#sottocento. Dalle politiche culturali vorremmo confronto, relazione e trasparenza

#sottocento. Inchiesta sui piccoli spazi teatrali indipendenti a un anno dalla pandemia. Nel 16° appuntamento risponde Piccolo Teatro Patafisico (Palermo)

#sottocento vuole indagare insieme alle direzioni artistiche degli spazi più esposti (piccoli teatri, indipendenti, ecc.), quali siano state le problematiche affrontate e da affrontare, quali le strategie di sopravvivenza messe in atto – economiche artistiche e umane. Leggi l’introduzione completa
Abbiamo posto le 6 domande di #sottocento a Alessia Rotolo del Piccolo Teatro Patafisico.

Abbiamo chiesto ai teatri intervistati di mandarci la foto di una loro poltrona, o sedia di platea, con un oggetto simbolicamente importante.
Quali attività avete messo in campo per reagire a quest’anno di pandemia?

L’improvvisa e inaspettata crisi sanitaria di marzo 2020 ha interrotto bruscamente il nostro cartellone teatrale e le attività previste. La prima reazione è stata quella di mantenere la relazione, costruita con grande impegno e fatica, con il nostro pubblico; soprattutto con quello costituito con bambine e bambini e con le loro famiglie. L’otto marzo 2020, quando già i teatri erano stati chiusi, il giorno prima del lockdown nazionale, abbiamo quindi deciso di andare in scena comunque, trasmettendo via Facebook lo spettacolo che era previsto per quel giorno. Siamo stati in contatto stretto con le compagnie del territorio per aprire un ragionamento su quello che stava avvenendo. Il 25 giugno abbiamo dato il via alla nostra rassegna estiva di spettacoli per l’Infanzia, sfruttando il grande giardino di agrumi adiacente alla sala teatrale: 5 appuntamenti hanno scandito la prima estate con distanziamento fisico e rigide norme sanitarie, offrendo refrigerio sia alle bambine e ai bambini che alle loro famiglie e anche alle compagnie ferme da mesi.

L’incontro con il CIAI (Centro Italiano Aiuto Infanzia) ci ha permesso di lanciare il cuore oltre l’ostacolo. Abbiamo ragionato su un progetto congiunto in grado di dare sostegno ai bambini e alle famiglie dei quartieri vulnerabili confinanti nelle loro case. Ne è nato un campus artistico-educativo, nei mesi di giugno e luglio nel nostro giardino, offrendo alle famiglie un servizio educativo che le potesse alleviare dai duri mesi di confinamento e alle bambine e ai bambini un giardino in cui lasciarsi baciare dal sole dopo i mesi di chiusura e assenza di relazione. Oltre alle attività proposte dalle nostre straordinarie educatrici, le bambine e i bambini hanno partecipato a laboratori artistici di teatro, danza, musica, pittura e scultura. Con il prolungarsi dell’emergenza sanitaria, in continuità con l’attività estiva, il campus si è trasformato in un progetto permanente che accoglie bambine e bambini per 3 / 4 pomeriggi a settimana e accompagna le famiglie in un percorso di sostegno e crescita in comunitá.

Nel frattempo non abbiamo mai perso di vista le compagnie del territorio con le quali collaboriamo: le abbiamo ascoltate, le abbiamo incoraggiate. Abbiamo partecipato a diversi gruppi di discussione con artisti e operatori dello spettacolo, abbiamo cercato un confronto con l’amministrazione della cittá. Abbiamo sognato per un anno intero e progettato. Abbiamo sognato un palco con le luci accese, abbiamo sognato il nostro giardino affollato dal nostro pubblico, tutte le bambine e i bambini che negli anni abbiamo conosciuto, abbiamo sognato tre compagnie in creazione.

Il nostro sogno è diventato un PATAPÙM! “PATAPÙM” è la decima edizione del Minimo Teatro Festival (Festival di corti teatrali che ha subito un mutamento a causa e grazie, alla crisi sanitaria), quest’anno il Festival sarà dedicato al Teatro per l’Infanzia.

Tre compagnie – Compagnia Vicari/Aloisio, Compagnia Quintoequilibrio e Collettivo Asini e Punte di Spillo – sono ospitate in residenza artistica in questi mesi e riceveranno un contributo di produzione per nuove creazioni che presenteremo a settembre. PATAPÙM sarà una capriola di gioia inaspettata

Quali contributi statali, regionali o comunali siete riusciti a intercettare?

Oltre ai contributi regionali sulla produzione e circuitazione a cui abbiamo accesso da qualche anno, abbiamo ricevuto i contributi extraFUS per l’emergenza Covid che abbiamo deciso di investire sulla realizzazione del Minimo Teatro Festival e sulle residenze delle compagnie del territorio.

Con le attuali condizioni sanitarie e normative riaprireste il vostro teatro?

La sala teatrale ha una capienza massima di 80 posti e i nostri cartelloni si sostengono esclusivamente tramite il contributo degli spettatori. Una riduzione drastica dei posti a sedere renderebbe pressoché impossibile anche la sola idea di una riapertura. Cosa diversa per il nostro giardino che ha la possibilità di ospitare, con le attuali norme sul distanziamento, circa 60 spettatori.

Cosa chiedete adesso alla politica nazionale, agli enti locali e alle grandi istituzioni culturali (teatri pubblici, musei, università,  fondazioni….)?

Prospettive, radicalità, ascolto e visione per tutte le realtà che, giorno per giorno, mettono le mani nel fango e costruiscono a fatica. È inspiegabile come i dirigenti degli assessorati, comunali e regionali, non abbiano la benché minima idea di come le piccole associazioni e i piccoli spazi di creazione e produzione culturale lavorino e come si relazionino con i quartieri, gli stessi quartieri che le istituzioni ignorano, non offrendo i sostegni e i servizi adeguati allo svolgimento della vita quotidiana. Vorremmo che le Universitá e le Fondazioni offrissero agli artisti e ai lavoratori dell’arte e della cultura, occasioni di formazione e di scambio internazionale. Vorremmo che gli Enti Locali si facessero registi di momenti di confronto, che rivedessero le politiche culturali in un’ottica di relazione e di trasparenza e che riuscissero a snellire le loro procedure che così come sono non possono certo sostenere un settore al quale si chiede invece massima fluidità e flessibilità e che è rapidamente mutevole per natura.

Ci raccontereste un’attività, messa in campo in questo periodo da un’altra realtà teatrale, che vi ha interessato o colpito?

A folgorarci è stata la forza messa in campo dal Teatro delle Albe di Ravenna che ha mappato alcune realtà teatrali di tutto il territorio nazionale per sostenere il lavoro creativo. Una ventata di fiducia e di speranza in questo periodo buio, una primavera teatrale di creazione.

Alessia Rotolo – Piccolo Teatro Patafisico per #sottocento

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