#sottocento. Riapriremo solo a contagio zero, Officine T.O.K

#sottocento. Inchiesta sui piccoli spazi teatrali indipendenti a un anno dalla pandemia. Nel 14° appuntamento risponde Officine T.O.K a Fivizzano (Massa-Carrara).

#sottocento vuole indagare insieme alle direzioni artistiche degli spazi più esposti (piccoli teatri, indipendenti, ecc.), quali siano state le problematiche affrontate e da affrontare, quali le strategie di sopravvivenza messe in atto – economiche artistiche e umane. Leggi l’introduzione completa
Abbiamo posto le 6 domande di #sottocento a Elisabetta Dini e Ines Cattabriga di Officine T.O.K

Abbiamo chiesto ai teatri intervistati di mandarci la foto di una loro poltrona, o sedia di platea, con un oggetto simbolicamente importante.

Quali attività avete messo in campo per reagire a quest’anno di pandemia?

29/02/2020… una data per noi indelebile.

L’ultimo giorno della nostra rassegna TIC TAC TEATRO IN SCATOLA… dopo quella data, la chiusura. Nella bacheca fuori abbiamo lasciato la frase: riapriremo quando potremo riabbracciarci… per ora non è ancora avvenuto. La prima settimana è stata un incubo, il futuro sembrava veramente incerto e nebbioso ed era necessaria un’azione d’urto, qualcosa che ci permettesse di reagire e pensare esattamente con la forza del primo giorno di apertura dello Spaccio Culturale a Monzone di Fivizzano in provincia di Massa-Carrara. (ndr dicembre 2018). Noi viviamo in una realtà montana, tra l’Appennino Tosco Emiliano e le Alpi Apuane, e il nostro teatro in scatola era ed è il teatro della comunità. Aprire un teatro in un piccolo borgo è di per sé una sfida, ma tenerlo aperto in un periodo pandemico è… non sappiamo dare una definizione nemmeno noi.

“Dobbiamo reinventarci”, è stata la frase che ci ripetevamo ogni giorno, così il 10 marzo 2020 mandiamo un progetto al nostro sindaco e assessore alla cultura dal titolo TEATRO A DOMICILIO.

Se la gente non può assembrarsi allora andiamo noi nei borghi del nostro comune, sotto le case delle persone, e il teatro glielo portiamo a casa

Essendo forte l’attività agricola nel nostro territorio, molte abitazioni dispongono di ampie aie per il rimessaggio degli attrezzi, così con il distanziamento e con l’allentamento delle disposizioni anticontagio, il nostro palco è diventato l’aia delle abitazioni che desideravano ospitarci. Un’esperienza così ricca a livello umano che ha demolito la quarta parete. Poi è arrivato l’inverno. Nessuna riapertura. Dovevamo pensare a come trasferirci in streaming senza snaturare il teatro. Nasce così I-STANZE, una serie cineteatrale, che coniuga il linguaggio teatrale a quello cinematografico. Una serie che ha occupato parte del nostro inverno e della stagione mancata.

Quali contributi statali, regionali o comunali siete riusciti a intercettare?

Come la maggior parte dei nostri colleghi abbiamo avuto accesso all’extra-fus. Il comune di Fivizzano ha da subito supportato i nostri progetti, che poi sono andati oltre il Teatro a Domicilio, permettendoci così di avere una base economica sul quale muoverci. Fondazione Carispezia, che ha un programma triennale sul nostro territorio, aveva aperto un bando di sostegno per le attività culturali, bando al quale abbiamo aderito ricevendo un contributo. Mentre I-Stanze è nato con il sostegno di Fondazione Toscana Spettacolo Onlus, che ha promosso e finanziato il progetto totalmente, a seguito di un bando che aveva lanciato a dicembre 2020.

Con le condizioni sanitarie attuali riaprireste il vostro teatro?

Il nostro spazio è molto piccolo, la prospettiva di riapertura per noi può esserci solo in caso di contagio zero. Di questo ne siamo consapevoli, perciò dobbiamo resistere, anche se ci sono giorni in cui trovare ottimismo e forza sembra un’impresa epica.

Cosa chiedete adesso alla politica nazionale, agli enti locali e alle grandi istituzioni culturali (teatri pubblici, musei, università, fondazioni…)?

La prima cosa è di continuare il sostegno con l’extrafus, anche oltre la pandemia, in quanto è risultato fondamentale per piccole realtà, come la nostra, che svolgono un lavoro di difesa e di diffusione del linguaggio teatrale, in zone in cui il primo teatro “formalmente” riconosciuto si trova a più di un’ora di macchina. Per quanto riguarda gli enti locali di dare un’identità al lavoro svolto dal teatro in una comunità, in quanto oltre ad essere una fonte di civilizzazione, svolge un ruolo d’impatto nelle relazioni umane.

Alle Fondazioni di avere anche una visione sul piccolo. Spesso affrontando i bandi emanati ci troviamo a concorrere con realtà strutturate, da organici significativi, sarebbe rilevante che iniziassero, anche a fronte di finanziamenti inferiori, a riservare bandi a strutture più ridimensionate ma con una forte identità territoriale, penso per esempio alle realtà di periferia in grandi città che svolgono una missione di vita nei quartieri in cui operano.

Ci raccontereste un’attività, messa in campo in questo periodo da un’altra realtà teatrale, che vi ha interessato o colpito?

Radiolina, un progetto di Giallo Mare Minimal Teatro di Empoli, un’azione che ha permesso di continuare il rapporto con le nuove generazioni durante la pandemia, educando all’ascolto e alla creatività.

Elisabetta Dini e Ines Cattabriga – Officine T.O.K per #sottocento

Sei un teatro indipendente e vuoi partecipare all’ inchiesta #sottocento? Scrivi a redazione@teatroecritica.net per inviare le tue risposte e allega anche un’immagine di una seduta della vostra platea sul quale è visibile un oggetto importante per la vostra storia e il vostro presente.

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