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Insieme riempire il vuoto. Afànisi di Ctrl+Alt+Canc

A breve distanza abbiamo assistito a due repliche di Afànisi, ultimo lavoro dei napoletani Ctrl+Alt+Canc, all’interno dell’edizione di Sansepolcro del Kilowatt Festival 2023 e nella programmazione del Festival Direction Under 30 di Gualtieri, dove lo spettacolo ha vinto il Premio della Critica. Una recensione e un attraversamento del vuoto a due voci.

Progetto vincitore del bando Odio L’Estate 2022 di Carrozzerie n.o.t., Afànisi ha preso corpo nella sala romana per poi vincere una serie di bandi di direzione artistica partecipata, a partire da Up To You a Bergamo fino a Direction Under 30 passando per Kilowatt. In questi ultimi due contesti abbiamo assistito a due tappe di quello che sarà, quasi programmaticamente, un percorso in costante evoluzione. Emblematico è che questo viaggio sia iniziato grazie principalmente a una scelta “dal basso”, dalla platea, quella di alcune delle esperienze di direzione collettiva più vivaci in Italia. 

Afànisi al Teatro Sociale di Gualtieri – Ph Lorenzo Benelli

Sabrina Fasanella: «Non c’è niente e non c’è niente di male». Nel nuovo lavoro di Ctrl+Alt+Canc non c’è niente: né scenografia, né personaggi, né storie. Fedeli al nome scelto per la compagnia nata a Napoli nel 2020, Alessandro Paschitto, Raimonda Maraviglia e Francesco Roccasecca portano avanti una ricerca che resetta l’idea stessa di teatro. «Sappiamo che venire a vedere Afànisi è come andare al bar e non trovare il tavolo, non trovare la tazzina, non trovare il bicchiere, non trovare neanche il bar». Che cosa rimane?

Valentina Vittoria Mancini: Esiste una letteratura da romanzo che fa della pagina scritta un oggetto di riflessione: in base a come il foglio è ordinato con le parole, le pause bianche, l’andamento placido o irruento della punteggiatura, il lettore è indotto a sperimentare l’emozione ancor prima che la sua intelligenza colga la finzione della narrazione. Afànisi è l’ammasso, si immagina considerevole, di pagine e pagine scagliate dal palcoscenico nella mente dello spettatore ignaro della violenza a cui verrà sottoposto. Quelle pagine, Afànisi, sono una cosa; la cosa vuota puntata e inseguita da Paschitto, Maraviglia e Roccasecca, lo spazio vuoto attorno a loro, e la parola vuota incapace di esprimere sensi compiuti.

S.F. Tutto l’impianto dello spettacolo ha come vertice lo spettatore. L’idea non è di chiamarlo in causa per metterlo nei panni di qualcuno, per delegare porzioni di azione o farlo intervenire attivamente sull’andamento o la prosecuzione della messa in scena, come tante altre esperienze di teatro partecipativo hanno fatto. L’idea è piuttosto di «contattarlo e attivarlo», come più volte i tre ripetono al gruppo degli spettatori Visionari, la più longeva esperienza italiana di direzione artistica collettiva nata a Sansepolcro all’interno del festival Kilowatt. Afànisi vuole ricordare allo spettatore che possiede già lo strumento di cui normalmente a teatro fruisce passivamente: l’immaginazione. Così lo spettacolo diventa “per tutti, ma a uno a uno”: incalzati e guidati da una studiata e ritmata drammaturgia, gli spettatori sono chiamati a rispondere dentro di sé a degli stimoli serrati, domande precise e nette in rapida successione.

Afànisi all’auditorium Santa Chiara di Sansepolcro – Ph Elisa Nocentini

V.V.M. Anche i tre attori sul palco sono vuoti: svuotati di quella rappresentazione che a loro competerebbe di mestiere, per farsi semplice tramite per la rappresentazione. «Siamo una rappresentanza e non una rappresentazione», ed è il pubblico, entrato in teatro come cosa vuota, a farsi allora cosa viva. Rispetto al lavoro precedente, ()pera didascalica, dove lo sforzo di svelamento della finzione teatrale investe la figura dell’attore, che si umanizza a tal punto da avere difficoltà a compiere il minimo gesto, questa volta l’onere di riempire il vuoto lasciato dall’attore estraniato dalla finzione tocca allo spettatore.

S.F. Il tempo di reazione è limitato: il gioco è partito e possiamo scegliere in ogni momento dove posizionarci rispetto a esso: se dentro, fuori, sopra o sotto. In ogni caso quello che ci viene chiesto è di fare una scelta, anche in negativo. Non c’è infatti niente di pronto da guardare, ci siamo solo noi stessi, con i nostri ricordi, le nostre vite intime, i pensieri mai pensati, i sogni dimenticati, i tabù della coscienza. E non dobbiamo rivelarli ad altri che a noi stessi: i tre attori in scena ci accompagnano, con i loro corpi delineano quel vuoto che sta a noi riempire, tratteggiandone i confini, facilitando l’incarnazione di quei pensieri.

Afànisi al festival Up to You di Bergamo – Ph Carlo Valtellina

V.V.M. Nel momento in cui al pubblico viene concessa la possibilità di familiarizzare col vuoto e di capire come con esso si possa interagire, e quindi di comprendere il meccanismo, questo viene stimolato a farsi parte attiva e determinante della rappresentazione. «Fate apparire qui la prima persona che vi viene in mente. Non importa chi. Ora immaginatela morta»; «Adesso visualizzate un incidente»; «Adesso qui, proprio qui, una scena di caccia». Sul palcoscenico non apparirà nient’altro che ciò che viene intimamente elaborato, finto proprio perché è sul palco. Tutto quello che avviene sotto i riflettori è finto: ogni quadro che prende vita per gioco, per sfottò e provocazione, a un ritmo di sincope non esiste davvero; appaiono la soubrette, gli amanti, il folle omicida o i lottatori mascherati, e un attimo dopo spariscono in un nulla di fatto, senza che la loro presenza abbia davvero influito sulla vita di qualcuno. Perché, d’altra parte, una cosa finta dovrebbe influire tanto? Lo spettacolo prende la forma di un’esercitazione collettiva sulla costruzione di uno spazio sicuro di creazione e condivisione: esattamente come gli attori interagiscono tra loro in virtù della rappresentazione, anche il pubblico, entrato a pieno titolo nella finzione del teatro e nella conoscenza dell’esistenza regolatrice delle pagine scritte, deve sforzarsi di emulare la dinamica e di stare con convinzione all’interno della scrittura. Nel cedere tanta responsabilità c’è un atto di estrema cura.

Afànisi al Teatro Sociale di Gualtieri – Ph Lorenzo Benelli

S.F. «Questa pièce funziona al contrario: quando noi ci interrompiamo, voi vedete». Scegliete cosa vedere e cosa fare di quello che vedete. Usate gli altri e fatevi usare, siamo tutti materiale per l’immaginazione. L’afànisi dei Ctrl+Alt+Canc è intesa nell’accezione psicanalitica lacaniana della sparizione del soggetto davanti alla sua rappresentazione, «poiché nessun significante è in grado di rispondere in modo esaustivo alla questione del suo essere». Allora sparire equivale a moltiplicarsi, il vuoto della scena coincide con il pieno strabordante delle possibilità. Siamo noi spettatori a decidere i limiti e i confini di questo esercizio. Se decidiamo di abbandonarci al gioco, ci ritroviamo in compagnia degli scherzi della nostra mente. Ma non siamo soli: i tre sul palco sono solo attori, strumenti, con un preciso copione scritto. Non personaggi, ma persone in carne ed ossa, in quanto tali sono uguali a noi, nella stessa condizione, fatti delle stesse fibre e con gli stessi timori, pulsioni, desideri di relazione. In un salto netto, a metà spettacolo, il gioco guidato diventa agito. Quel susseguirsi schizofrenico di immagini diventa concreto nei loro corpi, in una vorticosa sequenza mixata di situazioni, posizioni, gesti che si allargano invadendo lo spazio teatrale senza la preoccupazione del palcoscenico, rispondendo agli stimoli del luogo, sconfinando, aprendo una porta (che a Sansepolcro era una vera porta di fondo palco) sulla realtà e sulla sua possibilità di essere, di incarnarsi. Come a dire: è possibile, persino necessario tramutare in esperienza reale la fantasticazione. Fino a un approdo calmo, buio, silente in cui raccogliere noi stessi, ormai contattati dalla nostra stessa facoltà immaginifica. «Se tutti gli spettacoli belli ci lasciano qualcosa» – o in senso ampio, se l’esperienza della bellezza ci lascia sempre in eredità qualcosa – «in questo caso quel qualcosa riguarda me: sono io la cosa che mi è rimasta». Rimaniamo solo noi, gli stessi cui poco dopo applaudiremo, gli stessi che verranno applauditi dagli attori: noi, unici responsabili di una possibilità alternativa di agire nel mondo o almeno di guardarlo.
Una possibilità, certo: perché Afànisi è un gioco cui non si deve giocare per forza. Paschitto e i suoi colleghi lo sanno bene: «È uno spettacolo che nasce monco, che di per sé non potrà mai fare goal per tutti. E questo mi fa molta dolcezza, non sarà mai un capocannoniere, sarà sempre un buon centrocampista», dice Raimonda Maraviglia agli spettatori Visionari del festival Kilowatt, tra critiche appuntite ed entusiasmi convinti.

Afànisi al Teatro Sociale di Gualtieri – Ph Lorenzo Benelli

V.V.M. Dopo una lunga residenza a Carrozzerie n.o.t., ripetuti test con platee diverse e persino una replica di piazza in provincia, lo spettacolo ha debuttato al Campania Teatro Festival prima di arrivare a Kilowatt. Pochi giorni dopo, la Compagnia si confronta con la platea giovanissima del festival Direction Under 30 di Gualtieri (aggiudicandosi il Premio della Critica), non senza qualche difficoltà. All’interno di un programma dove una strabordante (e apprezzata) visione egoriferita diventa la cifra stilistica che mina il senso delle immagini e ne appiattisce le profondità, Afànisi è l’assillante ma essenziale quesito sulla ricerca di un senso. «Io non ho percepito davvero cura nello spettacolo. Non capisco perché ho dovuto fare quello che mi hanno chiesto. Tra l’altro non ci sono riuscita sempre. Mi sono sentita abbandonata; non è stato piacevole. Non è vero che lo spettacolo è mio, come loro hanno affermato. Non ho potuto partecipare», queste le parole di una spettatrice, rossa in viso per aver confessato la propria frustrazione. Ed effettivamente è in questo la violenza dirompente dello sforzo, si potrebbe dire fisico, quasi improbo che viene chiesto di compiere. Quello che ha sperimentato non può essere valutato. In quanto parte del gruppo – pubblico, l’individuo – lo spettatore non è davvero indispensabile; in questa consapevolezza trova spazio per immaginare libero da qualunque preconcetto, e in armonia con chi è vicino: così nasce una vivida, e questa sì indispensabile, intelligenza collettiva. La spettatrice però non si è convinta e continua a guardare incerta, e forse imbarazzata. E ignora quanta fiducia sia stata invece riposta nel suo sguardo, qualunque direzione prenda, o non prenda.

Afànisi al teatro Sociale di Gualtieri – Ph Lorenzo Benelli

S.F. Lo spettacolo ha un andamento ondivago ed è in costante divenire, per arrivare a una forma che possa non necessariamente funzionare con tutti, ma lasciar fuori meno spettatori possibile. È per certi versi spiazzante darsi conto di quanto poco spazio ci conceda il mondo iperconnesso e virtuale per allenare l’immaginazione, bombardati come siamo di realtà, di tempo reale, dove tutto è raggiungibile nella sua immanenza. Anche il teatro è sempre più affollato di storie in prima persona, di testimonianze, di autofiction. L’abitudine all’ascolto ci fa trovare impreparati davanti a chi ci chiede di far muovere un oggetto nello spazio, darvi un nome e una voce, sognare ma seriamente, dettagliatamente. C’è sempre il rischio dunque che chi assiste ad Afànisi – praticamente in senso lato protagonista, regista e autore dello spettacolo – decida di non mettersi in gioco, di sottrarsi all’esperienza o di ribellarsi a una condizione inattesa, scomoda, straniante per certi versi, persino dolorosa. Questa potrebbe essere considerata una debolezza della messa in scena. Ma forse costituisce la forza della proposta.

V.V.M. Questo senso di fiducia, di affetto, di cui il pubblico del teatro viene investito, ricorda lo stesso rivolto dagli occhi gentili e complici del Guglielmo Speranza di Eduardo de Filippo ne Gli esami non finiscono mai; la dedizione di quel “prototipo di vita” con cui accompagna i propri ascoltatori, diventati sua spalla nella scena, verso le verità più profonde taciute tra tante parole inutili e menzognere: quando la verbosa finzione viene finalmente svelata, Speranza si limita a guardare ammiccante e muto verso di noi perché solo noi sappiamo cosa è vero e cosa no.

Sabrina Fasanella Valentina V. Mancini

Kilowatt Festival, Sansepolcro; Direction Under 30, Gualtieri – Agosto 2023

AFÀNISI

uno spettacolo di Ctrl+Alt+Canc
con Alessandro Paschitto, Raimonda Maraviglia, Francesco Roccasecca
testo e regia Alessandro Paschitto
produzione Ctrl+Alt+Canc
spettacolo vincitore L’italia dei Visionari 2023 – Kilowatt Festival, Up to you festival, Odiolestate 2022 – Carrozzerie n.o.t, Intercettazioni 2022 – Circuito Claps Lombardia,
finalista Verso Sud 2022 e semifinalista al Premio Dante Cappelletti 2022 e Scenario 2021

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