#sottocento. Accogliere in sicurezza gli artisti, al PimOff

#sottocento. Inchiesta sui piccoli spazi teatrali indipendenti a un anno dalla pandemia. Nel 13° appuntamento risponde il PimOff di Milano

#sottocento vuole indagare insieme alle direzioni artistiche degli spazi più esposti (piccoli teatri, indipendenti, ecc.), quali siano state le problematiche affrontate e da affrontare, quali le strategie di sopravvivenza messe in atto – economiche artistiche e umane. Leggi l’introduzione completa
Abbiamo posto le 6 domande di #sottocento allo staff del PimOff di Milano.

Abbiamo chiesto ai teatri intervistati di mandarci la foto di una loro poltrona, o sedia di platea, con un oggetto simbolicamente importante.

Quali attività avete messo in campo per reagire a quest’anno di pandemia?

Quasi sin da subito abbiamo deciso di non imboccare la via dello streaming, adottando una linea che abbiamo mantenuto fino a oggi. Avendo in cartellone progetti di danza contemporanea, performance e residenze creative la restituzione online ci avrebbe penalizzati in maniera eccessiva, togliendo spazio e tempo sia agli artisti, che si sarebbero dovuti concentrare nel “confezionare” un prodotto multimediale, sia al confronto diretto con il pubblico, aspetto per noi molto importante nella fase di ricerca di una residenza. Abbiamo quindi cercato di dare continuità a quella che è la nostra peculiarità, cioè dare “ospitalità”: quando consentito, abbiamo fatto ogni sforzo possibile per accogliere in sicurezza gli artisti nel nostro spazio e far sì che la loro ricerca continuasse nonostante tutte le difficoltà organizzative ed economiche.
All’inizio della stagione 20/21, in collaborazione con In/Visible Cities, abbiamo portato in giro per Milano uno spettacolo nomade destinato a un solo spettatore alla volta: le Caravan Stories di Serena di Blasio, racconti di viaggio tra l’Italia e i Balcani, messi in scena a bordo di un caravan. Il pubblico ha apprezzato una fruizione così intima dello spettacolo teatrale e, dato non meno importante, si è sentito al sicuro.
Quando in autunno è stata annunciata nuovamente la chiusura delle sale, non ci siamo lasciate andare alla disperazione (per quanto la tentazione fosse forte): cosa potevamo inventarci in alternativa allo streaming per mantenere vivo il contatto con il pubblico? È nato così, un po’ per gioco un po’ per necessità, Qui sta il Busillis, un fumetto per raccontare alle persone il mondo del teatro e il suo tran tran quotidiano. Abbiamo pensato che il linguaggio del fumetto fosse il più adatto a restituire la visionarietà del mondo teatrale a un pubblico ampio ed eterogeneo, senza costringerlo nei limiti di una ripresa video. Nel confrontarci con questa arte abbiamo trovato molti punti in comune con il mondo dello spettacolo: dalla costruzione dei personaggi alla sceneggiatura, dalle story-board al lavoro di editing…
Attraverso questo progetto, che intendiamo portare avanti nel tempo, speriamo di riuscire a far conoscere al pubblico coloro che muovono la macchina teatrale, tra scenografi, tecnici, attori, registi, direttori artistici e organizzatori. Il fumetto non intende raccontare solo il volto professionale di queste figure, bensì le persone vere che danno un senso a ciascuna realtà culturale, in tutta la loro genuina umanità.
In questi mesi abbiamo inoltre affiancato a distanza la ricerca del danzatore e coreografo Arkadi Zaides con il suo progetto Necropolis, che aveva vinto il bando di residenze Citofonare PimOff lo scorso anno e che avrebbe dovuto debuttare a Milano a novembre. L’intento della sua ricerca è quello di restituire un nome a chi l’ha perso insieme alla propria vita tentando il processo migratorio verso l’Europa. A partire da una lista stilata da UNITED for Intercultural Action, una rete di attivisti e ONG che registra i decessi dei rifugiati in viaggio verso l’Europa, Zaides sta lavorando a un database per tentare di collegare ogni nome-numero della lista al relativo luogo di sepoltura.
Condivideremo con il pubblico il risultato di questo complesso e delicato lavoro a maggio, aprendo una raccolta fondi destinata a UNITED for Intercultural Action. Speriamo in questo modo di restituire il senso profondo del lavoro dell’artista, che non sta tanto nella presentazione finale ma in tutto il suo percorso di indagine e archiviazione.

Quali contributi statali, regionali o comunali siete riusciti a intercettare?

Abbiamo ricevuto dei contributi comunali e teniamo in stretta osservazione la pubblicazione di nuovi bandi rivolti al mondo della cultura e dell’arte contemporanea, dal momento che la nostra associazione è nata proprio con l’intento di promuovere e sostenere l’arte nella sua totalità. Siamo costantemente alla ricerca di risorse per poter avviare nuovi stimolanti progetti.

Valutando la situazione attuale dal punto di vista economico e organizzativo, quanto potete sopravvivere ancora?

PimOff gode del sostegno economico di un mecenate, perciò nel quadro generale ci riteniamo molto fortunate. La sopravvivenza, insomma, è garantita, ma solo e soltanto di quella si parla: anche uno spazio privato avrà difficoltà a sostenersi a lungo se rimane chiuso al pubblico.

Con le condizioni sanitarie attuali riaprireste il vostro teatro?

Il nostro spazio è rimasto completamente chiuso soltanto la scorsa primavera, mentre per il resto del tempo abbiamo tenuto le porte aperte ad artisti e compagnie. Per quanto riguarda la riapertura al pubblico e la ripresa di una normale programmazione di spettacoli, PimOff è pronto: lo spazio è perfettamente organizzato per garantire sicurezza e distanziamento agli spettatori.

Cosa chiedete adesso alla politica nazionale, agli enti locali e alle grandi istituzioni culturali (teatri pubblici, musei, università, fondazioni…)?

Seguiamo con vivace interesse il dibattito del coordinamento Spettacolo della Lombardia. Nel nostro piccolo, vogliamo contribuire all’elaborazione di proposte per una riforma del sistema dello spettacolo perché crediamo profondamente e risolutamente che la cultura sia un bene pubblico; perché i frutti più buoni sono quelli che nascono dal basso; perché non ha alcun senso nutrire la nostra persona con l’arte, se poi ne lediamo la dignità non rispettando il valore del nostro lavoro. L’assenza di una normativa coerente, trasparente e dignitosa nel campo dei mestieri culturali è la traduzione di una mentalità che non riconosce valore all’arte, perché non è prodotto; che associa l’arte al passatempo, e che all’idea di passatempo guarda con giudizio e sospetto.
Ci piacerebbe inoltre che la politica nazionale e gli enti locali riconoscessero lo sforzo degli spazi più piccoli, aiutandoli nella comunicazione con i cittadini e nel loro coinvolgimento attivo: un discorso valido soprattutto all’interno di quei territori di confine difficili ed eterogenei come quello in cui è collocato PimOff. Spesso invece, veniamo dimenticati e tenuti in disparte…

Ci raccontereste un’attività, messa in campo in questo periodo da un’altra realtà teatrale, che vi ha interessato o colpito?

Abbiamo apprezzato molto chi si è inventato qualcosa per aiutare gli artisti, anche creando nuove connessioni tra realtà diverse, e chi ha trovato il modo per incontrare il pubblico dal vivo, con le dovute precauzioni. Tra questi vogliamo citare HeartH – ecosystem of arts and theatre, il progetto ideato da Teatri Associati di Napoli e Interno 5 basato sul mutuo soccorso (dei teatri alle compagnie senza casa, delle compagnie ai teatri senza spettacoli…) che è stato capace di originare, appunto, un ecosistema di contenuti e di spazi culturali vivi.
A colpirci è stato anche il Barbonaggio Teatrale di Ippolito Chiarello, che, portando il teatro a domicilio, ha dato il via in varie città alle USCA, le Unità speciali di Continuità Artistica.
Last but not least, viva tutti coloro che durante questa pandemia si sono ritagliati degli spazi per creare, scrivere, inventare e attraversare questo periodo con positività e creatività: parliamo per esempio della compagnia Frosini Timpano, che non ha mai smesso di proporre al pubblico dei coinvolgenti lavori da remoto.

PimOff (Milano) per #sottocento

Sei un teatro indipendente e vuoi partecipare all’ inchiesta #sottocento? Scrivi a redazione@teatroecritica.net per inviare le tue risposte e allega anche un’immagine di una seduta della vostra platea sul quale è visibile un oggetto importante per la vostra storia e il vostro presente.

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