Vecchiette da 12 anni, a San Ginesio, il borgo dell’attore

Nel borgo di San Ginesio l’omonimo Festival, dedicato all’arte dell’attore, arriva alla terza edizione con la nuova direzione artistica di Leonardo Lidi. Inaugurano la settimana di spettacoli, laboratori e incontri, Due vecchiette vanno al Nord di Pierre Notte, con Angela Malfitano e Francesca Mazza.

Foto Ester Rieti

Che curiosi, gli attori. «Faccio il lavoro più inutile del mondo»: non è difficile immaginarlo Marlon Brando pronunciare queste parole, molto probabilmente mascherato di quell’indolenza tutta di maniera che ha caratterizzato il suo personaggio. Accogliendo il cliché dell’attore come effimero, umorale, incoerente, non riuscì a separare il ruolo che quel mestiere gli aveva concesso dal sistema economico, improntato sul soddisfacimento di una qualche utilità, che tanto disprezzava. Così apparentemente al di fuori dalla realtà, l’attore, in realtà, non corrisponde a nessuna categoria quantificabile in termini economici poiché risponde a bisogni che a loro volta non (dovrebbero essere) sono quantificabili. Il Festival di San Ginesio, giunto quest’anno alla terza edizione con la nuova direzione di Leonardo Lidi, si anima dal bisogno di alcuni cittadini di vedere la vita riprendere tra le vie dai profili schermati da armature di legno e acciaio. Un bisogno più che legittimo quello di non sentire il peso dell’abbandono. L’attore, voce che è tante voci e tanti corpi e tante storie, allora viene calato in un contesto di bisogni; si muove liberamente tra quelle vie, entra nella quotidianità delle persone e ne diventa partecipe, contribuendo a rinfrancare tutto ciò che c’è di più degno nella comunità. L’attore contribuisce a rianimare la dignità di chi lo accoglie, acquistandone a sua volta in dignità (per dignità di professione, ad esempio, si deve la scelta di un cartellone di nomi non sempre familiari al pubblico, anche per mettere al corrente quel pubblico dell’importante varietà di scelta che spesso è invisibile negli appuntamenti degli Stabili). Per quanto animato da un senso traboccante di umanità, il mestiere dell’attore è un’esperienza di vita come tante altre; invecchia col corpo di chi l’agisce, si corrobora o si corrompe, e si riempie sempre di nuovi sensi col trascorrere del tempo.

Foto Ester Rieti

Come ogni esperienza, non è fatto di momenti sempre presenti o di continue prime volte: inaugura il Festival la pièce di Pierre Notte Due vecchiette vanno al Nord con Angela Malfitano e Francesca Mazza, che ha una vita (complicata proprio perché succube della dinamica poco logica e sostenibile delle repliche) che si protrae da ben dodici anni. Risultato dal progetto Face à face sostenuto da PAV-Fabulamundi che ha previsto dal 2009 al 2017 lo scambio di nuove drammaturgie tra Francia e Italia per mezzo di traduzioni, pubblicazioni e promozioni di spettacoli, il testo, come è raccontato ai microfoni di Maria Genovese a Radio Frammenti, ha risposto alla necessità delle due attrici di lavorare insieme su due figure femminili protagoniste la cui età matura fosse raccontata con garbata ironia (e che le dinamiche di relazione non si risolvessero nel conflitto, come sempre accade per le figure femminili). Annette e Bernadette sono due sorelle di mezz’età che hanno appena perso la madre; ognuna di loro, in legame con la figura materna, ha il proprio bagaglio di rammarichi e rimpianti, e tra i tanti ricordi emersi appare improvviso quello rimosso del padre sotterrato ben venticinque anni prima, ad Amiens. Alle due tocca imboccare la strada per il Nord e riunire i genitori. Facile intuire quanto può essere affascinante afferrare di anno in anno, sempre meglio, il senso delle parole che vengono pronunciate, quanto può essere interessante vestire sempre meglio abiti che non sono i propri. Nel corso dei dodici anni l’impostazione scenica non è mai cambiata: due coppie di led, una rossa e una bianca, alle due estremità del palco e nel mezzo una struttura rotante; la musica è di enorme compagnia, gli attori di comparsa, fuori scena, sono i grandissimi nomi dei cinema francese degli anni ’60 e ’70. Tutto il contesto (l’ospedale, il cinema, il cimitero, i bar, la discoteca) è costruito per mera evocazione dalla presenza e dalle posture dei due formidabili corpi, capaci di sostenere uno sforzo notevole. L’unica enorme fatica (raccontano, ancora, le due artiste), è quella della memoria, a tratti claudicante nel seguire i ritmi incalzanti e sfrenati dello scambio di battute. Dall’altra parte, i loro personaggi chiedono che vengano mostrate con onestà e gentilezza tutte quelle rigidità e stranezze di carattere, le incoerenze, i ritardatari e spasmodici desideri, il difficile accettare l’età che si ha. Tutto è dolcissimo e incredibilmente vero con quel vago senso di nostalgia.

Foto Ester Rieti

Reale come ogni esperienza, il mestiere dell’attore è suscettibile a ogni movimento, pure brusco, della vita e a esso si adegua. Uno degli spettacoli in programma, Mistero Buffo, previsto per la sera del 19, ha subito uno spostamento del calendario per improvvisi problemi di salute dell’attore in scena Matthias Martelli (riproposto poi alla sera del 24). Lo spirito del Festival non limita il momento dello spettacolo a un semplice evento: vedersi, godere della reciproca compagnia, ritrovarsi a discutere di bellezza, è un impegno a cui non si può venir meno, è una promessa che va mantenuta. Nell’Auditorium di Sant’Agostino Remo Girone, Angela Malfitano, Francesca Mazza, Lino Musella, Michele di Mauro, Caroline Baglioni, i giovani allievi e le giovani allieve della Scuola per Attori del Teatro Stabile di Torino (di cui Lidi è vicedirettore e coordinatore) non si sottraggono al piacere di riunirsi e si esibiscono con letture a loro care sul piccolo palco. Solo per noi, che siamo lì per loro.

 Valentina V. Mancini

Visto a San Ginesio, Macerata- agosto 2022

DUE VECCHIETTE VANNO AL NORD

Di Pierre Notte
Traduzione Anna D’Elia
Con Angela Malfitano e Francesca Mazza
Suono Alessandro Saviozzi
Scenotecnica e luci Paolo Falasca
Didascalie Lorenzo Letizia
Basi musicali Guido Sodo
Grafica Alberto Sarti
Produzione Associazione Culturale “Tra un atto e l’altro”
Con il contributo della Regione Emilia Romagna

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