Teatro di Roma senza vertici e Teatro Eliseo che non riapre. Che fare?

Il Teatro di Roma è in attesa di essere commissariato. Il Teatro Eliseo per ora rimane chiuso. Questa la situazione di una importante parte della Roma teatrale post pandemia.

Aggiornamento 13 novembre 2021: l’avvocato Gianluca Sole è stato nominato commissario dell’Associazione Teatro di Roma e avrà il compito di guidare la transizione verso la costituzione in Fondazione

A nessuno importa del presente e del futuro dei luoghi deputati alla cultura dal vivo? A vedere la situazione dei due più importanti teatri romani, Teatro di Roma e Teatro Eliseo, la risposta è purtroppo evidente.

Ieri ha cominciato a circolare una notizia che dovrebbe far riflettere e preoccupare: si è dimesso il presidente del Teatro di Roma, Emanuele Bevilacqua, che per quasi due anni ha dovuto svolgere le funzioni del direttore. Due dirigenti infatti hanno abbandonato la carica dopo poco tempo, Giorgio Barberio Corsetti prima (rimasto poi come consulente artistico del Teatro Argentina) e Francesco Pinelli poi. Abbiamo raccontato tutta la storia in questi anni, la trovate qui, capitolo per capitolo, compreso il racconto e gli approfondimenti sullo sciopero che ha tenuto in scacco il Teatro India e i suoi artisti.

Dunque, ieri la situazione ha avuto un sussulto netto: le dimissioni di Bevilacqua e della consigliera Cristiana Da Milano mettono in moto, secondo le notizie riportate da Roma Today, il processo di creazione della Fondazione che dovrà però essere preceduto dalla nomina di un commissario.

La prima domanda riguarda appunto il mancato dibattito attorno alla notizia: il commissariamento del teatro nazionale della capitale a quanto pare non fa notizia, se si eccettua Roma Today, e altre poche agenzie, la notizia non viene ribattuta e non crea necessità di approfondimenti. Come al solito il teatro non comunica con l’esterno – per mesi, prima, dopo e durante lo sciopero a India, abbiamo chiesto un’intervista al presidente senza ricevere risposta positiva. Ai giornali arrivano lettere e informazioni senza che ci siano conferme ufficiali. Abbiamo chiesto al Teatro di Roma se pubblicherà un comunicato di conferma e spiegazioni, risposta negativa anche in questo caso.

Ma chi penserà alle spettatrici e agli spettatori in questo periodo di passaggio? Siamo a metà novembre, la stagione non è ancora stata presentata, il pubblico non può sapere cosa ci sarà tra pochi mesi, non può acquistare biglietti e abbonamenti per la programmazione da gennaio 2022 in poi. Ora il Teatro di Roma è un ente totalmente pubblico, un’associazione fondata da Comune di Roma, Provincia e Regione. Quanto tempo ci vorrà per costituire la fondazione? Ci sarà una quota privata, e quanto? In questo periodo di transizione il teatro potrà mettere in campo tutti i progetti necessari per promuovere la stagione al pubblico? Il commissario poi dovrà capire a chi affidare la consulenza artistica, quella attuale (Giorgio Barberio Corsetti e Francesca Corona) è in scadenza a fine aprile e qualcuno dovrà pur progettare la stagione successiva.

Teatro Eliseo – foto wikicommons

L’altro soggetto teatrale, che una volta si chiamava “Teatro stabile privato di interesse pubblico” (titolo decisamente più trasparente per i cittadini rispetto all’attuale Tric), l’Eliseo: anche in questo caso abbiamo una lunga storia di articoli sulla sala di via Nazionale gestita da Luca Barbareschi. Negli anni abbiamo raccontato più volte tutte le problematiche: dalla richiesta di fondi fuori dal Fus, giustificata dall’imprenditore con il fatto che il Ministero non ha mai rivisto il proprio finanziamento fermo a circo 600 mila euro l’anno, alle numerose minacce di chiusure.

Il Teatro Eliseo è un Tric, ovvero un Teatro di Rilevante Interesse Culturale: insomma un’istituzione riconosciuta dagli enti locali e nazionali, oltre al contributo del ministero della cultura è infatti finanziato dalla Regione Lazio. La nuova impostazione (creata dal decreto legge 2014 che rimodulava l’intera mappatura dei teatri pubblici) rende opaca la differenza tra un Tric di origine privata e uno di origine pubblica e, come nel caso dell’Eliseo, permette dunque a un privato di non svolgere la propria attività pubblica. Un teatro se fosse di rilevante interesse culturale, come appunto recita il riconoscimento ministeriale, dovrebbe spendersi per la cultura del proprio territorio cittadino, regionale e nazionale. Il Teatro Eliseo invece non solo non ha presentato la stagione ma a differenza di tutti gli altri Tric non sta facendo attività di spettacolo al pubblico, è chiuso insomma (se non per piccoli eventi e incontri ai quali talvolta apre gli spazi) nonostante ora si possano riaprire le platee al 100% del pubblico. Vige il silenzio totale da parte della struttura, anche in questo caso i cittadini romani non hanno il diritto di sapere se e quando riaprirà il loro storico teatro. Sulla pagina Facebook del teatro l’ultimo post è di maggio 2021, durante i periodi di chiusura pandemici il Teatro Eliseo (al quale il Ministero ha riconosciuto i ristori) a differenza di altri teatri non ha creato progetti per mantenere un filo con il proprio pubblico o con gli artisti (e a quanto pare stanno già cominciando i licenziamenti). Per carità non era obbligatorio, forse eticamente atteso, e Barbareschi d’altronde ha sempre gridato ai quattro venti che il suo è il Tric con meno finanziamenti di tutti, in ogni intervista tra giornali e tv (e sono numerose perché la copertura mediatica di cui gode è altissima), ha dichiarato di aver bisogno di 4 milioni all’anno, senza quei soldi rimarrà chiuso, qui da Bruno Vespa sugli stessi argomenti (allo stesso livello dell’Eliseo ci sono anche i Tric di Bari, della Sardegna, l’Aquila, Bolzano, qui i dati 2018-2020). Il Ministero deve prendere una decisione: o aumenta la quota di finanziamento oppure decida una volta per tutte di rinunciare all’idea che la gestione Barbareschi sia un Tric. Il braccio di ferro d’altronde è proprio su questo punto: secondo l’imprenditore il budget del ministero non permette il prosieguo dell’attività.

Cosa hanno intenzione di fare le istituzioni? A Regione e Ministero sta bene che un teatro finanziato anche da capitali pubblici come l’Eliseo rimanga chiuso? Cosa pensano gli assessori di regione e comune (attendiamo proprio Miguel Gotor su questi punti), i funzionari ministeriali, il ministro Franceschini: cosa pensano quando passano su via Nazionale e trovano le saracinesche abbassate?

Proprio al Ministero, alla Regione e al Comune chiediamo allora una presa di coscienza, un moto di passione civile: per salvare il Teatro di Roma dal pantano della burocrazia e dei giochi politici pronti a organizzare il potere da spartire; e per scongiurare al Teatro Eliseo la chiusura indeterminata e anzi cominciare a pensare al futuro del civico 183 di via Nazionale di nuovo aperto ai cittadini.

Andrea Pocosgnich

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