ITsART, Netflix della cultura è online: le prime impressioni…

Una riflessione sul lancio del catalogo di ItsART, la piattaforma dedicata allo streaming dello spettacolo dal vivo e ai beni culturali, ideata dal ministro Dario Franceschini.

Uno screenshot della sezione teatrale

ITsART, alle fine, la tanto attesa “Netflix della cultura” è arrivata davvero. Da oggi la media company fondata su un’idea del ministro Dario Franceschini è online con il catalogo di contenuti. Fino a qualche giorno fa, quando la homepage riportava solo l’annuncio dell’apertura del 31 di maggio, in basso a destra, c’era ancora il logo del Ministero della Cultura, a sancire l’operazione pubblica. Perché è importante ricordare il percorso: durante il primo lockdown il ministro annunciava di voler investire nella nascita di una piattaforma online in cui distribuire contenuti culturali (musica dal vivo, teatro, danza, arte), è bastato l’annuncio a far piovere critiche da giornalisti, studiosi lavoratrici e lavoratori dello spettacolo.

Nonostante la stampa e l’opinione pubblica specializzata, il ministro è andato per la sua strada: è stata individuata CHILI come azienda in grado di portare il proprio know-how nel progetto e l’11 gennaio 2021 è stata costituita la nuova società, partecipata al 51% da Cassa Depositi e Prestiti e al 49% da CHILI. Da notare come Cdp sia una SpA controllata dallo Stato per più dell’80% dunque è evidente come l’operazione sia una partnership tra economie pubbliche e private. Su come il Ministero sia arrivato all’azienda milanese rimangono i maggiori dubbi, già alcuni commenti, come questo articolo apparso su Gli Stati Generali, mettevano in questione la trasparenza dell’operazione; il Ceo di CHILI, Giorgio Tacchia, in un’intervista rispondeva che la sua azienda ha convinto il Ministero perché «è un partner tecnologico con una piattaforma scritta da sé e ha le competenze tecnologiche richieste: c’è stata una selezione, abbiamo vinto noi».

Finanziato con circa 28 milioni di euro (di cui 20 sono investimenti pubblici, secondo key4biz che dall’inizio ha seguito la vicenda) il progetto ha da subito attirato l‘attenzione anche su una questione di opportunità e logica: ovvero la relazione, mancata, con la Rai. L’assenza della grande azienda culturale pubblica ha portato a interrogazioni parlamentari che hanno chiarito poco, se non le difficoltà della Rai stessa nel pensare all’ipotesi di un business che potesse prevedere la vendita di contenuti. L’amministratore delegato, Fabrizio Salini, ha infatti chiarito che tale opportunità non è nella mission della Rai; anche perché i cittadini già pagano il canone per finanziare la tv pubblica.

Comunque, ora la piattaforma di ItsART è attiva: l’utente può già scegliere e usufruire dei contenuti, secondo l’azienda ai creatori dei contenuti andrà tra il 50% e il 90% del costo. Attualmente sfogliando il catalogo i prezzi vanno da 2,99 euro di alcuni titoli ai 9,90 euro delle opere più impegnative. È presente per alcuni contenuti anche l’opzione noleggio a un prezzo più basso dell’acquisto. Inoltre, alcune proposte sono disponibili nella versione “gratis” e “gratis con pubblicità”.

Ma di cosa è composto il catalogo? Il comunicato di lancio parlava di oltre 700 contenuti: spicca la varietà; si passa dalla musica leggera (la presenza di Claudio Baglioni con un suo show dal 2 giugno sta facendo da traino popolare), alla concertistica classica, l’opera lirica (per ora una sezione in cui è presente solo La Scala con una decina di titoli), i luoghi d’arte (la sezione museale vede Pompei, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, il Museo Egizio di Torino, Museo Nazionale della Scienza e della Terra e la Galleria Nazionale).

Ora, senza addentrarci di nuovo nel dibattito mai sopito sulla questione della produzione di opere teatrali da fruire in video e online, naturalmente la nostra attenzione viene catturata dalla sezione teatrale: intanto va detto che questa parte del catalogo è inscritta nella macro voce “palco” che raccoglie i contenuti relativi allo spettacolo dal vivo. Tra i titoli teatrali troviamo alcuni spettacoli della compagnia del Teatro dei Gordi (prodotti dal Teatro Franco Parenti), il Teatro Koreja, la Golden Show di Trieste, la compagnia La luna nel letto, un nutrito gruppo di titoli del Teatro Menotti di Milano, una serata reading dall’Off Off Theatre di Roma con Herlitzka su Bartleby lo scrivano e due spettacoli di Carrozzeria Orfeo; in tutto si arriva a 21 proposte. Alla danza va ancora peggio, per ora in catalogo ci sono 9 titoli, molto differenti tra loro, dal balletto alla danza contemporanea, interessanti qui alcuni titoli (grazie alla collaborazione con “Italiana”, il progetto del Ministero degli Esteri per la promozione della lingua e cultura) come Jump di Opera Bianco e il Museo dell’Altrove ideato da Francesca Foscarini e Cosimo Lopalco.

Abbiamo chiesto una dichiarazione ad alcune della compagnie presenti in elenco: «Sappiamo bene – spiegano da Koreja – che essere in scena significa parlare al pubblico. Lo spettacolo è comunicare, ascoltare, assorbire l’energia che ritorna dagli spettatori al palco e viceversa. Vedere uno spettacolo dal vivo o registrato non è la stessa cosa. Nel buio si sentono respiri, imperfezioni, colpi di tosse. Si sente la vita. Il teatro è presenza, è chiaro, è vivere qualcosa tutti insieme, nello stesso luogo, ognuno con la sua sensibilità, ma in questo momento ItsArt rappresenta sicuramente un’occasione importante». Per Michelangelo Campanale (La luna nel letto) l’opportunità sta nella diffusione: «il teatro ha sempre accolto le novità, non le ha mai respinte; è sempre stata una forma d’arte che ha contemplato le novità tecnologiche e delle altre arti. Se questo può essere un mezzo per far conoscere quello che facciamo in tutto il mondo ben venga. Certo, senza sprechi.»

Carrozzeria Orfeo specifica di aver messo «a disposizione della piattaforma ITsART due spettacoli di repertorio che negli anni hanno maturato più di 150 repliche ciascuno e che, nonostante possibili future riprese, non sono più spendibili sul mercato. La nostra presenza nel catalogo  non può essere intesa come un sostitutivo ma come un’integrazione in un tempo di difficoltà, non un deterrente per le persone a venire a incontrare la compagnia in teatro. Ciò nonostante, in un momento di grande fatica collettiva e del settore, e in un tempo che ci ha fatto comprendere l’importanza di mantenere vivo il contatto con gli spettatori, anche utilizzando le piattaforme online, abbiamo voluto in modo costruttivo dare fiducia a ITsART spinti dal bisogno di unità all’interno del nostro settore.» Sulla questione dei dritti di immagine la compagnia ci tiene a specificare che «tutti gli attori presenti negli spettacoli concessi a ITsART sono stati tutelati.»

Insomma, se circa l’opacità dell’operazione che ha dato la vita alla piattaforma ITsART si è già discusso, è forse precoce dare un giudizio qualitativo vista la ristrettezza dell’offerta. È evidente che pur di partire hanno cercato di coprire tutte le sezioni con un numero minimo di titoli, quantità che a volte è però davvero troppo esigua. La londinese MarqueeTv, la cui pubblicità in queste settimane è arrivata anche in Italia, ad esempio, ha più del doppio dei titoli teatrali e può contare sulle produzioni della Royal Shakespeare Company (sempre dall’Inghilterra arriva la notizia che il National Theatre stia per approdare con alcuni spettacoli su Amazon Prime).

I dubbi maggiori però, circa il catalogo di ITsART, riguardano l’evidente mancanza, almeno per ora, di visione, di una cura generale. Manca evidentemente uno sguardo culturale e sembra tutto lasciato alle possibilità che possono emergere dagli accordi commerciali tra i vari partner: ecco allora che nella sezione opera troviamo solo La Scala, nella prosa non c’è neanche una importante produzione di un teatro pubblico e così tante altre scelte inspiegabili artisticamente ma evidentemente frutto di acquisizioni più immediate (probabilmente anche per questioni burocratiche e di diritti). Nella sezione corporate del sito c’è una pagina dedicata alla presentazione, si chiama “I tuoi contenuti su ITsART”. Qui è possibile segnalare un contenuto e farlo visionare dalla piattaforma sperando di vederlo poi pubblicato nel catalogo. Ma appunto è una selezione che può esprimersi solo sul materiale ricevuto e lo abbiamo detto, gran parte dei lavoratori dello spettacolo dal vivo, a ragione, vede questa piattaforma come uno spreco di denaro pubblico. Inoltre, ormai lo sappiamo ITsART non produce, ma distribuisce. Eppure quando aumenteranno le proposte il catalogo dovrà, per forze di cose, essere organizzato e curato da sguardi esperti se vorrà avere qualche possibilità di raggiungere i prefissati obiettivi culturali e commerciali. 

Andrea Pocosgnich

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