Nella recitazione sta il nodo da sciogliere

Recensione. Il nodo, di Johanna Adams, con Ambra Angiolini e Arianna Scommegna; regia di Serena Sinigaglia. Visto al Teatro Ambra Jovinelli di Roma, poi in tournée da Milano a Bologna.

Foto Azzurra Primavera

Il nodo è un testo del 2012 dell’autrice statunitense Johanna Adams – texana di nascita e newyorchese di adozione – ambientato in una scuola media, qui un’insegnante è sola in aula, finché non entra una donna: una enorme tensione le divide; scopriremo che l’altra è la madre di uno degli alunni di quella classe. Il passato recente diventa protagonista del dialogo e con una spietata tecnica analitica l’autrice lascia emergere lentamente piccoli elementi che accompagnano lo spettatore nella comprensione: qualcosa di tremendo è accaduto al bambino e a quanto pare l’origine va cercata in quella classe. Nell’allestimento in scena al Teatro Ambra Jovinelli di Roma (preceduto dalle repliche in altre città e con numerose date dopo quelle della capitale), nella regia di Serena Sinigaglia, a comparire sul palcoscenico però non sono le quattro mura scolastiche nella loro rappresentazione realistica ma un pavimento convesso, semisferico. I piccoli banchi monoposto dei bambini occupano così una sorta di collina, nella scena di Maria Spazzi; salite faticose e rapide discese che potrebbero fare da metafora alla difficoltà con cui gli studenti abitano quei luoghi e si relazionano agli altri, ma quella sfera è d’altronde anche il mondo, tutto il loro mondo, in cui le fragilità vengono amplificate.

Foto Azzurra Primavera

Gidion’s Knot (il titolo originale porta con se il nome del bambino protagonista) è uno straordinario esempio di dialogo in cui il tragico va ricercato non nell’azione ma nel racconto dei fatti: è nella tensione epica che la tragedia deve lentamente ricomporsi di fronte agli spettatori, come nel caso del messaggero del teatro greco, al quale la tragedia attica affida la responsabilità dell’ineluttabile. Nel dialogo di Adams il tempo del teatro è il tempo della tragedia; eppure, in questo ordito, complesso e puntuale proprio per la coincidenza tra fabula e intreccio, c’è spazio anche per alcune lacerazioni liriche sorprendenti. È evidente ad esempio quando l’insegnante legge il tema a causa del quale il ragazzino è stato sospeso: una storia di violenza e poesia che lascia pensare al Signore delle mosche di Golding o al furente ed erotico immaginario del più crudo Pasolini.

Foto Azzurra Primavera

Insomma, l’opera di Adams è un testo (nella traduzione di Vincenzo Manna e Edward Fortes) da scoprire e vale l’acquisto del biglietto anche per la capacità di connettersi con le questioni del nostro presente relative alla centralità della scuola nella nostra società, all’educazione, al ruolo degli insegnanti; dunque è un peccato non trovare la stessa forza nel piano interpretativo: Arianna Scommegna (qui ha preso il posto di Ludovica Modugno, recentemente scomparsa) è attrice di grande potenza e forse rischia di essere sottomessa al ruolo che la vorrebbe come un’indifesa insegnante a cui è capitato qualcosa più grande di lei, la sensazione è che un’artista come lei potrebbe imprimere anche altro al personaggio; ad Ambra Angiolini invece viene affidato il ruolo centrale, quello che deve dare forma alla drammaturgia e tenere in scacco l’altra donna, ma quei sentimenti, quelle emozioni che dovrebbero vibrare nel corpo dell’attrice per poi trasmettersi al pubblico appaiono per la maggior parte delle volte artificiali, ben confezionati sì, ma con un colore della voce e delle pose a tratti innaturali; quello che vediamo in scena è un tentativo di realismo ma senza naturalezza, nonostante la tecnica messa in campo.

Foto Azzurra Primavera

Obiettivamente Ambra Angiolini non è un’attrice poco versatile o senza talento, altre volte l’abbiamo vista misurarsi sul palcoscenico con efficacia, eppure questo ruolo sembra ancora lontano dalle sue corde; perché quei sentimenti devono essere lancinanti per lo spettatore, come d’altronde lo sono per il personaggio: non è possibile, di fronte a una produzione così importante, avere dei dubbi sulla credibilità delle emozioni espresse. Le due attrici sono affiancate da una mano registica esperta e capace come quella di Serena Sinigaglia, ma il testo meriterebbe un lavoro attorale di ben altro livello.

Prima o poi andrebbe fatto un discorso generale: cosa vuol dire fare l’attrice e l’attore oggi in Italia? In un paese in cui spesso, in certe produzioni, sembra che conti solo essere famosi o “notiziabili”, avere insomma un seguito da trasformare in biglietti. Certo, questo è un problema del teatro italiano (e più in generale dello spettacolo) da sempre, ma ora di più appare una pratica consueta. E il pubblico? La platea sa ancora riconoscere e giudicare il mestiere dell’attore teatrale? Se continuiamo a sacrificare la qualità dell’interpretazione sull’altare della popolarità (televisiva, cinematografica o social che sia) cosa ne sarà del gusto nel pubblico (o di quel poco che rimane)? E cosa sarà dei tanti giovani che studiano per diventare interpreti? Il teatro italiano ha tanti problemi, ma questo viene discusso meno di altri, eppure è quello più direttamente connesso al grande pubblico di oggi e all’orizzonte artistico che stiamo preparando per la scena e gli spettatori di domani.

Andrea Pocosgnich

Al Teatro Ambra Jovinelli fino al 27 febbraio 2022

Date in calendario tournée

1-6 marzo 2022, Milano, Teatro Franco Parenti

11-13 mar Ferrara, Comunale;

18-20 mar, Teatro Celebrazioni Bologna

Il nodo

Presentato da Società per Attori e Goldenart Production
di Johnna Adams
traduzione Vincenzo Manna e Edward Fortes
con Ambra Angiolini, Arianna Scommegna
regia Serena Sinigaglia
musiche Mauro Di Maggio e Federica Luna Vincenti
scene Maria Spazzi
costumi Erika Carretta
light designer Roberta Faiolo

1 COMMENT

  1. Molto bello e intenso con una storia purtroppo tanto contemporanea e altrettanto forte. Bravissime le attrici. Consiglio vivamente.

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