Cosa dovrebbero imparare i teatri dal successo di James Thierrée

Roma e Milano le uniche date italiane per Raoul, di e con James Thierrée. Lo abbiamo visto nell’ambito di Romaeuropa Festival. Recensione

foto di Richard Haughton

C’è la discendenza visibile della linea Chaplin, c’è lo stupore di fronte a un talento e a una tecnica che spesso lasciano ad occhi aperti, c’è la meraviglia data da una scenografia che quasi respira cangiante nelle forme come fosse un ordigno architettonico di un teatro barocco ma con un’estetica apocalittica dagli accenni steampunk, ci sono le prodezze del corpo eseguite da un artista/atleta in grado di condensare stili, tecniche e approcci differenti al movimento raccogliendo però tutto in un segno preciso. Ma soprattutto, in questo Raoul di James Thierrée visto al Teatro Argentina (e fino a domenica 13 al Piccolo Teatro di Milano) ravvisiamo un segnale importante per la città teatrale di Roma e non solo, che qualcuno (tra gestori privati e pubblici) dovrà prima o poi cogliere: esiste un pubblico destinato al nuovo circo.

foto di Richard Haughton

Di certo è vero che le quattro repliche sono state programmate all’interno del calendario fittissimo del Romaeuropa Festival allertando dunque un pubblico affezionato di appassionati con figli al seguito; è vero anche che in questo caso si parla di una stella internazionale. Thierrée è figlio di un’altra maga del teatro mondiale, Victoria Chaplin (figlia del mito Charlie Chaplin) che qui tra l’altro è autrice dei costumi e del “bestiario”. Ma è vero anche che le serate sold out registrate dal festival diretto da Fabrizio Grifasi dovrebbero lanciare un interessante campanello d’allarme sulla possibilità/necessità di guardare al nouveau cirque come forma d’arte e intrattenimento trasversale e adatta a differenti tipologie di pubblico, famiglie comprese. A Roma qualche anno fa, nel 2011, ci aveva provato Cristoforetti all’Auditorium con il festival Apripista che resistette solo un paio di edizioni. Nella primavera del prossimo anno sbarcherà l’astronave del Cirque Du Soleil con Totem e poi registriamo eventi più piccoli ma non meno importanti, come gli esempi estivi di InEuroff e Anomalie o la rassegna Battiti al Teatro Furio Camillo.

Alla pomeridiana domenicale di Raoul il pubblico ha assistito con partecipazione e se ogni tanto qualche bambino si lasciava andare a commenti ad alta voce anche gli adulti sottolineavano certi passaggi sospirando ed evidenziando i piccoli omaggi al personaggio reso famoso dal nonno. D’altronde, a parte la conformazione fisica atletica, per il resto la somiglianza è evidente, anche nel taglio di quei capelli leggermente ricci e scompigliati verso sinistra.

Due ore di spettacolo, che forse necessiterebbero di una piccola cura dimagrante (nonostante i dieci anni di repliche), in quanto, soprattutto nella parte centrale, sono presenti ripetizioni di gag e di azioni fisiche: la classica ribellione degli arti e il corpo tutto che sembra animato di vita propria rispetto alla coscienza dell’individuo, giochi mimici mescolati a passi di danza, lazzi vari. La scrittura è esile, in effetti sembra essere intesa da Thierrée come un piano di lavoro sul quale innestare i propri numeri; in scena è per lo più solo, se si fa eccezione per la presenza del collaboratore silente, Samuel Dutertre, suo alter ego con il quale può, di tanto in tanto, innestare piccoli spaesamenti illusionistici nei quali il doppio compare e scompare di fronte agli occhi attoniti del pubblico.

foto di Richard

E poi un finale sorprendente, nel quale il performer quarantacinquenne letteralmente vola, in un gioco dai meccanismi scoperti nel quale sembra tornare bambino. Lo vediamo librarsi, ma ammiriamo anche il macchinario che glielo permette. Dal pubblico un lungo applauso e poi una standing ovation, rappresentazione fisica della gioia e dello stupore provato.

È intrattenimento puro, è tradizione, è gioco e sapienza: il circo, a questi livelli, è arte e artigianato; lo ha capito Romaeuropa che infatti in programma avrà altri titoli di nuovo circo al Vascello e negli spazi della Pelanda. È arrivato il momento nel quale i programmatori comincino a svecchiare la propria concezione di “entertainment”, spesso appiattito su una comicità desueta o personaggi di stampo televisivo, e inizino a puntare su un investimento sicuro: la qualità artistica, il brivido, la meraviglia.

Andrea Pocosgnich

Ottobre 2019, Roma, Teatro Argentina, Romaeuropa Festival

Raoul
Progettato, diretto ed eseguita da James Thierrée
Costumi e Design degli animali di Victoria Thierrée
Suono: Thomas Delot
Luci: James Thierrée e Bastien Courthieu
L’ombra e le creature: Samuel Dutertre
Direttore di palco: Guillaume Pissembon e Anthony Nicolas
Light manager: Bastien Courthieu
Costumi e set manager: Sabine Schlemmer
Registrazioni di chitarra elettrica: Matthieu Chedid
Assistente alla regia: Laetitia Hélin e Sidonie Pigeon
Estratti musicali: “Manifeste” Tony Gatlif e Delphine Mantoulet
Set e costumi: Victoria Thierrée, Monika Schwartzl, Matthieu Bony, Marie Rossetti, Pierre Jean Verbraeken, Jean Malo, Véronique Grand, Pauline Köcher, Brigitte Brassart, Philippe Welsh

@Foto Richard Haughton

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