In fondo agli occhi, il Gentle Unicorn di Chiara Bersani

Gentle Unicorn, creazione di Chiara Bersani, è stato presentato a Romaeuropa Festival nell’ambito di Anni Luce. Recensione

Foto Piero Tauro

Chi è guardato o si crede guardato | leva lo sguardo | risponde con uno sguardo. Fare esperienza dell’aura di un fenomeno o di un essere significa accorgersi della sua capacità di | levare | rispondere con lo sguardo.  Da Walter Benjamin. Che cos’è l’aura? Trad. di Giorgio Agamben

Troviamo Chiara Bersani rannicchiata su se stessa, senza che la postura ci conceda la vista del viso. Lentamente il corpo comincia a sciogliersi: piccolissimi movimenti delle dita dei piedi, delle mani sono la misura di uno sforzo evidente. La stasi si trasforma in moto: attraversare il palcoscenico da un punto all’altro, arrivando fino agli spettatori seduti lungo i tre lati del perimetro, questo l’obiettivo. È un incedere lunghissimo – la cui fatica è sottolineata da uno scricchiolio sonoro quasi osseo – nel quale i muscoli misurano gli accenti della musica come in un ritmo interiore potentissimo che è in grado però di trasformarsi in un epifenomeno inversamente proporzionale per dimensioni. E poi il volto, quando si concede, qui è portatore di uno sguardo che cerca l’incontro ma inevitabilmente è dilaniante. Gli occhi scrutano il pubblico, a volte sembrano innamorarsi di altri occhi; poi il corpo prosegue la propria lotta: coprire la distanza, fermarsi per dare le forme di un piccolo volteggio aereo con le mani – come un cavallo (ecco l’unicorno) che elegantemente alza le zampe anteriori – per poi dirigersi verso una tromba, unico oggetto nello spazio completamente vuoto e bianco. La sorpresa di una musica inaspettata e cacofonica riempie il finale.

Foto Piero Tauro

La progressione è millimetrica e lentissima, anche nella costruzione dell’atmosfera musicale: i diffusori non sono rivolti verso la sala come vorrebbe la prassi, ma emettono suoni e musica (a cura di Francesca De Isabella) verso le pareti così da rifrangersi sul pubblico come se arrivassero da una dimensione prossima ma separata, fino a quando il volume cresce riallineando l’ascolto. Così è anche per la qualità cromatica (le luci sono di Valeria Foti), per la quale gli effetti rosati e verdi macchiano con gradualità e delicatezza lo spazio scenico, .

Ma, allora, di cosa parla Gentle Unicorn? Cosa vuole raccontarci questo lavoro performativo nel quale accade pochissimo, questa sorta di happening in cui anche il movimento di un mignolo andrebbe visto con uno zoom di codici appartenenti a un altro stato del corpo?

Tutto è in quello sguardo: in quegli occhi tesi a cercare la relazione con l’altro. Perché è quello sguardo il luogo nel quale l’intera questione prende fuoco. Ti sto guardando Chiara, tu mi stai guardando: cosa vedono i miei occhi? Sto provando pietà per gli sforzi che appaiono così gravosi per il tuo piccolo corpo? Ho il coraggio di stare qui con te senza soppesare la noia? Riesco a trasformare l’aspettativa per un’opera teatrale in un incontro? Sono in grado di non chiedermi se ciò che vedo risponde alle categorie della danza o del teatro?

Foto Piero Tauro

È impossibile uscire dalla sala, allestita alla Pelanda per la terza artista in rassegna ad Anni Luce, senza almeno sfiorare questi interrogativi. Guardo una giovanissima spettatrice seduta in terra a un angolo della scena, la postura della testa e il suo sguardo indicano una tristezza reale, un turbamento compassionevole. Eppure il lavoro dovrebbe suscitare tutto meno che quel triste turbamento. Ma forse anche questa è una variabile calcolata: io sono qui di fronte a voi, quella che a voi risulta essere una deformità da compatire è il mio corpo.

Se non ci fosse quello sguardo saremmo spettatori di una sorta di messa in mostra del disagio per una mobilità ridotta, ma in questo caso l’artefice ne sarebbe anche la vittima/protagonista. Chiara Bersani ha in definitiva costruito un dispositivo concettuale in cui lo scontro con la disabilità in tutta la sua evidenza fenomenica è il cuore del discorso e lo ha fatto senza la parola, dunque togliendo di mezzo la razionalità, con l’intento di sciogliere il pregiudizio nella commozione di uno sguardo. E in questo caso il pregiudizio potrebbe essere rintracciato nell’incapacità stessa di affrontare la relazione, di rapportarci con una fisicità così diversa dalla nostra. Ecco che lo sguardo allora può annullare la distanza e dare accesso a una realtà interiore. In questo senso la figura mitica dell’unicorno diventerebbe qui metafora e azione politica rispetto alla relazione con la diversità. Tutto il resto è quasi insondabile e appartenente alla singolarità dell’incontro.

Andrea Pocosgnich

Gentle Unicorn
Ideazione, Creazione, Azione Chiara Bersani
Musiche Francesca De Isabella
Disegno Luci Valeria Foti
Direttore tecnico Paolo Tizianel
Consulenza drammaturgica Luca Poncetta
Drammaturgia Gaia Clotilde Chernetich
Coach Marta Ciappina
Mentoring Alessandro Sciarroni
Occhio esterno Marco D’Agostin
Organizzatore di produzione Eleonora Cavallo
Cura, Promozione Giulia Traversi
Consulenza amministrativa Chiara Fava
Produzione Associazione Culturale Corpoceleste_C.C.00#
Coproduzione Santarcangelo Festival, CSC – Centro per la Scena Contemporanea (Bassano del Grappa) Creazione realizzata presso le residenze artistiche Centrale FIES (Dro, Trento), Graner (Barcellona)
Residenza produttiva Carrozzerie | n.o.t (Roma), Gender Bender Festival (Bologna), CapoTrave/Kilowatt (Sansepolcro)
Chiara Bersani è tra i 7 artisti sostenuti per il 2018 dal progetto ResiDance XL – luoghi e progetti di residenza per creazioni coreografiche azione della Rete Anticorpi XL – Network Giovane Danza D’autore coordinata da L’arboreto – Teatro Dimora di Mondaino Foto © Roberta Segata Courtesy Centrale Fies art work space

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Laureato in Storia del Teatro presso l’Università Tor Vergata di Roma con una tesi su Tadeusz Kantor, ha frequentato il master dell’Accademia Silvio D’Amico dedicato alla critica giornalistica, ha fondato nel 2009 Teatro e Critica di cui attualmente è uno degli animatori. Come critico teatrale e redattore culturale ha collaborato anche con Quaderni del Teatro di Roma, Metromorfosi, To be (free press dedicata al teatro), Hystrio, Il Garantista. Da alcuni anni insieme agli altri componenti della redazione di Teatro e Critica organizza una serie di attività formative rivolte al pubblico del teatro. Dal 2013 al 2014 è stato uno degli insegnanti di Storia del Teatro del progetto Lazio in Scena. Nel 2013 ha ideato e progettato (insieme agli altri componenti di Teatro e Critica) la app Teatro Pocket.