Misery di Stephen King a teatro, tra horror e grottesco

Recensione. Filippo Dini, con Arianna Scommegna e Carlo Orlando, porta in scena Misery nella sceneggiatura di William Goldman tratta dal romanzo di Stephen King. 

Foto Alice Pavesi

Spesso ci siamo interrogati su queste pagine circa le possibilità teatrali del genere horror, la questione è sempre la medesima: il mezzo teatrale come reagisce a quelle creazioni artistiche che dovrebbero veicolare principalmente stati emotivi quali paura, angoscia, spavento?  

Le difficoltà maggiori si presentano proprio quando l’architettura dello spettacolo si basa su un soggetto dalle evidenti qualità narrative e verbali. Il teatro drammatico, con il suo carico rappresentativo e dialogico necessita di una sospensione dell’incredulità tale da tenere lo spettatore in quella tensione necessaria e vibrante che possa poi scoppiare nella sorpresa.

Foto Alice Pavesi

E allora come è possibile che il trio formato da Filippo Dini, Arianna Scommegna e Carlo Orlando sia riuscito nell’intento di dare corpo scenico a una delle più famose storie del re della narrativa horror? Parliamo di Misery, testo pubblicato nel 1987 da Stephen King (non a caso vincitore del premio Bram Stoker), diretto in Italia proprio da Dini sulla sceneggiatura cinematografica di William Goldman (che contribuì al successo della pellicola di Rob Reiner). La produzione è della Fondazione Teatro Due di Parma e di due nazionali come Genova e Torino; dunque, una buona dose di teatro pubblico che a Roma viene intercettato dalla programmazione a gestione privata del Teatro Sala Umberto.

Foto Alice Pavesi

Lo spettacolo di Filippo Dini gira su meccanismi di precisione, nonostante il debutto sia avvenuto poche settimane fa, e si fonda principalmente su tre qualità: l’interpretazione degli attori, la progettazione di una scenografia non puramente didascalica ma decisiva proprio dal punto di vista drammaturgico e la libertà di concedersi delle deviazioni piuttosto consistenti fuori dal tracciato del genere, arrivando anche a toccare corde grottesche o addirittura comiche. Che poi quest’ultima è caratteristica intrinseca al mezzo teatrale al quale i generi letterari e cinematografici stanno stretti e la viva relazione tra attore e spettatore permette, invece, di prendersi gioco (ma “seriamente” per dirla con Pirandello) delle strutture convenzionali senza però il bisogno di abbandonarle completamente.

Foto Alice Pavesi

E proprio nei risvolti grotteschi che Dini e Scommegna appaiono maggiormente in sintonia e in grado di mantenere una certa naturalezza. Va sottolineata una scelta molto oculata nella direzione degli attori: gli interpreti non si preoccupano di sottrarre  sonorità di provenienza regionale dalla propria dizione, anzi Scommegna a tratti sembra giocare con una certa musicalità lombarda. Siamo nel mezzo di una tempesta nel Colorado, un celebre scrittore viene prima salvato e poi imprigionato e torturato da una sua fan, eppure quelle vocalità del Nord Italia conferiscono una qualità terrigna alla vicenda. Veniamo catturati allora nelle maglie del dialogo che oppone la creazione artistica – con tutte le sue classiche contraddizioni (la figura dello scrittore è un tema classico nella narrativa di King) narcisistiche e inevitabilmente accentranti – alla distruzione cavalcata in maniera totalizzante dalla fan/infermiera, male puro che vuole eliminare ciò che non può avere.

E poi ci sono le scene di Laura Benzi, funzionali e intelligenti, tre spazi in uno: la cucina, la camera da letto dove Paul Sheldon è rinchiuso e la zona antistante l’ingresso, dove la donna si incontrerà con lo sceriffo locale (efficace anche Carlo Orlando). La casa è posizionata su una pedana girevole, ruota a vista e, nei momenti di maggiore tensione e suspance, i personaggi si spostano al suo interno per mettersi in salvo o morire. C’è forse da calibrare qualcosa nel finale, tipico del genere, nel quale il sopravvissuto si trova a parlare dell’accaduto e del suo ultimo libro in televisione; teatralmente apre un altro tipo di relazione con il pubblico, allunga una messinscena già corposa e poco altro aggiunge.

Misery è insomma un spettacolo più che godibile, non vi spaventerà a morte ma vi terrà aggrappati al filo della tensione, con qualche sorriso.

Andrea Pocosgnich

Teatro Sala Umberto, fino al 1 dicembre 2019

PRIMA NAZIONALE
Parma, Teatro Due, dal 26 ottobre al 3 novembre 2019

Tournée
dal 5 al 17 novembre – Genova, Teatro Duse
dal 19 novembre al 1 dicembre – Roma, Sala Umberto
da 3 al 15 dicembre – Torino, Teatro Gobetti
17 dicembre – Scandiano, Teatro Boiardo

9 gennaio 2020 – Meldola, Teatro Dragoni
10 gennaio 2020 – Faenza, Teatro Masini
14, 15 gennaio 2020 – Monfalcone, Teatro Comunale
dal 22 al 26 gennaio 2020 – Ancona, Teatro Sperimentale
dal 28 gennaio al 2 febbraio 2020 – Catania, Teatro Stabile

MISERY
di William Goldman
tratto dal romanzo di Stephen King
traduzione Francesco Bianchi
con Filippo Dini Arianna Scommegna Carlo Orlando
musiche Arturo Annecchino
scene e costumi Laura Benzi
luci Pasquale Mari
regia Filippo Dini
assistente alla regia Carlo Orlando
produzione Fondazione Teatro Due
Teatro Nazionale di Genova
Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale

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