Forever Young 2022. Dal workshop di visione e critica

Alla Corte Ospitale un nostro workshop di visione e critica teatrale dedicato al giovane pubblico della rassegna Forever Young, in collaborazione con il progetto S-Corte.

Alcuni dei partecipanti del laboratorio, nella sala Giulio Regeni della Corte Ospitale. Foto A. P.

Si è svolta la sesta edizione di Forever Young, due giorni di concorso aperto al pubblico, in cui sono andati in scena i 5 spettacoli (in versioni da 30 minuti) arrivati in finale dolo le selezioni effettuate dalla Corte Ospitale. Una giuria di professionisti del settore ha decretato la vittoria della compagnia Fiore/Rossi. Lo spettacolo Personne. Chroniques d’une jeunesse si è aggiudicato così gli 8000 euro di produzione. Una menzione speciale è andata a Sono felice solo quando lavori della Compagnia Maragoni/Fettarappa/Vila. Inoltre, nel chiostro, si è svolta anche la performance Chiamami, di e con Annamaria Troisi, uno spettacolo per uno spettatore alla volta ispirato a La Voce umana di Jean Cocteau. Fuori concorso anche la mise en espace di Lettre à une seconde mère – Soliloque épistolaire di Constance de Saint Remy e basato sui testi di Simone de Beauvoir (spettacolo vincitore del progetto Premisses, rete franco-belga omologa a Forever Young).

In questo contesto si è svolto il nostro workshop dedicato ai giovani appassionati di Rubiera: per il terzo anno la nostra redazione collabora con La corte ospitale con un percorso dedicato al pubblico. I testi, frutto del lavoro laboratoriale, sono stati pubblicati su TeatroeCriticaLab, un sito dedicato ai nostri laboratoristi, luogo protetto nel quale esercitare sguardo, coscienza critica e scrittura.

Dall’introduzione ai testi creati dai partecipanti al laboratorio:

Per l’edizione 2022 di Forever Young, rinnovato nell’idea centrale che ha visto per la prima volta le compagnie finaliste (giovani ensemble under 35) portare spettacoli in forma di studi da mezzora, abbiamo cercato, anche nel nostro laboratorio, uno sguardo rinnovato e laterale. Omaggiando Peter Brook, recentemente scomparso, siamo partiti da una domanda: il teatro ha a che fare con la vita? Abbiamo rivolto prima la domanda a noi stessi, sondando le nostre esperienze di spettatrici e spettatori e poi l’abbiamo rivolta alle artiste e agli artisti presenti in rassegna. Quando abbiamo capito che il teatro fosse qualcosa di profondamente legato alla nostra vita e non qualcosa di avulso da essa? Quali spettacoli ed esperienze hanno tradotto questa evidenza nella pratica della relazione con gli altri?

Quest’anno nel gruppo, insieme ad alcuni ragazzi tornati dalle scorse edizioni (Marta, Francesco, Noemi, Teresa, Tommaso), si sono aggiunte Giulia e Astrea: alcuni hanno partecipato al progetto S-Corte attraverso il quale hanno avuto modo di incontrare gli artisti durante le prove delle creazioni in concorso; sono tutti studenti ventenni, con gli occhi che guardano in alto e i piedi ben piantati in terra; c’è anche un giovane teatrante di Bruxelles, Remy, che andrà a seguire un seminario in India. Stupiscono per la naturalezza con la quale presentano scelte di vita tutt’altro che semplici: Teresa ci ha raccontato che a breve passerà un lungo periodo in Ecuador per un progetto di Servizio Civile, ne parlava come fosse la cosa più semplice del mondo, mentre con freddezza guidava nel traffico di Reggio Emilia per accompagnarci alla stazione con i minuti contati. Poi ci sono Matteo e India, 19 e 15 anni, alla ricerca di una strada fatta di silente curiosità. Oggi siamo qui tutti insieme a cercare la vita nel teatro, nel privilegio dell’ospitalità, sempre preziosa della Corte di Rubiera.

A partire dalla domanda di Brook abbiamo esplorato gli spettacoli, discutendo e cercando di farli nostri: le cartoline di visione che potete leggere qui sono il frutto finale del percorso laboratoriale. (a cura di Andrea Pocosgnich)

vai alla pagina del workshop con tutti i testi dei partecipanti

Andrea Pocosgnich è laureato in Storia del Teatro presso l’Università Tor Vergata di Roma con una tesi su Tadeusz Kantor. Ha frequentato il master dell’Accademia Silvio D’Amico dedicato alla critica giornalistica. Nel 2009 fonda Teatro e Critica, punto di riferimento nazionale per l’informazione e la critica teatrale, di cui attualmente è il direttore e uno degli animatori. Come critico teatrale e redattore culturale ha collaborato anche con Quaderni del Teatro di Roma, Doppiozero, Metromorfosi, To be, Hystrio, Il Garantista. Da alcuni anni insieme agli altri componenti della redazione di Teatro e Critica organizza una serie di attività formative rivolte al pubblico del teatro: workshop di visione, incontri, lezioni all’interno di festival, scuole, accademie, università e stagioni teatrali.   È docente di storia del teatro, drammaturgia, educazione alla visione e critica presso accademie e scuole.

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