Calderón e il sogno lucido di Fabio Condemi

Recensione. Calderón diretto da Fabio Condemi (Premio Ubu 2021 per la miglior regia con La filosofia nel boudoir) ha debuttato al Teatro Arena del Sole di Bologna. Repliche al Teatro Lac di Lugano 22 e 23 novembre 2022

Foto Luca Del Pia

Nella moltiplicazione – quasi da assuefazione – della mitologia pasoliniana, in questo centenario dalla nascita, l’operazione voluta a Ert da Valter Malosti (in collaborazione con Giovanni Agosti) sul teatro del poeta di Casarsa, Come devi immaginarmi, è invece un progetto necessario, teso a misurare le possibilità sceniche delle pagine teatrali. La scrittura drammaturgica arrivò quando l’autore si trovava bloccato a letto per una malattia, tra il ‘66 e il ‘67 e Calderón è l’unico testo pubblicato mentre Pasolini era ancora in vita; il 1968 è l’anno del manifesto pubblicato su Nuovi Argomenti: un testo di certo radicale e senza freni o accomodanti vie di mezzo, ma che a leggerlo ora appare tutt’altro che illuminante anche rispetto a quell’epoca, nell’Italia in cui le avanguardie teatrali rifondavano linguaggi, sistemi di produzione e con il convegno di Ivrea del ‘67 chiudevano un ciclo.

Foto Luca Del Pia

Molto più interessante la produzione drammaturgica delle righe destinate alla teorizzazione del teatro per i “gruppi avanzati della borghesia”; affondi, questi del manifesto, che invece hanno senso come sequenza di piccole e ironiche provocazioni rispetto al teatro italiano di quei decenni.

Naturalmente però per affacciarsi al teatro di Pasolini bisogna dare per acquisito lo slancio verso il teatro di parola, che era il perno, rispetto alle forme, di quel manifesto: «Venite ad assistere alle rappresentazioni del “teatro di parola” con l’idea più di ascoltare che di vedere (restrizione necessaria per comprendere meglio le parole che sentirete, e quindi le idee, che sono i reali personaggi di questo teatro)», scriveva al punto numero 8. Perché è nei fiumi di poesia teatrale che vanno ricercate le tensioni umane e sociali che interessavano all’autore.

Foto Luca Del Pia

Aveva ragione Fabio Condemi quando in questa nostra conversazione utilizzava la parola “enigma” a proposito del Calderón di Pier Paolo Pasolini. C’è un mistero che abita tra quelle parole pubblicate nel ‘73 dal più ingombrante tra gli intellettuali del nostro Novecento: il testo di partenza è La vita è sogno di Pedro Calderón de la Barca e in un gioco di rimandi nel testo di Pasolini ritroviamo il tema del sogno (oltre che i personaggi) e il nome del più grande autore di autos del Seicento spagnolo, Calderón. E poi c’è quel dipinto, Las Meninas di Velasquez: il pittore andaluso era contemporaneo del drammaturgo del Siglo de oro.

Foto Luca Del Pia

Questa ricorsività di temi, immagini e colpi di specchio è centrale anche nella visione di Fabio Condemi, il quale al celebre quadro dà sostanza teatrale, con gli attori e le attrici vestiti con bellissimi abiti di carta (realizzati da Gianluca Sbicca) e posti dietro a una griglia incorniciata, dunque prigione e mappa per il disegno al contempo, ma anche membrana che separa la realtà dalla sua rappresentazione. «Se questo è un sogno non serve che a rendere più reale la realtà», afferma Michele Di Mauro nei panni di uno dei cortigiani intrappolati  nella finzione pittorica di Velasquez.

Siamo nella Spagna di Franco, anni Sessanta, Rosaura è una giovane in una famiglia agiata e borghese, Sigismondo una sorta di avventuriero antifascista di cui la giovane si innamora prima di scoprire di essere sua figlia… potrebbe sembrare la trama di un melodramma se non ci fosse la poesia di Pasolini e quella tensione interrogativa verso la realtà e le sue infinite messinscene, tra idealismo e contestualizzazione storica e sociale, in un continuo tentativo di sondare la relazione tra l’uomo, la propria etica e il potere.

Foto Luca Del Pia

Rosaura cade, da un sogno all’altro (cresce e cambia, tre le attrici utilizzate), precipita: nell’ultimo allestimento visto sui palchi italiani, quello di Lombardi/Tiezzi di qualche anno fa, veniva abilmente accentuato questo tratto onirico; nella regia di Condemi tutto è nei dialoghi, nella ricerca attorale, nel tentativo di far suonare il verso pasoliniano, mettendo in evidenza le contraddizioni a cui ambiva il poeta, le riflessioni politiche. I costumi e la scena – nel suo insieme di architetture modulari, nei complementi di arredamento anni Sessanta, nel legno a vista – sono segnati dal quel pulito e funzionale minimalismo a cui il giovane regista ci ha abituato (con la collaborazione di iconografica di Fabio Cherstich) e poi c’è un cast ricco di talenti (Valentina Banci, Matilde Bernardi, Carolina Ellero, Nico Guerzoni, Omar Madé, Caterina Meschini, Elena Rivoltini, Giulia Salvarani, Emanuele Valenti) sia tra i più esperti che tra i più giovani, guidato dagli straordinari Marco Cavalcoli e Michele Di Mauro protagonisti di uno scambio finale suggestivo per tecnica e tensione emotiva.

Foto Luca Del Pia

È un lavoro lungo, faticoso a momenti, per l’attenzione che il testo richiede in certi affondi filosofici e politici – d’altro canto la vicenda viene quasi didatticamente ambientata da Pasolini nei tre mondi sociali: quello aristocratico, quello borghese e quello proletario – dai quali però Condemi riesce abilmente a strattonarci via attraverso la creazione di altre scene splendide, come quella in cui Rosaura al suo ennesimo risveglio si ritrova poverissima e costretta alla prostituzione: qui Carolina Ellero e Nico Guerzoni ci trasportano, con momenti di commozione, quasi nel proletariato dei Ragazzi di vita. Oppure quando l’evocazione dell’olocausto nel finale viene preceduta da flash attraverso i quali le immagini dei campi di concentramento, ancora una volta, sono come un brutto sogno vissuto sotto le palpebre; poi nelle parole di Rosaura appaiono bandiere rosse di liberazione, prima che Basilio (d’altronde è lui il Potere) annichilisca ancora una volta la speranza, «[…] di tutti i sogni che hai fatto o che farai / si può dire che potrebbero essere anche realtà. / Ma, quanto a questo degli operai, non c’è dubbio: esso è un sogno, niente altro che un sogno». Così, mentre Di Mauro scandisce parole senza futuro il sipario nero scende chiudendo il sogno e la rappresentazione teatrale.

Andrea Pocosgnich

Novembre 2022, Bologna Teatro Arena del Sole

Prossime date in calendario tournée

Lac Lugano 22,23 novembre 2022

Calderón

di Pier Paolo Pasolini
regia, ideazione scene e costumi Fabio Condemi
con (in o.a.) Valentina Banci, Matilde Bernardi, Marco Cavalcoli, Michele Di Mauro, Carolina Ellero, Nico Guerzoni, Omar Madé, Caterina Meschini, Elena Rivoltini, Giulia Salvarani, Emanuele Valenti
scene, drammaturgia dell’immagine Fabio Cherstich
costumi Gianluca Sbicca
luci Marco Giusti
disegno del suono Alberto Tranchida
assistente alla regia Angelica Azzellini
produzione Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, LAC Lugano Arte e Cultura
in collaborazione con Associazione Santacristina Centro Teatrale
scene costruite presso il Laboratorio di Scenotecnica di ERT

nell’ambito del progetto “Come devi immaginarmi” dedicato a Pier Paolo Pasolini

un ringraziamento a Acondroplasia Insieme per crescere Onlus

foto di scena Luca Del Pia
documentazione video Lucio Fiorentino

Andrea Pocosgnich è laureato in Storia del Teatro presso l’Università Tor Vergata di Roma con una tesi su Tadeusz Kantor. Ha frequentato il master dell’Accademia Silvio D’Amico dedicato alla critica giornalistica. Nel 2009 fonda Teatro e Critica, punto di riferimento nazionale per l’informazione e la critica teatrale, di cui attualmente è il direttore e uno degli animatori. Come critico teatrale e redattore culturale ha collaborato anche con Quaderni del Teatro di Roma, Doppiozero, Metromorfosi, To be, Hystrio, Il Garantista. Da alcuni anni insieme agli altri componenti della redazione di Teatro e Critica organizza una serie di attività formative rivolte al pubblico del teatro: workshop di visione, incontri, lezioni all’interno di festival, scuole, accademie, università e stagioni teatrali.   È docente di storia del teatro, drammaturgia, educazione alla visione e critica presso accademie e scuole.

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