HomeCordelia - le RecensioniTHE BLAKE WORKS (coreografie di William Forsythe)

THE BLAKE WORKS (coreografie di William Forsythe)

Questa recensione fa parte di Cordelia di novembre 25

Foto Brescia Amisano

Torna (quasi) intatta la Serata William Forsythe The Blake Works al Teatro alla Scala di Milano, e il Corpo di Ballo esplode. Così si dà forma a un repertorio, vivissimo. Così si costruisce un’identità di compagnia non schiacciata solo su titoli ottocenteschi, o inseguendo con affanno coreograf*-brand che poi poco lasciano. Come? Liberandola felicemente dall’ossessione del nuovo-a-tutti-i-costi. Facendosi archivio vivente di un passato aperto al presente. Particolarmente vero per Forsythe, che qui prende a piene mani dal suo lavoro pluridecennale, e mescola rimescola e aggiunge e rinnova disseminando ricchezza in un intenso beat che si fa fatica davvero a stare dietro. Qui si prefigura già come dovrà essere danzato nel tempo a venire, la cura che servirà, il sentimento di un futuro forcluso; e sarebbe fare un torto a questo immenso coreografo non assumere questa nostalgia per il passato del balletto che è dappertutto, e che attraversa tutta la serata (dall’apologia della sbarra, alle mise della scuola dell’Opéra), come regressiva (quindi neoclassica, e classicizzabile). Piuttosto che, invece, generativa, perché nel presente è capace di esplorare e innervare la logica delle convenzioni che sono alla base del vocabolario del balletto classico (e delle istituzioni che ne preservano la memoria). Anche attraverso una musica post-dubstep ricca di atmosfere soul del compositore britannico James Blake. Il Prologue d’avvio è del 2023, fu composto per la compagnia scaligera: a rivederlo oggi sembra davvero un feroce apologo sul vuoto ma nella gioia immensa di una ritrovata individualità (qui esplode grandioso Domenico Di Cristo). Segue The Barre Project, del 2021, tutto avvolto nel buio, a una sbarra sospesa nel niente si alternano veloci arrivi e partenze (Maria Celeste Losa e Gioachino Storace sono la differenza, e fanno boom). Blake Work I è del 2016: la decostruzione ora si contiene, le relazioni fra i 14 solisti sembrano imporsi di più ma senza l’obbligo del tempo (ed è finalmente sciolto e spigliato, qui, l’eccezionale Mattia Semperboni). (Stefano Tomassini)
Visto al Teatro alla Scala, Produzione Teatro alla Scala Prima rappresentazione assoluta: Corpo di Ballo del Teatro alla Scala, Teatro alla Scala, 10 maggio 2023 William Forsythe, coreografia, scene e costumi
James Blake, musica Lindisfarne I Stefanie Arndt, supervisione coreografica Coreografia ripresa da Laura Contardi e Massimo Murru Tanja Rühl, luci sui disegni originali di Brandon Stirling Baker. Crediti e cast completi.

Cordelia, novembre 2025

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Stefano Tomassini
Stefano Tomassini
Insegna studi di danza e coreografici presso l’Università Iuav di Venezia. Nel 2008-2009 è stato Fulbright-Schuman Research Scholar (NYC); nel 2010 Scholar-in-Residence presso l’Archivio del Jacob’s Pillow Dance Festival (Lee, Mass.) e nel 2011, Associate Research Scholar presso l’Italian Academy for Advanced Studies in America, Columbia University (NYC). Dal 2021 è membro onorario dell’Associazione Danzare Cecchetti ANCEC Italia. Nel 2018 ha pubblicato la monografia Tempo fermo. Danza e performance alla prova dell’impossibile (Scalpendi) e, più di recente, con lo stesso editore, Tempo perso. Danza e coreografia dello stare fermi.

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