Rimbambimenti di Andrea Cosentino, la commozione di vedersi vivere

Recensione. Rimbambimenti, il nuovo spettacolo di Andrea Cosentino, visto a Carrozzerie Not, con la produzione di Cranpi. Presentato come “Un ted talk senescente in salsa punk (dalla fisica quantistica all’Alzheimer)”. In scena anche il 18 novembre al Teatro La Fenice di Arsoli.

Ritaglio da Foto Laila Pozzo

C’è qualcosa di intangibile e inafferrabile che è la base però delle nostre esistenze, come un corso d’acqua sul quale le nostre vite scorrono, ciò che lasciamo indietro non torna. Il tempo naturalmente ci invecchia, come una lama affilatissima lentamente recide i ponti che abbiamo con la realtà. Lo dice bene Andrea Cosentino in uno dei primi affondi comici del suo nuovo spettacolo, Rimbambimenti, presentato a Carrozzerie Not. «Sono anni che mi alleno a fare il vecchietto. Tra una ventina sarò perfetto». Questa battuta non è centrale solo per comprendere l’inventiva comica, è anche uno dei meccanismi che l’autore innesca per smontare la rappresentazione, bloccare il gioco teatrale e puntare il dito verso gli ingranaggi, dicendo al pubblico “guardateli, ridetene, non sono nulla di sacro e speciale in fin dei conti”. Ma a ben vedere questo bombardamento della quarta parete Cosentino lo mette in scena da anni e scambieremmo il dito per la luna (per mettere in mezzo un’altra immagine cara all’attore abruzzese) se dicessimo che questo è il cuore del discorso. Qui la vertigine è un’altra, e non c’è neanche una storia a cui potersi aggrappare, perché ci si arrampica su una serie di riflessioni che cominciano con i rimbambimenti del morbo di Alzheimer e terminano con i buchi neri. Eppure quello che emerge, nonostante la libertà e l’anarchismo del discorso comico è l’uomo nella sua solitudine primigenia. Come se il tempo fosse una corsa in discesa a capofitto, e alla fine potessimo vedere un leggero riverbero di noi stessi da giovani.

Foto Laila Pozzo

Cosa accade quando si perde la cognizione del tempo, la memoria, gli appigli al reale? «Bisogna rifondare il linguaggio», afferma Cosentino citando probabilmente il suo caro Artaud, che appariva proprio sotto forma di pupazzo in un suo spettacolo di qualche anno fa. E anche qui c’è un pupazzo: è un vecchio scienziato (il volto è quello dell’autore invecchiato e un po’ somiglia anche a Woody Allen), Cosentino gli presta voce e movimento manovrandolo da dietro ma rimanendo ben visibile. Perché, appunto, ormai lo sappiamo, non gli interessa far finta di sparire anzi, forse in questi casi è proprio la presenza ad essere sottolineata finché, come in un gioco di specchi, sarà lo stesso pupazzo a ribadire la portata surreale della propria esistenza affermando di essere esso stesso a prestare la voce al manovratore. Un cerchio rosso definisce lo spazio sul pavimento, dietro al protagonista la grande scritta RIMBAMBIMENTI, alla nostra destra Lorenzo Lemme con il suo desk per le musiche e gli effetti con cui dare corpo sonoro (insieme alla tromba dell’autore) allo scorrere “circolare” del tempo. Cosentino con questo nuovo spettacolo è tornato alle note emotive di certi suoi capolavori precedenti (come Primi Passi sulla luna) più vicini alla narrazione, con un linguaggio ormai influenzato dai passaggi successivi, quelli in cui venivano tagliati i ponti non solo con le storie ma anche con la logica e la razionalità per dare l’artista in pasto al pubblico e alla serata, senza rete, come accadeva in Kotekino Riff. D’altronde sono inesauribili i giochi, le situazioni, le sottolineature comiche e le immagini (divertente e inquietante quella da 2001 Odissea nello spazio con il computer Hal 9000 che ha maturato l’istinto assassino) attraverso le quali si compone il discorso. E la sua edificazione – tutt’altro che lineare, ma rispondente a una crescita proteiforme – appare di fronte a noi, escrescenza dopo escrescenza, fin quando l’intera realtà in cui siamo immersi, questa autunnale serata in una ex carrozzeria trasformata in spazio scenico, viene completamente colonizzata da parole e immagini che, lentamente, aprono un buco nero in cui niente in realtà ha a che vedere con la fisica quantistica, ma molto con  i nostri più fragili sentimenti. Tutti ne siamo attirati, qualcuno di più, qualcuno di meno, qualcun altro si sporge per guardare da fuori. Dentro ci ritroviamo il vecchio scienziato, non è più il pupazzo che parla con il proprio manovratore ma è il vecchio uomo che si rivolge a quello ancora giovane, il vecchio si chiede cosa ci sia nel buco nero: c’è tutto, c’è anche la giovinezza, ci sono tutti i nostri ricordi e c’è pure la vecchiaia.

Andrea Pocosgnich

Roma, Novembre 2022, Carrozzerie Not

RIMBAMBIMENTI
di e con Andrea Cosentino
drammaturgia sonora e musica dal vivo Lorenzo Lemme
progetto scenico Paola Villani
realizzazione marionetta A e B
luci Raffaella Vitiello
costumi Anna Coluccia
aiuto regia Alessandra De Luca
collaborazione artistica Michela Aiello, Rita Frongia, Giulio Sonno, Margherita Masè
produzione Cranpi
con il contributo di MiC – Ministero della Cultura
con il sostegno di Fortezza Est

Andrea Pocosgnich è laureato in Storia del Teatro presso l’Università Tor Vergata di Roma con una tesi su Tadeusz Kantor. Ha frequentato il master dell’Accademia Silvio D’Amico dedicato alla critica giornalistica. Nel 2009 fonda Teatro e Critica, punto di riferimento nazionale per l’informazione e la critica teatrale, di cui attualmente è il direttore e uno degli animatori. Come critico teatrale e redattore culturale ha collaborato anche con Quaderni del Teatro di Roma, Doppiozero, Metromorfosi, To be, Hystrio, Il Garantista. Da alcuni anni insieme agli altri componenti della redazione di Teatro e Critica organizza una serie di attività formative rivolte al pubblico del teatro: workshop di visione, incontri, lezioni all’interno di festival, scuole, accademie, università e stagioni teatrali.   È docente di storia del teatro, drammaturgia, educazione alla visione e critica presso accademie e scuole.

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