«Oltrepassare l’intenzione». Intervista a Francesca Zaccaria

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foto di Susanna Bavaresco

Carnet Erotico di e con Francesca Zaccaria andrà in scena il 28 agosto, al Teatro Nido dell’Aquila, all’interno del cartellone di Todi Off – Futuro Anteriore. La coreografa e danzatrice, raggiunta al telefono, ci ha parlato del suo cammino autoriale, dell’esigenza di cercare uno spazio di creazione nelle difficoltà produttive nell’ambito del teatro-danza ma anche delle possibilità di un tempo altro.

Qualche battuta sul tuo percorso e sul lavoro che presenterai.

Il mio percorso di lavoro si articola tra Italia e Francia. In Italia collaboro con la compagnia Aldes di Roberto Castello, dalla quale in questo momento sono sostenuta come autrice: si tratta di un appoggio notevole in termini di possibilità di fare spettacoli. In Francia, ad Aix-en-Provence, dal 2012 collaboro come danzatrice con la compagnia SIC.12 di Gustavo Giacosa, un ex attore di Pippo Delbono. Ora stiamo lavorando alla nostra terza creazione di spettacolo completo: si intitola En chemin e debutterà a ottobre.
Accanto a questo impegno su progetti per così dire personali, mi capita di lavorare su invito: recentemente ho tenuto un grande laboratorio alla Folkwang-Hochschule di Pina Bausch e ho curato la coreografia degli allievi del terzo anno del Master, presentata all’interno del Tanztheater Festival. Insomma, il mio è un percorso che si sviluppa in vari filoni che vedono la danza affiancata anche allo studio delle arti marziali. Non si tratta mai di un lavoro autoriale che mi porta in una direzione univoca, anche perché in Italia è molto difficile operare in una compagnia fissa nell’ambito del teatro-danza.
Carnet Erotico arriva dal desiderio di trasmettere con il corpo un qualcosa che, in origine, è stato cercato graficamente. Essendo anche pittrice mi succede di fantasticare attraverso i segni, di visualizzare un input creativo prima in forma pittorica. Attraverso queste immagini sono poi arrivata a mettere in carne una serie di quadri. “Erotico” per me ha una valenza ampia, indica un qualcosa di esposto, denso di sfumature che non hanno a che fare con l’esplicito. Carnet si articola in tre parti e poggia su di una ricerca sull’ombra e sulla luce che serve a costruire una logica visiva diversa da quella naturale-anatomica. Il buio, dal quale emergono piccoli dettagli, permette di uscire da un rigore e, in un certo senso, anche da una vergogna, consente di scomporre e ricomporre il corpo in senso surreale e onirico. Dopo un tempo votato a questo, nella seconda parte il corpo si concede al movimento, si abbandona al suono. La terza parte è quella più iconografico-pittorica: c’è un recupero di immagini – modellato sulla sensazione di sfogliare un quaderno – che a volte sono esageratamente grottesche, poi invece più semplici. Lavoro su questo lieve meccanismo dello spostare, attraverso il tempo e il ritmo, il significato, sull’oltrepassare l’intenzione.

Che cosa rappresenta la piazza di Todi Off per il tuo percorso artistico?

Sono stata molto contenta di essere stata chiamata dalla direzione. Carnet Erotico ha debuttato a dicembre a Milano: subito dopo il debutto, come quasi sempre mi accade, c’è stato un tempo di pausa, di chiarificazione, in cui il lavoro ha gettato radici più profonde. L’invito si presenta quindi come un’occasione per rimettere mano ad alcuni aspetti bisognosi di maturazione, a livello anche musicale e di disegno della luce. Il fatto di essere invitata è prezioso e raro. Todi Off mi sembra un ambiente nel quale si cerca di ritagliare, accanto alla presentazione dei lavori, degli spazi riservati al ragionamento e alla condivisione, un festival accompagnato da una grande attenzione.

Che cosa pensi delle limitazioni anagrafiche che sempre di più caratterizzano le opportunità di produzione e circuitazione?

Da 39enne, quasi 40enne, molte volte mi ritrovo fuori dai bandi. Il punto è che, dopo i 35 anni, non è che sia “successo qualcosa”: non siamo abbastanza grandi e abbastanza tutelati da camminare con le nostre gambe ma, ovviamente, non rientriamo più nel target. Siamo immersi in un sistema nel quale non ci sono sufficienti occasioni per entrambe le fasce, quindi si rimane fuori, e si decide cosa fare. Se vuoi lavorare con altre persone (ad esempio, come nel mio caso, musicisti che creano inediti) diventa tutto ancora più difficile perché è necessario un grande sforzo economico. I bandi sono una splendida occasione ma allo stesso tempo sono complicatissimi: personalmente preferisco fare i salti mortali in altri modi. In Francia e ancora di più in Germania, ci si rende conto di come tutto funzioni  diversamente: lì sei messo in condizione di creare e poi di inserire il tuo lavoro in uno spazio libero. C’è da dire che gli italiani, in questi contesti, fanno sempre una bellissima figura: sono fortificati, addestrati a conquistarsi attivamente la loro occasione per lavorare.

Che cosa significa per te il termine OFF? 

Il termine off ha qualcosa di positivo, indica un oltre, un’uscita dagli schemi, un’apertura in altre dimensioni. Credo che le risorse creative siano un bene impagabile, da salvaguardare. In questo senso mi percepisco molto legata al mio processo di ricerca, e quindi spesso fuori dal sistema operativo e dai suoi ritmi incalzanti: vado lentamente, a scapito del presenziare. Non riesco a stare dentro a una logica di mercato che mi impedisce di prendermi il tempo naturale, che è quello delle cose.

Una considerazione sulla formula Futuro anteriore, titolo della rassegna

D’istinto mi fa pensare al presente. Evoca qualcosa che si irradia nel futuro ma ha radici profonde nei tempi precedenti. È tutto ciò che siamo stati, proiettato in avanti nel tempo. Ha a che fare con l’istante del danzare e con la questione erotica della danza, con la sua qualità pericolosa e imprevista. Erotico è assorbire l’istante.

Redazione

 

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