She she pop e le cinquanta sfumature di pudore

Abbiamo visto in anteprima nazionale al Festival delle Colline Torinesi l’ultimo spettacolo del collettivo tedesco She She Pop. Recensione.

ph: Doro Tuch

Proiettato al centro della scena il viso di Lilli Biedermann, presente in piedi ai lati del palco. Lo sguardo – intenso, incorniciato da folte ciglia – è rivolto alla platea. Le sue labbra carnose sono pittate di uno rossetto marrone, che sborda dai contorni. Racconta di quando sua madre le ha parlato di sesso per la prima volta, dell’imbarazzo, dell’incapacità di superare i tabù.  Perché è così difficile – si domanda – raccontare un ambito così cruciale e formativo dell’esistenza? «Perché il potere ha bisogno d’istituire un sapere del sesso? […] In un dato tipo di discorso sul sesso, in una data forma di estorsione della verità che appare storicamente ed in luoghi determinati (intorno al corpo del bambino, a proposito del sesso della donna, in occasione di pratiche restrittive della natalità) quali sono le relazioni di potere più immediate, più locali che sono all’opera?»

Con questi interrogativi Michel Foucault compone La volontà di sapere, testo programmatico del 1976, in cui assembla la base teorica per analizzare, lungo le pagine della sua Storia della sessualità, i modi peculiari del potere di costruire discorsi intorno alla sessualità così da poter organizzare i corpi all’interno di un sistema di controllo, talvolta di repressione e sempre di finalizzazione di pratiche fisiche. La consapevolezza che l’esperienza del sesso sia non soltanto connotata culturalmente, ma anche oggetto nella produzione di discorsi, nel campo di relazioni mobili di potere sembrerebbe fare da sfondo all’ultimo lavoro del collettivo tedesco She She Pop.

ph: Doro Tuch

Nato da un ensemble di donne, per lo spettacolo 50 Grades of Shame – visto in anteprima nazionale al Teatro Astra di Torino per il Festival delle Colline Torinesi – il gruppo si avvale anche di performer maschili. La drammaturgia prende le mosse dall’originale commistione di Risveglio di primavera di Wedekind e il bestseller 50 Shades of Grey di E. L. James e si risolve in una sequela di lezioni frontali, acchittate nell’alveo di una sorta di dark room tecnologica, con giochi di ruolo, confessioni, interrogativi cocenti. Uno dei perni tematici da cui si dipana è il concetto di pudore: come la vergogna entra nel corpo? La scena presenta una struttura composita e, di rimbalzo, questa stessa mescolanza si riverbera nei corpi degli attori, proiettati live su alcuni teli centrali. Un articolato gioco di proiezioni e rifrazioni restituisce le figure ibridate: membra frammiste a busti e teste che non vi appartengono, voci fuori sincrono e atteggiamenti frutto d’innesti non codificabili in un’identità di genere.

Si parla di violenza, di masturbazione, di gusti e di paturnie: il campo semantico che ammanta la sessualità viene ispezionato con levità e ironia, ma anche schiettezza e radicalità. Non c’è approssimazione ma anzi sapienza scenica in questo ensemble disordinato e irrequieto, indisciplinato e irriverente che, accogliendo il pubblico a luce accesa, su di esso volge lo sguardo con insistenza e incalza: «Che cosa succederebbe se noi qui ora ci togliessimo i vestiti? E se facessimo sesso? Tutti con tutti?».  Senza intellettualismi, instaurando un rapporto straniato con la platea, She She Pop compone una mordace esortazione a concepire il sesso e l’identità sessuale fuori da cornici confortanti, condotta con impudenza e senza ammiccamenti, con rigore politico e una qualità performativa preziosa.

Giulia Muroni

Teatro Astra, Festival delle Colline Torinesi – Torino, Giugno 2017

50 GRADES OF SHAME
di Gundars Abolins, Sebastian Bark, Lilli Biedermann, Knut Berger, Jean Chaize, Anna Drexler, Jonas Maria Droste, Johanna Freiburg, Fanni Halmburger, Walter Hess, Christian Löber, Lisa Lucassen, Fee Aviv Marschall, Mieke Matzke, Ilia Papatheodorou, Florian Schafer
regia She She Pop
ideazione She She Pop
con Gundars Abolins, Sebastian Bark, Lilli Biedermann, Knut Berger, Jean Chaize, Anna Drexler, Jonas Maria Droste, Johanna Freiburg, Fanni Halmburger, Walter Hess, Christian Löber, Lisa Lucassen, Fee Aviv Marschall, Mieke Matzke, Florian Schäfer, Susanne Scholl, Berit Stumpf, Zelal Yesilyurt
video Benjamin Krieg
scene Sandra Fox
costumi Lea Søvsø
musiche Santiago Blaum
drammaturgia Tarun Kade
suono Manuel Horstmann.
luci Michael Lentner
tecnici Florian Fischer, Andreas Kröher, Sven Nichterlein
produzione/pr ehrliche arbeit – freelance office for culture
organizzazione tournée Tina Ebert
amministrazione Aminata Oelßner
manager di compagnia Elke Weber
produzione She She Pop e Münchner Kammerspiele
coproduzione HAU Hebbel am Ufer Berlin, Kampnagel Hamburg, FFT Düsseldorf, Künstlerhaus Mousonturm Frankfurt a.M. e Kyoto Experiment
versione originale con sottotitoli in italiano
matrice sottotitoli PANTHEA/Anna Kasten
traduzione Eloisa Perone per il Festival delle Colline Torinesi

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Dottoressa magistrale in Filosofia con una tesi sul rapporto tra Walter Benjamin e Bertolt Brecht, collabora con Teatro e Critica da gennaio 2017. Dal 2015 frequenta il Seminario di Filosofia delle Arti Dinamiche, presieduto da Carlo Sini e Antonio Attisani. Ha coperto un ruolo di docenza in scrittura nelle scuole superiori, nell’ambito del progetto della Regione Autonoma della Sardegna, Tutti a Iscol@ nelle annualità 2016/2017 e 2015/2016. Ha svolto attività di consulenza drammaturgica in progetti promossi da Piemonte Live dal Vivo. Negli anni 2011-2013 ha partecipato a Siena al seminario di studi di genere “Presenti Differenti”, fondato da Maria Luisa Boccia e Michela Pereira. Dal giugno 2013 al dicembre 2016 ha collaborato con la webzine Pane Acqua Culture. Una recensione del 2014 è stata pubblicata nell’ambito del progetto RIC.CI (Reconstruction Italian Contemporary Choreography anni Ottanta-Novanta) ideato da Marinella Guatterini, realizzato con la Fondazione Paolo Grassi. Ha seguito una formazione di danza classica e danza contemporanea e ha partecipato ad alcune produzioni presentate a festival e rassegne nazionali.