A + A. Un po’ prima della prima volta

Giuliano Scarpinato indaga l’ansia e la dolcezza degli amori adolescenti, in A + A storia di una prima volta. Prima assoluta al Teatro Radar di Monopoli per Maggio all’Infanzia 2021. Recensione.

Foto Daniele Fona

Il teatro non inizia a teatro. Quasi mai. E allora poco prima, tra i sedili di un pullman, Federica senza sapere ancora del teatro appena dopo è lì che racconta di sua figlia adolescente, l’amicizia negata da una distanza, quella ammissione dolorosa e delicata, pura come i suoi pochi anni, quando parla delle compagne di scuola che ha timore di ricevere a casa: “Noi non ci siamo mai toccate”, le ha detto, con una disarmante ammissione di intolleranza a questo tempo, ma anche di una necessità insostituibile che sia il corpo a suggerire, poi definire, le relazioni umane. E allora poi, quando sul palco del Teatro Radar di Monopoli per Maggio all’Infanzia 2021 (progetto “Le città favolose”, realizzato dal Comune di Monopoli in collaborazione con la Fondazione SAT e sostenuto da Regione Puglia) debutta A + A – storia di una prima volta di Giuliano Scarpinato, tutto si fa più chiaro, quella relazione negata prende vita in uno spazio scenico, l’incontro dei corpi si coordina a quello delle emozioni.

C’è una struttura bianca, ondulata come uno scivolo apparentemente fluido per giungere alla vita adulta, un modulo neutro che affronta la profondità e che aspetta di essere agito dagli attori; alle spalle è una parete sempre bianca, con i pioli da arrampicata incastonati al muro, che all’occorrenza sarà schermo per la proiezione video. Questa è la scena celibe e pure suggestiva, firmata da Diana Ciufo, che accoglie due adolescenti liceali: lei – Beatrice Casiroli, per la prima volta in scena e già ricca di più piani espressivi – cerca di combattere l’insicurezza attraverso l’esperienza, si spinge oltre, si pente, impara come non tutto, non più, è un gioco; lui – Emanuele Del Castillo, giovane ma capace di uno spessore già sensibile – è impacciato e vive di esperienze altrui, gli amici raccontano, lui raccoglie informazioni e intanto la tempesta ormonale lo confonde, cerca di calarsi tra le occasioni adolescenti senza mai perdere la purezza delle passioni più intime, come quella per la musica, classica, ma che per lui è più contemporanea dei contemporanei.

La drammaturgia – firmata da Scarpinato assieme a Gioia Salvatori, con la collaborazione come dance dramaturg di Gaia Clotilde Chernetich e nata da una raccolta di testimonianze adolescenti da tutta Italia, che cadenzano lo spettacolo in voce off – si compone attraverso un forte legame tra parola e gesto, tra discorso e coreografia; la loro relazione è come imparare un alfabeto (non a caso, forse, le due A del titolo, primi caratteri di una sequenza tutta da conoscere) che per altri sembra immediato, assimilato. Uno dei primi sentimenti che affollano una mente adolescente è la differenza dagli altri, nel bene o nel male: sentirsi diversi è non riconoscersi al pari degli altri, vivere così le insicurezze delle occasioni frammentate e mai del tutto carpite, ma dal verso opposto è anche distinguersi, elevarsi in uno spazio arioso in cui la solitudine si fa intimità. E questa forma bifronte emerge dalle sequenze immaginate da Scarpinato con energia dirompente ma allo stesso tempo con delicatezza, con profondità e insieme la brillantezza che – grazie certo alla collaborazione con Salvatori – rende tridimensionale la psicologia dei personaggi, colti nei loro soliloqui silenziosi in cui sfogare dubbi e timori.

Foto Daniele Fona

Sentirsi inadeguati. È poi comunque sentirsi? La domanda è tra le maglie di uno spettacolo che insiste sulla prima volta come battesimo iniziatico non tanto del sesso, ma della forma di vita più compiuta, quella che affronta la paura e la batte sul suo stesso campo, là dove siamo inermi, nella nudità. L’incontro con l’altro, con il suo corpo immaginato, è una coreografia di gesti interrotti, accennati e infranti in una dimensione ignota, finché un lampo elettrizzato, un magnetismo, non avvicina ciò che sembrava distante, un atto di magia che inscrive l’ennesima storia d’amore nel più grande amore universale, quella forma di offerta preziosa che proprio dalla coreografia sa emergere con incantevole bellezza: mettersi addosso parti del corpo dell’altro, oppure cederle come un dono raro, da non tradire. Siamo abiti di viscere selvagge, sembrano dire questi giovani accalorati da una passione incandescente, siamo muscoli pulsanti che nessun esercizio di palestra potrà mai raffinare o definire.

Simone Nebbia

Teatro Radar, Monopoli – Maggio all’Infanzia 2021

A+A STORIA DI UNA PRIMA VOLTA

ideazione, regia, costumi Giuliano Scarpinato

drammaturgia Giuliano Scarpinato e Gioia Salvatori

con Emanuele del Castillo e Beatrice Casiroli

dance dramaturg Gaia Clotilde Chernetich

progetto video, foto Daniele Salari

scene Diana Ciufo

luci, suono Giacomo Agnifili

produzione CSS Teatro stabile di innovazione del FVG con il sostegno dell’Istituto Italiano di Cultura di Parigi [dai 14 ai 18 anni]

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