All’Asinara, le arti performative tra natura selvaggia e rotte migratorie

Siamo stati sull’isola dell’Asinara, al largo di Porto Torres, a visitare il workshop Overlap, primo atto del processo creativo che indaga sulle rotte migratorie di uccelli e uomini, condotto da Senza confini di pelle.

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«Il teatro, più che altre arti, ha forse l’opportunità di trovare nel proprio viaggio creativo un’alternativa di senso al raggiungimento di una meta». Termina così, su queste pagine, una riflessione sui processi creativi, che anticipa di poco la stesura di questo articolo. Perché è proprio a partire da quel privilegio, un’osservazione all’interno del processo artistico, che proviamo a porci come osservatori di un viaggio, creativo e non, in cerca di un senso condiviso proveniente dalla fase di creazione. In questo caso, anzi, di germinazione.

foto Valentina Solinas

È così che in un fine settimana di giugno mi ritrovo sull’isola dell’Asinara, al largo di Porto Torres, provincia di Sassari, a vivere per tre giorni con un team composto da ornitologi, musicisti, geografi, architetti, coreografi, danzatori, ospiti di uno SPRAR provenienti dall’Africa subsahariana, Tom Walker del Living Theatre e fotografi all’interno di un osservatorio faunistico per il workshop Overlap.

L’oggetto di indagine del team multidisciplinare, promosso dall’Ente Parco Nazionale dell’Asinara, dallo SPRAR/GUS di Sassari e diretto artisticamente da Senza confini di pelle (Dario La Stella e Valentina Solinas), è la sovrapposizione e la coincidenza delle mappe delle rotte migratorie degli uccelli con quelle degli uomini e delle donne che dall’Africa arrivano in Europa. La condizione degli uccelli migratori e del viaggio dell’essere umano è un tema che risuona in numerose esperienze artistiche; l’originalità dell’indagine risiede qui proprio in quell’overlap, in quella sovrapposizione di mappe e di rotte, di discipline scientifiche e artistiche, di lingue e traduzioni. Nel rapporto di vicinanza tra i ragazzi del Mali, della Guinea e della Nigeria che con l’ornitologo Danilo Pisu catturano una capinera per l’inanellamento; in quella mano maliana che trattiene quel corpo con le ali risiede la potenza del germe di questo progetto, che supera il transculturale per provare a rintracciare una dimensione vitale legata all’esistenza.

foto Maria Teresa Dattilo

Basta poco, una volta arrivati, per capire che la regia del progetto in questa fase creativa è l’indagine collettiva stessa, affidata alle diverse discipline; sembra così di entrare all’interno di uno stormo appena partito per un lungo viaggio da un paradiso terrestre, l’isola dell’Asinara, all’interno del quale ci si muove in un’unica direzione senza capire però in ogni momento da dove provenga l’impulso. Nello spazio di una settimana i partecipanti al workshop hanno frequentato laboratori in diverse discipline, per provare poi ad aprire questa prima esperienza con un trekking performativo sull’isola.

La prima domanda che nasce è quanto l’oggetto della ricerca sia figurativo o reale, quanto la sovrapposizione di rotte sia una coincidenza o meno; è Danilo Pisu, ornitologo che lavora da ventidue anni sull’isola, a rispondere: «Non credo sia soltanto una coincidenza. Gli uccelli vanno a cercare i luoghi maggiormente energetici, da un punto di vista proteico soprattutto, per le diverse epoche della loro vita e quando allevano la prole hanno la necessità di un surplus proteico elevato. Per il rapporto costi/benefici è conveniente per loro affrontare il viaggio; animali che vanno dai dieci ai quindici grammi circa, partono quindi dal Mali, dalla Nigeria, dal Camerun, attraversano il deserto e il mare. Il viaggio è impressionante e impressionanti sono le rotte che coincidono con quelle di questi ragazzi e queste ragazze che hanno visto difficoltà, morte, come succede agli uccelli migratori, pur di riuscire ad arrivare in Europa. Coloro che arrivano vanno anch’essi in cerca di un punto a più alta energia; ci sono ovviamente tanti tipi di migranti, politici, economici, ma comunque si va a cercar qualcosa di meglio e così fanno gli uccelli quindi le affinità sono tantissime. La storia li porta a fare questo».

Al termine del workshop, durante la passeggiata performativa, arriva un’eco di tutto ciò che il gruppo ha vissuto sull’isola, e un’eco dell’isola stessa, luogo carico di un passato fatto di lazzaretti, prigionieri austro-ungarici, colonie penali agricole, carceri di massima sicurezza e, oggi, area naturale protetta, proprietà assoluta di asinelli, mufloni e macchia mediterranea. Parte dal molo l’overtrekking, ed è nel chiostro della prima struttura carceraria abbandonata che i performer fanno suonare roteandolo in aria uno strumento creato con Margherita Riva: il fruscio, un paletto di legno legato a uno spago che simboleggia il palo della tende dei nomadi come confine portatile.

foto Maria Teresa Dattilo

È poi in un piccolo cimitero del 1916 che con Tom Walker il gruppo intona un canto Gnawa imparato dal gruppo etnico marocchino e inserito in uno spettacolo di The Living Theatre; è sulla “strada dei sani”, mentre il direttore del parco Pietro Paolo Congiatu mi fa vedere i cuscini di euforbia e i rolling site nei quali si rotolano gli asini, che i performer osservano lo spazio e lo verbalizzano; sulla “strada dei malati” poi ci si sdraia a terra per scattare fotografie al cielo dopo l’esercizio di visione tra terra e cielo condotto da Rosi Giua. Sulla pista per elicotteri, tra una caserma e il golfo, i corpi si muovono in un’azione fatta di geometrie a diversi livelli e velocità, mentre una batteria suona, gli asini ragliano e il mare lascia vedere il suo fondale. E poi la coreografia di Valentina Solinas, Dario La Stella ed Elisa Ferrari, prima che il trekking termini su una scogliera, sulla quale Raffaele Cattedra, geografo dell’Università degli Studi di Cagliari, racconta in uno scritto asciutto e poetico come  «la strada è diventata il teatro dove tutto questo è accaduto».

Si entra in contatto con qualcosa di antico, che sa di genesi, quando si vive l’inizio di un processo; ora la sfida per la creazione è che la potente immagine generatrice non si perda, non si diluisca nelle pratiche performative ma trovi in esse l’azione e la relazione attraverso la quale lo spettatore riuscirà a guardare.

Luca Lòtano

 

OVERLAP
Eventi tra scienza e arte su biodiversità e migrazione
SOGGETTO PROMOTORE > Ente Parco Nazionale dell’Asinara – SPRAR/GUS – Senza Confini Di Pelle
SOGGETTO CAPOFILA > Senza Confini Di Pelle
PARTENARIATO >
SARDEGNA
Centro Studi Fauna (Porto Torres)
Deborah Ricciu – Espandere Orizzonti (Olbia – Kampala)
Parabatula (Sassari)
S’ala (Sassari)
Tusitala (Cagliari)
Università degli Studi di Cagliari – Dipartimento di Storia, Beni Culturali e Territorio
Università degli Studi di Sassari – Dipartimento di Architettura, Design e Urbanistica
NAZIONALI
Kiwi (Rosarno, RC)
Artistica Music & Show SCpa (Bra, CN)
Stalkerteatro (Torino)
Medu – Medici per i diritti umani (Roma)
INTERNAZIONALI
CNN / Centre Chorégraphique National de Nantes
Dance Theatre Comma8 (Vilnius)
Det Stille Teateret (Oslo)
Skisser I Bevegelse (Oslo)
Living Theater (USA)

Gruppo di lavoro:
Cinzia Atzeni (Geografia – Università degli Studi di Cagliari)
Carlo Birocchi (Letteratura – Tusitalia)
Raffaele Cattedra (Geografia – Università degli Studi di Cagliari)
Elisa Ferrari (Danza – CCNN Centro Coreografico Nazionale di Nantes)
Gianluca Gaias (Geografia – Università degli Studi di Cagliari)
Rosi Giua (Fotografia – Tusitalia)
Dario La Stella (Performing art – Senza Confini di Pelle)
Maurizio Memoli (Geografia – Università degli Studi di Cagliari)
Danilo Pisu (Ornitologia – Centro Studi Fauna)
Margherita Riva (Arti visive – Tusitalia)
Silvia Serreli (Paesaggi – Università degli Studi di Sassari)
Valentina Solinas (Teatrodanza – Senza Confini di Pelle)
Tom Walker (Teatro – Living Theatre)

 

 

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1 COMMENT

  1. Davvero uno splendido progetto, direi quasi necessario di questi tempi, sia per il valore simbolico che per quello più propriamente pratico. Spero davvero che venga ripetuto, e che possa venire a conoscenza di più persone possibili. Complimenti a tutti!

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