#sottocento. Una riforma fiscale per i piccoli teatri – Teatro della Dodicesima

#sottocento. Inchiesta sui piccoli spazi teatrali indipendenti a un anno dalla pandemia. Nel 17° appuntamento risponde il Teatro della Dodicesima di Roma

#sottocento vuole indagare insieme alle direzioni artistiche degli spazi più esposti (piccoli teatri, indipendenti, ecc.), quali siano state le problematiche affrontate e da affrontare, quali le strategie di sopravvivenza messe in atto – economiche artistiche e umane. Leggi l’introduzione completa
Abbiamo posto le 6 domande di #sottocento a Massimo Mattei Otranto del Teatro della Dodicesima

Quali attività avete messo in campo per reagire a questo anno di pandemia?

Dopo il primo lock down, durante il quale siamo riusciti a non interrompere i corsi facendo lezioni online, da settembre, abbiamo ripreso con le lezioni in presenza, ovviamente con il rispetto di tutte le prescrizioni e precauzioni anticovid previste, e questo ci ha aiutato ad arginare le perdite subite con l’interruzione degli spettacoli.
A settembre inoltre, per sfidare il clima generale di profonda incertezza e sfiducia verso il futuro, che ha fatto mettere in stand by molti progetti che i teatri avevano messo in cantiere per quest’anno, abbiamo lanciato M*RDA – Messa in scena in Residenza Drammaturgica per Attor* -, un nuovo progetto di residenza-studio e produzione rivolto ad allievi-attori realizzato con la collaborazione e partecipazione di Alessandro Machìa e Silvia Perelli. Con molta soddisfazione siamo riusciti ad avere un’ottima risposta in termini di candidature, e proprio la scorsa settimana il gruppo di allievi selezionati ha iniziato a lavorare per andare in scena la prima settimana di luglio.

Quali contributi statali, regionali o comunali siete riusciti a intercettare?

Fino ad ora nessuno.

Valutando la situazione attuale dal punto di vista economico e organizzativo, quanto potete sopravvivere ancora?

La possibilità di fare formazione ci ha consentito di attutire in termini economici il forte colpo subito con il blocco dell’attività teatrale; ma se questo ci ha consentito di affrontare e superare l’inverno, con l’arrivo dell’estate, e la fine quindi dell’attività formativa, sarà molto dura andare avanti fino a settembre. Per questo ci stiamo attrezzando per fare all’aperto i saggi di fine anno e con questi ripartire con gli spettacoli nella speranza che, da settembre, si possa tornare in sala anche nei piccoli spazi come il nostro.

Con le condizioni sanitarie attuali riaprireste il vostro teatro?

La nostra platea accoglie fino a 100 spettatori, quindi ad oggi possiamo ospitare al massimo 50 persone; troppo poche per poter riaprire considerando che tra le le spese bisogna aggiungere quelle per la costante sanificazione di tutti gli ambienti: sala, foyer, camerini, bagni…

Cosa chiedete adesso alla politica nazionale, agli enti locali e alle grandi istituzioni culturali (teatri pubblici, musei, università, fondazioni….)?

Chiediamo quello che tutti i lavoratori dello spettacolo stanno chiedendo: una riforma radicale dell’intero settore, che partorisca una disciplina unica ed omogenea dello spettacolo dal vivo, in grado finalmente di rispondere alle esigenze reali dei lavoratori e lavoratrici dello spettacolo. Una riforma che possa consentire ad una compagnia di produrre uno spettacolo adempiendo a pieno a tutte le regole fiscali e burocratiche, cosa che ad oggi è di fatto impossibile fare; così come, per gli stessi motivi, oggi è impossibile per un piccolo teatro mettere in cartellone spettacoli con più di due attori. E soprattutto una riforma che prenda atto che almeno l’80% dell’attività teatrale e culturale italiana si svolge nei luoghi che erroneamente oggi vengono considerati marginali.
Come fare? Un modo potrebbe essere quello di prevedere anche per le associazioni culturali (le Compagnie e/o i soggetti che gestiscono gli spazi o i teatri fino a 200 posti sono per la maggior parte associazioni culturali) la possibilità, riconosciuta già alle A.S.D., che i compensi annuali fino a 10.000 euro dati ai propri collaboratori siano esentati da qualsiasi imposizione fiscale; oppure abbattere, per le attività teatrali o culturali in genere, l’iva sulla luce dal 22% al 4%.

Ci raccontereste un’attività, messa in campo in questo periodo da un’altra realtà teatrale, che vi ha interessato o colpito?

La cosa più interessante che è accaduta è stata l’occupazione del Globe Theatre da parte di tutte le categorie di lavoratori e delle lavoratrici dello spettacolo. Un’occupazione soprattutto simbolica (la sua durata, di cinque giorni, è stata annunciata da subito) che ha avuto il merito di portare il Ministro Franceschini ad incontrare fisicamente, e dopo più di un anno di richieste, i rappresentanti di base del mondo dello spettacolo; e di far emergere una divisione profonda tra gli addetti ai lavori, in particolare tra la categoria degli attori, divisa tra chi ha definito l’occupazione un atto vandalico o persino dissacratorio di professionisti mancati, e chi al contrario ne ha appoggiato le ragioni ed i modi nella quale è avvenuta. Una divisione che, soprattutto tra gli attori, c’è sempre stata e che finalmente è esplosa, evidenziando una grande frammentazione nell’intero comparto, che ha contribuito non poco al deterioramento del sistema. Sicuramente ora che il quadro generale è più chiaro, anche la riforma che (forse) si farà potrà cambiare le cose in meglio. Almeno così speriamo.

Sei un teatro indipendente e vuoi partecipare all’ inchiesta #sottocento? Scrivi a redazione@teatroecritica.net per inviare le tue risposte e allega anche un’immagine di una seduta della vostra platea sul quale è visibile un oggetto importante per la vostra storia e il vostro presente.

Massimo Mattei Otranto – Teatro della Dodicesima per #Sottocento

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