Frammenti di luce. Un racconto da Malta 2018

La Valletta è stata Capitale della Cultura nel 2018. Ospitiamo un contributo dell’artista Giulio Stasi, che ha vissuto a Malta, in cui si dà conto dell’evento Fragmenta curato da Bettina Hutschek.

illustrazione di Alberto Favaro

Il 7 Febbraio 2019 la Commissione Europea pubblica le ultime previsioni di crescita del Pil dei Paesi Membri per il 2019 e il 2020. In entrambi i grafici Malta e l’Italia occupano rispettivamente il primo e l’ultimo posto, previsioni che confermano le posizioni occupate più o meno costantemente dai due paesi negli ultimi anni.
La crescita continua ha trasformato profondamente l’aspetto e lo spirito di Malta, dove, al contrario dell’Italia, si respira un clima di fiducia e di euforia collettiva.
Esiste qualche sorta di correlazione tra questi numeri e il ruolo culturale e sociale svolto dall’arte performativa? Fare arte performativa in due paesi che vivono un momento storico opposto presuppone una differente poetica e un diverso spirito politico? Quali sono le opportunità e i pericoli che le due società paventano a chi scelga di produrre un’arte indipendente rispetto all’ideologia e al sentimento dominante?

Bettina Hutschek, artista visiva, videografa, curatrice, approda a Malta nel 2010, e dal 2013 ad oggi, con il progetto Fragmenta, «una piattaforma per presentare arte contemporanea in forma di pop-up exhibition in spazi pubblici o semi-pubblici delle isole maltesi», cura la realizzazione di ventitré performance di artisti locali e internazionali. Hutschek partecipa attivamente alla scelta delle location e in tutte le fasi, dall’ideazione alla messa in scena, di performance che si fondono con il territorio e i suoi abitanti in maniera assolutamente originale. L’indipendenza e il rigore nelle scelte la pongono come voce autonoma e autorevole nel dialogo con la società e con il momento storico che l’Isola sta vivendo.

Levitation – Gina Levante

Indifferente alle richieste di una politica che chiede all’arte contenuti di facile consumo, privi di visione critica, vistosi e promozionali per l’immagine del Paese, capaci di girare veloce negli ingranaggi di un’economia in crescita, Bettina Hutschek sceglie narrazioni aperte, sguardi equivochi, dinamiche “fuori sync”; al barocco dell’Isola, delle chiese, del più che pregevole Festival internazionale di musica barocca, l’artista contrappone un narrazione asciutta, post-moderna, alter-moderna, dadaista, ironica; al gusto autocelebrativo e in pompa magna degli eventi culturali maltesi, a un pubblico teatrale conservatore, di gusti e modi ottocenteschi, ella risponde con attenzione alle piccole cose, a quelle neglette, understatement, e sedute senza velluto rosso. Di fronte all’improvviso fiorire di gallerie, atelier e spazi di commercio per la pittura, la scultura, il design contemporaneo – ideali per decorare le case dei nuovi ricchi – Hutschek sceglie di appartarsi in luoghi minori o dimenticati, lontani dal turismo e dagli interessi dei conquistatori stranieri, spazi pubblici o semi-pubblici depositari di una cultura vera e autoctona, dove cura eventi e performance effimere.

Tutto questo coraggio ha fatto brevissima mostra di sé nell’evento 5yr FRAGMENTA Retrospective and Publication, il 18 Dicembre 2018, nella sede Scout di Floriana, città alle porte di Valletta. Una retrospettiva, una «experimental pubblication» in data unica, in cui con cura certosina è stato ordinato e disposto per consultazione pubblica l’ingente materiale relativo ai ventitré eventi di Fragmenta. Per quattro ore si sono potute osservare foto, leggere le descrizioni delle performance, guardare le registrazioni video, toccare il materiale di scena e quello usato per la comunicazione, incontrare gli autori. Un libro multimediale ricchissimo ed efficace, aperto solo per quattro ore; una lettura collettiva e singola interrotta da un breve intermezzo di performance lampo, aneddoti, racconti, iniziati con un public speech di Bettina Hutscheck e terminato con il lancio della sua pubblicazione: letteralmente il lancio per aria di un libro che non esiste e che infatti, ironia della sorte, atterra sopra un alto mobile e lì resterà.
Di queste ore di personale intenso raccoglimento in cui ho ripercorso minuziosamente tutte le performance – a molte delle quali ho partecipato in prima persona – scelgo tre eventi, a cui non ho avuto la fortuna di partecipare dal vivo.

illustrazione di Alberto Favaro

imħabba bl-addoċċ (traducibile come amore senza ritegno, spericolato, ma anche amore senza nessun piano, casuale) di Roxman Gatt è una struggente danza tra quattro ragazze e un’automobile, con musiche e video, messa in scena in un parcheggio isolato. Le riprese video della performance mi accolgono fuori dalla sede scout della retrospettiva e riescono a sciogliere in pochi minuti il mio personale, e di molti, scontro con il culto machista per le macchina sportiva, ampiamente respirabile nell’Isola. Ipnotizzato dalla musica e dalle immagini, ritorno con tutto me stesso alla mia adolescenza, mi rendo conto di aver quasi cancellato la passione totalizzante che avevo anche io a quell’età per i motori. Il mix di canzoni dance degli anni Novanta, insieme a temi elettronici più moderni e romantici, la presenza scenica e il respiro dei movimenti delle interpreti, un non-luogo pregno di tensione, riescono a creare un dialogo interpersonale fra me e me in differenti età e con i nativi maltesi. La danza delle ragazze fra loro e con la macchina è sensuale, anarchica e totale come un teenager; scardina i confini del genere e porta via tutto, come la BMW che, sgommando, lascia la scena vuota.

kemmuna nation di Mario Asef è un’azione politica e concettuale che si appropria dell’isola di Comino, a largo di Malta. Per poche ore, i 3,5 chilometri quadrati di natura selvaggia dell’isola, d’estate invasi ogni giorno da badilate di turisti, vengono attraversati da un nuovo ordine e un nuovo sguardo.
«Il 28 di Ottobre 2018 è il giorno prescelto: la natura dichiara la propria indipendenza. Piante, animali e minerali si uniranno per costruire la più potente nazione del mondo, lasciandosi alle spalle i tempi del saccheggio e dello sfruttamento degli uomini. Questo sarà il giorno in cui l’ordine mondiale assumerà una nuova forma», annuncia Mario Asef nella propaganda pre-evento.
A Comino il programma prevede: discorso inaugurale, una presentazione della “Kemmuna Cryptocurrency”, un breve tour dell’ecosistema locale e un’installazione sonora interattiva nella panetteria abbandonata.
kemmuna nation è una riflessione partecipata sull’Antropocene, l’epoca geologica che viviamo, nella quale all’essere umano e alla sua attività sono attribuite le cause principali delle modifiche territoriali, strutturali e climatiche. Quasi fosse uno scherzo, il discorso inaugurale proiettato per la retrospettiva in una piccola sala, è quasi inudibile per via del forte vento che, nel “giorno prescelto”, spirando sopra i microfoni, reclama il suo primato sulla parola.

Location maltesi

Sometimes Very Close to Nothing at All di Aidan Celeste e Stefan Nestorosky è l’intervento che più mi colpisce: su un muro della sala scout è proiettato il backstage del suo lavoro. Siamo all’interno di una vecchia residenza abbandonata, persone si aggirano nella penombra, chiudono porte, finestre, aprono varchi. Sul muro della casa cominciano ad apparire immagini in movimento di cui non si capisce l’origine. Sono persone al mare. Le immagini sono capovolte. Voci di bambini. In questo cortocircuito di doppia proiezione non capisco bene quello che sto vedendo, ma la fibrillazione delle immagini capovolte mi ricorda un caldo pomeriggio d’Agosto di qualche anno fa, quando steso sul letto della mia casa di Roma, con le persiane chiuse e gli scuri accostati, vidi apparire sul muro, capovolti, il palazzo di fronte e il cielo, e rimasi, immerso in quella calura e in quell’apparizione, a bocca aperta.

Aidan Celeste e Stefan Nestorosky trasformano una casa abbandonata in una gigante camera oscura. Fanno entrare dentro, l’immagine di ciò che è fuori. Persone filmate e proiettate in tempo reale che sembrano venire da un altro tempo. Un ragazzo si tuffa in mare verso il cielo.
Parlo con Aidan, è una persona gentile e delicata come il suo lavoro; mi spiega che l’occhio umano ha bisogno di alcuni minuti per abituarsi alla mancanza di luce e poter vedere le immagini dall’interno della camera oscura. Nella performance il pubblico è invitato a muoversi liberamente nella casa, raccogliere oggetti, indirizzare su questi e sui propri corpi la proiezione dell’esterno.
Pochi giorni dopo, come programmato, le ruspe avrebbero demolito la casa.

subversive semiotics; a happening for a billboard – david pisani

L’intervento di Aidan è un’intuizione poetica e un’azione politica, è una sensibilità che guarda senza toccare, è un’opera controcorrente in un paese di cui le gru sono il simbolo più rappresentativo e in cui in tanti si sono arricchiti speculando sugli immobili.
Bettina Hutschek, con un lavoro instancabile, delicato, lento, schivo, mai scontato, è riuscita a trovare bellezza dove nessuno sapeva vederla; è riuscita, senza reclamarlo, a trovare uno spazio e una compiutezza in un’isola attraversata dal rumore, dalla corsa all’oro, dall’ostentazione. La Fondazione Valletta 2018 Capitale Europea della Cultura ha capito l’importanza e il sapore che questa nicchia di offerta può dare al pacchetto completo con cui Malta si presenta al resto del mondo e ha dato supporto al progetto. Ma il lavoro di Fragmenta va oltre.

Seduto su aereo mi allontano dall’isola. È notte. E da qui Malta sembra un tappeto di piccoli diamanti e brillanti. Mi sembra di percepire un bagliore, un breve lampo di luce che da un preciso punto dell’isola si lancia verso lo spazio, raggiunge il mio aereo, la luna, percorre cinque anni luce, supera Alfa Centauri, continua per altri centomila anni ed esce dalla via Lattea affacciandosi nel vuoto. Fra tre miliardi di anni questa luce incontrerà, alla sua fonte, le onde radio di Quasar più vicino alla terra. Dalla piccola isola di Malta questa piccola luce attraversa lo spazio e il tempo. Non è forse questa l’ambizione, o l’illusione, dell’arte?

Giulio Stasi

Giulio Stasi (Perugia, 1973) è un artista performativo e regista. Attualmente vive fra Malta, Roma e un furgone chiamato Bang! che attraversa spazi. 

Illustrazioni
Alberto Favaro
Visual creations della serie: “Right To Space” 2018
non hanno un nome individuale.
le ultime due sono elaborazioni da:
“Extraordinary Properties for Extraordinary Lives”: a still from advert by Malta Sotheby’s International Realty. Redesigned by Alberto Favaro.
An advert of Valletta as a World Heritage City. Redesigned by Alberto Favaro.

Gli articoli di Teatro e Critica, che sono frutto di un lavoro quotidiano di ricerca, scrittura e discussione approfondita, sono gratuiti da 8 anni.
Se ti piace ciò che leggi e lo trovi utile, che ne dici di sostenerci con un piccolo contributo?

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here