Dubois e Rizzo. A Prato, la danza nella memoria del corpo

A Contemporanea 18 toccata e fuga di Olivier Dubois, impegnato nella creazione di “Tropismes”, ritorna anche Cristina Kristal Rizzo nello spazio dei Kinkaleri, la compagnia di cui è stata per anni la musa.

Olivier Dubois – My bodi of coming forth by day – ph Ilaria Costanzo

Come tradurre My Body of Coming Forth by Day? Forse, bistrattando un po’ la lingua inglese, “Il mio corpo nel farsi avanti di giorno?”. Oppure “Il mio corpo che arriva per emergere nella luce”, vista la dichiarata vicinanza con l’egiziano Libro dei morti? Sia come sia, questo è il senso dell’assolo di Olivier Dubois: autobiografico ma anche inaspettatamente ludico e gioioso per un coreografo francese, tra i più richiesti al mondo (appena onorato del Bessie Award per la danza a New York per il suo Mon élue noire: Sacre #2) che sino a oggi non ha fatto che sondare con una lucidità chirurgica gli aspetti più dolorosi e scabri del nostro esistere in questo mondo in spettacoli per grandi e piccoli gruppi, come Révolution (2009), Tragédie (2012), Élegie (2013), Souls (2013) e i magnifici Les Mémoires d’un seigneur (2015) e Auguri (2016).

Olivier Dubois – My bodi of coming forth by day – ph Ilaria Costanzo

Dunque dapprima champagne e accoglienza brillante da parte del coreografo/entertainer, che fa assiepare un nugolo di spettatori di necessità ristretto entro la saletta di una biblioteca di Prato – uno dei molti spazi a disposizione di Contemporanea 18. Festival/Le arti della scena – annunciando un gioco a cui lo stesso pubblico dovrà partecipare. A tre persone sempre diverse è chiesto di scegliere, da un ricco pacco di buste, alcuni titoli di spettacoli (e relative musiche) cui Dubois partecipò nella sua precedente vita di danzatore. Prima dell’inizio del quiz quasi televisivo – che tra l’altro potrà essere interrotto da chi ha ricevuto un fischietto – il coreografo, in camicia e completo grigio, seduto a un tavolino racconta i suoi tardivi esordi (a 23 anni) nel mondo della danza: da un’iniziale e cocente umiliazione («lei non diventerà mai un danzatore»: d’altra parte la sua formazione in lingue ed economia avrebbe dovuto portarlo in ben altra direzione) a un accumulo quasi bulimico di esperienze danzanti, sotto la guida di metteur en scène più o meno noti che hanno fatto del suo corpo un portatore di ricordi felici e di melanconici sudori, un memoriale di opere d’arte o sedicenti tali.

Danzando per soli frammenti le coreografie estratte dagli spettatori con gran foga e puntiglio, il “defunto” Dubois/danzatore torna a nuova vita «così da poter sorgere e rinascere con il sole mattutino», come recita appunto Il libro dei morti. I brani prescelti durante la serata sono per puro caso quasi tutti anni Novanta e ben poco interessanti, anche se resi buffi dalla minuziosa descrizione di scene e costumi da parte del performer. Ma ci sono eccezioni: alcune tracce coreografiche di Sasha Waltz, Jan Fabre e William Forsythe, oltre all’Après-midi d’un Faune di Nijinskij, coreografia filologicamente ripresa (2008), nel solo ruolo del Fauno, da Dubois stesso, assieme a Cyril Accorsi.

Olivier Dubois – My bodi of coming forth by day – ph Ilaria Costanzo

Impossibile dimenticare che, per ogni frammento danzato, Dubois chiede agli interlocutori di spogliarlo di una parte del suo vestito, che resterà in mutande e che ad ogni fischio corrisponde una sosta con una sua breve confessione (tipo: «Avevo 14 anni quando…»; ma di confessioni è pieno il Libro dei morti). La fine del percorso suscita nel pubblico il desiderio di danzare su di una canzone di Céline Dion dal Las Vegas Tour del 2003. Il ballo collettivo cela «la glorificazione dell’artista», avvolto in una finta pelliccia e cosparso di brillantini, è ormai libero di «uscire al giorno».
Infine, di fronte al divertente e asprigno My Body of Coming Forth by Day? qualcuno potrebbe sollevare un paragone con le operazioni coreografiche cosiddette di meta-danza di Jérôme Bel, altro ben noto coreografo francese. Ma l’assolo di Dubois, agito in prima persona insieme al suo fido musicista François Caffenne, segue altri binari, quelli della sotterranea sapienza egizia in cui il suo stesso corpo diviene portatore di memoria. La memoria, il nostro ultimo baluardo contro la morte.

Cristina Kristal Rizzo – Ultras – ph Ilaria Costanzo

Di tutt’altra indole è Ultras Sleeping Dances di Cristina Kristal Rizzo, che fa sempre onore al suo nome aggiunto con la sua bella qualità di movimento aguzza, tagliente, eppure di una grazia cristallina. La pièce, per cinque danzatori tra cui la stessa coreografa, è nata nello spazio storico della compagnia Kinkaleri, di cui la stessa Rizzo è stata a lungo musa ispiratrice e all’inizio, quando tutti calzano parrucche colorate, si basa su complessi equilibri a terra, come di bimbi appoggiati sulla culla che agitano braccia e gambe; ma qui la culla non c’è. Faticosi gli spostamenti nello spazio rettangolare, con il pubblico seduto su cuscini contro le pareti, ma affascinanti e incantatori, specie nel cauto venirsi incontro, nella formazione di improvvise catene rasoterra che si sciolgono subito sulle varie musiche che di volta in volta Rizzo propone con un semplice click del suo registratore.

Cristina Kristal Rizzo – Ultras – ph Ilaria Costanzo

Quando i ritmi musicali e muscolari si fanno più concitati, le bocche, le magliette, i visi si ricoprono di rosso sangue e i corpi si alzano. Dramma? No, la danza resta formalistica ma in piedi e si concede qualche mistero da prestigiatore quando d’improvviso, sparito il finto sangue, tutti i danzatori a turno si cospargono le braccia di crema e poi gli occhi, forse di latte detergente. Tempo di dormire: siamo nelle Sleeping Dances. Ma la notte, che non prevede abbassamento di luce (sempre fissa), induce al pianto femminile e a una sorta di ghigno maschile assai ambiguo, munito di microfono. Scatta Satie con una sua prima Gymnopédie e c’è chi continua a piangere, chi danza giocando con filamenti di plastica colorata.
È il sogno, forse, a portarci nel finale una guizzante Rizzo in lungo pantalone rosso e maglietta nera, seguita da un collega che con lei ruota e ci immette in un concitato ed energico baccanale.

Marinella Guatterini

Istituto Lazzerini / Spazio K – Contemporanea Festival, Prato – settembre 2018

MY BODY OF COMING FORTH BY DAY
coreografia
Olivier Dubois
interprete Olivier Dubois
regia e suono François Caffenne
produzione Compagnie Olivier Dubois I COD
coproduzione Festival BreakingWalls / Il Cairo Olivier Dubois è artista associato del / is associated artist of CENTQUATRE-Paris.
La COD – Compagnie Olivier Dubois riceve il sostegno del / is supported by Ministero della Cultura – Direzione generale creazioni artistiche – delegazione Danza.

ULTRAS Sleeping dances
concept Cristina Kristal Rizzo
danza Marta Bellu, Jari Boldrini, Barbara Novati, Cristina Kristal Rizzo, Charlie Laban Trier
musica Deepsea Drive Machine, Dylan Mondegreen, Bonnie ‘prince’ Billy, Ed Sheeran, Napa Snidvongs
allestimento e costumi Cristina Kristal Rizzo con i danzatori/
produzione Cab 008
con il sostegno di Teatro Dimora di Mondaino
in collaborazione con il Teatro Metastasio di Prato
residenze creative spazioK.Kinkaleri , Centro nazionale di produzione / Virgilio Sieni L’arboreto – Teatro Dimora di Mondaino
con il sostegno di Regione Toscana e/ and MiBACT