Gli alieni di Annie Baker nella scena minima di Silvio Peroni

È andato in scena al teatro Brancaccino The Aliens, di Annie Baker, con la regia di Silvio Peroni. Recensione

foto ufficio stampa

C’è qualcosa di delicato, leggero nel modo con cui Annie Baker fotografa piccole istantanee, sezioni di una generazione ai margini: i protagonisti di The Aliens – testo del 2010 pluripremiato nell’Off-Brodway – sono angeli perduti, avvolti dal candore della giovinezza, dall’ingenuità dei giusti incoscenti; portano sul corpo le cicatrici di giovinezze fallite nel tentativo di trovarsi. Questo tocco pulviscolare è amplificato dalla regia di Silvio Peroni che con efficacia dirige la drammaturgia dell’autrice statunitense e la porta in scena al Teatro Brancaccino, fino al 12 novembre, concentrandosi con rigore e talento sul lavoro attorale che è il perno di tutto, insieme a quello sulla parola, ben cesellata nella traduzione di Monica Capuani.

The Aliens è uno dei tanti nomi che KJ e Jasper avevano dato al loro gruppo musicale, esperienza fallita come miseramente sembrano fallire le aspirazioni di questi trentenni rimasti a invecchiare nella provincia triste del Vermont. Sono alieni coloro che sono diversi, se ne stanno fuori dal recinto dove pascola chi ce l’ha fatta (o chi si adegua), chi è in pace con la società e le sue contraddizioni. KJ e Jasper passano tutto il giorno nel retro di un locale, forse uno di quei diner onnipresenti nella cinematografia e narrativa americana, quelli in cui le cameriere si affrettano a riempire la tazza di caffè appena si svuota.

foto ufficio stampa

Con un paio di cassette e una vecchia porta stesa in orizzontale si sono procurati un tavolo, qualche poltrona e sedie rimediate completano questa sorta di salotto a cielo aperto nel quale i due bivaccano l’intero giorno parlando qua e là di musica, accennando vecchie canzoni, ricordando il passato, bevendo e fumando tra un discorso sui massimi sistemi e un aneddoto più o meno assurdo capitato a un vecchio amico. Forse a ragione, qualcuno ha paragonato le atmosfere create dall’autrice americana – classe ‘81 e Premio Pulitzer nel 2014 per Flick – a quelle di Čechov: come non ritrovare proprio nei ritmi dei dialoghi, nei vuoti, nell’assenza quasi totale di azioni e snodi drammaturgici la scrittura del drammaturgo russo? E, come spesso accade in Čechov, anche qui è l’arrivo di un personaggio con sentimenti e sensibilità nuovi a creare una leggera increspatura della stasi quotidiana. Un giorno dietro i grigi muri del diner compare Evan, diciassettenne non proprio alla moda, non allineato con i coetanei, lavorerà nel locale per l’estate trovando nei due un’amicizia fraterna per natura e un’educazione – anche sentimentale – con cui completerà la tardiva maturazione.

foto ufficio stampa

C’è un Quattro Luglio da festeggiare, lì nel retro sporco e maleodorante: mentre il cielo notturno si colora delle luci di qualche fuoco d’artificio c’è il tempo per imbracciare la chitarra e suonare ancora un vecchio pezzo o leggere un nuovo capitolo di un romanzo in divenire. KJ la sua redenzione l’aveva trovata, da autodidatta innamorato della prosa e della poesia di Bukowski (proprio alcuni suoi versi avevano come titolo The Aliens) aveva iniziato a scrivere, prima di ritrovarsi dannato con una “spada” nel braccio.

Giovanni Arezzo, Francesco Russo, Jacopo Venturiero si caricano sulle spalle con passione e quasi sempre con misura questi personaggi – un rodaggio maggiore permetterà di alleggerire qualche enfasi di troppo che rischia di portare, soprattutto il più giovane, verso una caricatura macchiettistica. Talvolta fortunatamente sono imprecisi nella dizione lasciando intravedere in lontananza qualche eco regionale che ci avvicina ancora di più a quelle anime malridotte; non c’è forse così tanta distanza d’altronde tra le vite sconfitte in una periferia americana e le prospettive abbandonate a marcire in certe nostre province.

Andrea Poocsgnich

Teatro Brancaccino, fino al 12 novembre 2017, Roma

THE ALIENS
di Annie Baker
traduzione Monica Capuani
regia Silvio Peroni
con Giovanni Arezzo, Francesco Russo, Jacopo Venturiero
prodotto da Khora Teatro

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