tommasi, Cristian Zandonella; Interpreti in video: Tindaro Granata, Arianna Scommegna, Pasquale Montemurro, Marco Té, Samuele Finocchiaro, Stefano Carenza, Pietro Savoi, Lorenzo Vio, Ioana Miruna, Penelope Sangiorgi, Barbara Capece, Luigi de Luca, Pietro Gennuso, Giuseppina Manaresi, Olmo Broglia Anghinoni; scene: Rosita Vallefuoco; assistente alla scenografia: Michele Lubrano Lavadera; videomaking e regia video: Ivonne Capece; costumi e concept visivo: Micol Vighi; sound designer: Simone Arganini; assistente alla regia: Micol Vighi; assistente costumista Giorgia Piatta; assistenti volontari: Pasquale Montemurro, Barbara Capece, Luigi de Luca; light designer Luigi Biondi; riprese: Antar Corrado; post-produzione video Domenico Parrino; responsabile di produzione: Nadia Fiorio; responsabile tecnico: Rossano Siragusano; prodotto da: Elsinor Centro di Produzione Teatrale, TPE Teatro Piemonte Europa, Teatri di Bari, Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini, Teatro di Sardegna










