Globe Theatre, prendere parola e rifare il mondo

Dal Globe Theatre occupato: intervista in video con Ilenia Caleo e Riccardo Pieretti, due tra le attiviste e gli attivisti presenti nel teatro; con una breve riflessione per introdurre la conversazione.

Non è una protesta per la riapertura ma un’istanza stringente che parte dalla prerogativa che la salute non debba mai essere diritto negoziabile, ma tutelato tanto quanto la garanzia di una vita degna sostenuta dal diritto al reddito.
Sono migliaia le lavoratrici e i lavoratori impiegati in un settore, quello dello spettacolo dal vivo e della cultura: la pandemia ha prodotto un’emergenza, ma l’emergenza è strutturale e sistemica, e ha puntato il faro sulle forme di lavoro discontinuo, strutturalmente intermittenti che distinguono il paese Italia dal resto del continente europeo.

Quella del Globe Theatre occupato non è una rivendicazione di categoria o corporativa, ma un’azione che vuole essere determinante per la conquista di diritti che non devono classificarsi come privilegi ma estendibili a tutti gli altri settori. Uno stato di agitazione talmente tanto permanente che ha visto schierarsi su fronte comune anche alcune istituzioni pubbliche teatrali con i propri direttori: è il caso dell’appoggio pubblico del Teatro di Roma all’azione del Globe e delle concessioni di spazi alle mobilitazioni del Piccolo Teatro di Milano e del Mercadante di Napoli. Il Ministro della cultura, accorso il primo giorno nel teatro elisabettiano, ha affermato di essersi trovato a censire un mondo di cui non sapeva esattamente i numeri, a creare una mappa precisa dei lavoratori intermittenti; un’indagine conoscitiva che la prossima settimana verrà resa nota alla Commissione parlamentare restituendo un quadro rispetto al quale, con molta fretta, si è detto disposto a intervenire per dare una garanzia ai lavoratori.

Su questi caratteri si è instaurata la richiesta di un sostegno universale, che contrasti la precarietà di un sistema autonomo spesso nascosto alle casse dell’erario statale perché non regolarizzato né tantomeno strutturato e spesso parallelo ad altre attività lavorative per nulla similari che gli impiegati del settore spettacolo si trovano costretti a intraprendere per garantirsi quanto lo Stato stesso sembra non avergli garantito.

Sarebbe una riflessione orba se si pensasse di riaprire i luoghi della cultura (cosa che accadrà il 26 aprile almeno secondo quanto stabilito dal Governo Draghi) senza alcun criterio ponderato e senza una strutturazione programmatica: implicherebbe trovarsi di fronte uno scenario che tratteggia una ripresa della durata di qualche mese, caricata del peso di sopperire tutto il tempo di chiusura dell’anno passato in cui non si è lavorato, stabilire e accettare che si prospetteranno aperture differenziali che dovranno smaltire tutti i lavori accumulati, gli spettacoli non andati in scena e le produzioni che non sono state prodotte.

Allora tavoli tematici, assemblee, dibattiti, momenti di approfondimento e autoformazione in cinque giorni (la durata programmata dell’ocupazione) per «rivendicare il diritto a una formazione retribuita e permanente, a un tempo di ricerca e di non-produzione, per l’istituzione di tutele verso i nuovi diritti sociali che stanno prendendo forma e la creazione di strumenti contro le discriminazioni, gli abusi e le disuguaglianze tra soggetti, per salvaguardare l’accesso all’arte e alla
cultura per tutte e tutti […], per instaurare un discorso collettivo che dia spazio a tutti e  immaginare insieme modelli nuovi, per “rifare il mondo”».

di Francesca Pierri

Babylon è un programma di Cusano Italia TV, curato e condotto da Francesca Pierri e Piercarlo Fabi. Con la collaborazione di Teatro e Critica. Qui il video della conversazione con Ilenia Caleo e Riccardo Pieretti

Altri contenuti  servizi, reportage in video

Leggi articoli e riflessioni su Coronavirus e teatro

Gli articoli di Teatro e Critica, che sono frutto di un lavoro quotidiano di ricerca, scrittura e discussione approfondita, sono gratuiti da più di 10 anni.
Se ti piace ciò che leggi e lo trovi utile, che ne dici di sostenerci con un piccolo contributo?

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here