A che ci serve la fantascienza?

E se proprio la fantascienza fosse il modo più adatto a comprendere la realtà? IF/Invasioni (dal) Futuro 2019 di lacasadargilla sviluppa la riflessione al Teatro India di Roma.

Ph. Margherita Masé

Mettiamo il caso che. La vita reale rappresenti non altro che una delle possibilità, quella forse più in superficie, quella esposta alla percezione più esile. E se invece. La verità fosse contenuta in uno spettro di trasparenza, in una sovraesposizione di eventi, il racconto ne sarebbe contagiato, la disposizione degli accadimenti seguirebbe una geometria disordinata ma non per questo illeggibile. E dunque: se. Contiene ipotesi e possibilità di realtà compresenti che sappiano sviluppare in volume la dimensione, amplificare il senso con il ricorso al potenziamento dei segnali più imprevisti e sorprendenti. È in questa necessità che si raccoglie la letteratura di fantascienza, cui da alcuni anni la compagnia lacasadargilla (da citare la progettualità di Lisa Ferlazzo Natoli, Alessandro Ferroni, Alice Palazzi, Maddalena Parise) dedica un festival di inizio stagione, quelle Invasioni (dal) Futuro che animano gli spazi del Teatro India a Roma, con un titolo eloquente e deciso: If, appunto: Se.

Ph. Margherita Masé

Cresciuto in sordina, all’ombra della programmazione teatrale o del festival Short Theatre che ormai storicamente segna l’apertura della stagione, il festival sostenuto proprio dal Teatro di Roma arriva alla quarta edizione segnando un radicamento inatteso e solido, non soltanto vivificando uno spazio come l’India che ha nella sua natura l’accoglienza di progetti ibridi e sperimentali, ma raccogliendo una comunità di pubblico che ne sposa gli obiettivi e sembra avvertire la doppia vocazione della fantascienza al cospetto di una realtà multiforme: quella di interpretazione e quella di evasione, mescolate e unite com’è possibile solo nella dimensione artistica, più specificamente letteraria. E il teatro offre non solo l’occasione per un “avvicinamento” di un certo tipo, ma soprattutto il contesto artistico forse più adeguato perché l’incontro possa avvenire; per la semplice, o non così semplice, occorrenza che il teatro conosce in profondità il processo di trasformazione del reale in una forma altra, in grado di rintracciare i semi più fecondi, ma più segreti, perché sia esplicitata una convincente parvenza di verità.

Ph. Margherita Masé

Non a caso ogni spettacolo, lettura, sonorizzazione, proiezione, ha potuto aver vita dentro e fuori gli spazi convenzionali, sfruttando non solo il palcoscenico ma anche l’evocazione offerta dalla particolare struttura dell’edificio, fino alle pareti esterne in mattoni a vista degli spazi che furono, fino agli anni Cinquanta, di una ex fabbrica di sapone. Segnale, questo, di una idea sistemica che la rappresentazione di fantascienza, godendo di una spazialità inusuale, sia un’apparizione di coscienza subliminale, recondita e per questo più preziosa e profonda.
L’offerta della programmazione di questa fine estate è un segnale del radicamento che il festival ha ottenuto in poco tempo, riproponendo un recente repertorio dei migliori allestimenti prodotti nei primi anni – in luoghi convenzionali o attraverso una disseminazione urbana – perché non fossero rapidamente dimenticati; si sono pertanto succeduti capolavori che ormai sono esuli dal genere e a tutti gli effetti si attestano come opere cardine del Novecento artistico, come la Guida galattica per autostoppisti di Douglas Adams o il Blade Runner di Philip K. Dick che ha portato sul palco Marco Foschi, i racconti dello stesso Dick, di Robert Sheckley, di Ray Bradbury, fino al viaggio quasi onirico della bellissima Ballardiana attraverso molti racconti dello scrittori americano J. G. Ballard, completandosi con il cult Solaris di Stanislav Lem, interpretato tra gli altri da Vinicio Marchioni.

Ph. Margherita Masé

Solaris, dunque: mondo di altri mondi, pianeta intangibile oltreumano eppure termine di paragone proprio dell’umano, perché sia compreso dagli individui il senso dell’essere parte di qualcosa che chiameremo umanità. «Non abbiamo bisogno di altri mondi ma di specchi», dirà l’uomo che affronta l’idea, il concetto che sostanzia Solaris; «Veniamo dalle vostre fantasie», diranno i replicanti del denso e abissale Oceano, essenza del pianeta; nella continuità rimbalzante tra realtà e immaginazione, tra misura e alterità, tra individuo e universo, sta il punto di contatto che permette ancora all’arte di farsi veicolo di indagine inossidabile e puro, sonda penetrante nelle viscere oscure di tutti i mondi nascosti alla superficie di una città.

Simone Nebbia

Teatro India, Roma, Agosto 2019

IF/INVASIONI (dal) FUTURO 2019

un progetto di lacasadargilla / Lisa Ferlazzo Natoli, Alessandro Ferroni, Alice Palazzi, Maddalena Parise
in collaborazione con Gianluca Ruggeri / ARS Ludi
e Tania Garribba, Fortunato Leccese, Roberta Zanardo, Silvio Impegnoso

letture concertate a cura di Lisa Ferlazzo Natoli
testi a cura di Silvana Natoli e Margherita Mauro

con Simone Barraco, Simone Castano, Lorenzo Frediani, Tania Garribba, Arianna Gaudio, Silvio Impegnoso, Fortunato Leccese, Anna Mallamaci, Emiliano Masala, Alice Palazzi, Diego Sepe, Roberta Zanardo

con la partecipazione straordinaria di Marco Foschi e Vinicio Marchioni

musiche e paesaggi sonori Gianluca Ruggeri
flauti e midi devices Gianni Trovalusci
violoncello Elisa Astrid Pennica
pianoforte Ivano Guagnelli
basso elettrico Massimo Ceccarelli
percussiologi Matteo Fracassi, Gianluca Ruggeri
clarinetti Gabriele Coen special guest

progetto video e video istallazione sonora Maddalena Parise, Alessandro Ferroni

regia del suono Alessandro Ferroni
luci Francesca Zerilli
costumi Camilla Carè, Lisa Ferlazzo Natoli

aiuto regia Flavio Murialdi
assistente alla regia Caterina Dazzi
assistenti al progetto Massimo Risi, Sebastian Marzak
fonico Pasquale Citera

Con il sostegno di Teatro di Roma – Teatro Nazionale
L’iniziativa è parte del programma dell’Estate Romana promossa da Roma Capitale Assessorato alla Crescita culturale e realizzata in collaborazione con SIAE

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