Cuocolo Bosetti. Donne che vanno sulla luna

Prosegue il Festival delle Colline Torinesi, dove abbiamo visto in prima nazionale l’ultima creazione di Cuocolo Bosetti. Recensione

Foto facebook  del festival

Anno da donna. Entro questo palindromo si stringe il macrotema intorno al quale ruota la ventiduesima edizione del Festival delle Colline Torinesi: dedicato perciò alla figura femminile, al «ruolo nella trasformazione della società, alle battaglie delle donne per la libertà, l’emancipazione». Una kermesse ricca, importante per il territorio e attesa da tanto pubblico, con uno staff quasi interamente femminile e un cartellone ricco di artiste. Non ultima l’immagine di quest’anno è opera dell’artista Marisa Merz, esponente dell’Arte Povera.
Viene da domandarsi quale sia la necessità di mettere in evidenza la presenza delle donne alla stregua di un espediente tematico, come a ribadire che, nella norma, la soggettività femminile stia ai margini, quindi l’operazione di messa al centro dei discorsi abbia una caratteristica di eccezionalità. L’anno precedente il tema era “l’identità è un genere?”. Colpisce che in un contesto professionale – come quello delle Colline – in cui le donne hanno cura della prassi d’azione e di strategia, si senta la necessità di far affiorare come speciale un motivo che è già parte di una metodica d’esistenza, di una deontologia e etica che regolano politicamente ciò che c’è. Il trattamento da riserva indiana – quello che qui si teme – può tuttavia apparire necessario in un realtà sociale che ancora porta e reitera i segni, benché subdoli, di un patriarcato pulsante e eterodiretto. Nella nostra contemporaneità teatrale è talmente taciuta la presenza delle soggettività femminili da necessitare di un atteggiamento da quota rosa? All’interno di un cartellone – ricco e a più tinte – continua a avere senso rilevare la presenza delle donne come tema, soggetto e relazione? Siamo ancora l’altra metà del cielo, senza riuscire a essere rappresentate semplicemente come la maggioranza che siamo?

cuocolo bosetti
Foto Andrea Macchia

Con le mani sollevate, demandiamo ad altri l’onere delle risposte e osserviamo. Che sia frutto dell’attenzione specifica al lavoro delle donne o soltanto cura nel fotografare lavori di interesse, di fatto questa stagione delle Colline porta in scena drammaturgie scritte da autrici – Emily, Lettere dalla notte, Raffiche -, altre di pugno maschile – Amelia, Inquilino, Masculu e Fiammina – e tante, com’è normale, frutto dell’interazione di sguardi: Acqua di Colonia, Pedigree, Il cielo non è un fondale.

Questa dialettica – amorosa, conflittuale e creativa – è alla base del lavoro drammaturgico e scenico di Roberta va sulla luna – How to explain theatre to a living dog del duo Cuocolo Bosetti, che abbiamo visto in anteprima nazionale. Nello spazio della Sala Pasolini, presso il Teatro Gobetti di Torino, troviamo Roberta Bosetti avvolta in una pelliccia scura di astrakan, accomodata su una poltrona in pelle anni ’50. Dall’altro lato, di fronte su una seduta speculare, un orso polare. O meglio Renato Cuocolo dentro un costume da orso, ma questo lo si scoprirà soltanto verso il finale. Intorno al pubblico, al suolo tra gli incroci delle geometrie angolari disegnate da un nastro bianco, si aggira un cagnolino bianco, Nuvola.

cuocolo bosetti
Foto ufficio stampa

Si rivolge a lui Roberta quando racconta in prima persona di aver rinvenuto una rivista, datata estate 1969, che dedicava un numero speciale allo sbarco sulla Luna. L’aneddoto biografico dello smistamento domestico tra cianfrusaglie prosegue con il ritrovamento, in mezzo a un libro, di una cartolina del satellite: da questo espediente narrativo scaturisce un monologo dai toni compassati sull’autenticità dello sbarco lunare. Con garbo e piglio stralunato, Bosetti cammina nello spazio, mostra un telefono al pubblico, parla al cane, a tratti si alza e va al microfono. Al netto degli episodi di vita, si arriva al cuore del teatro, a indugiare sul mestiere di chi risiede nel crinale tra verità e finzione. Si tratta di un confine da oltrepassare per dare vita a una rappresentazione che, perché sia tale, deve superare il dato freddo di realtà. La donna, innamorata della luna, ammette compiaciuta di non aver vissuto su un piano schiacciato sulla mera oggettività e di aver rifuggito il pericolo di «ammalarsi di realtà». Se la psicanalisi è frutto del monopolio delle aziende di chaise longue – parafrasando Woody Allen – d’altro canto raccontare a partire da sé è una pratica che accomuna chi scrive drammaturgie e chi si racconta a un medico. Inoltre l’atto di andare in scena ha delle tangenze anche con chi ciarla al bar. Ci dice Bosetti al microfono che non si può certo iniziare una barzelletta e poi proseguirla dopo quindici giorni; così in teatro, ci vuole capacità di racconto e incisività. Ma anche ironia: il finto animale si rivela un vero essere umano, Renato Cuocolo che, tenendo la testa dell’orso sul braccio come Armstrong con il suo casco aerospaziale, compie in silenzio piccoli-grandi passi dell’umano.

Teatro Gobetti / Sala Pasolini, Torino – Giugno 2017
ROBERTA VA SULLA LUNA – HOW TO EXPLAIN THEATRE TO A LIVING DOG

di Roberta Bosetti e Renato Cuocolo
regia Roberta Bosetti e Renato Cuocolo
con Roberta Bosetti e Renato Cuocolo
con la partecipazione del cane Nuvola
produzione Cuocolo Bosetti/IRAA Theatre, Teatro di Dioniso, Festival delle Colline Torinesi, Olinda Milano, ICA (Institute Contemporary Arts) Sydney

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Dottoressa magistrale in Filosofia con una tesi sul rapporto tra Walter Benjamin e Bertolt Brecht, collabora con Teatro e Critica da gennaio 2017. Dal 2015 frequenta il Seminario di Filosofia delle Arti Dinamiche, presieduto da Carlo Sini e Antonio Attisani. Ha coperto un ruolo di docenza in scrittura nelle scuole superiori, nell’ambito del progetto della Regione Autonoma della Sardegna, Tutti a Iscol@ nelle annualità 2016/2017 e 2015/2016. Ha svolto attività di consulenza drammaturgica in progetti promossi da Piemonte Live dal Vivo. Negli anni 2011-2013 ha partecipato a Siena al seminario di studi di genere “Presenti Differenti”, fondato da Maria Luisa Boccia e Michela Pereira. Dal giugno 2013 al dicembre 2016 ha collaborato con la webzine Pane Acqua Culture. Una recensione del 2014 è stata pubblicata nell’ambito del progetto RIC.CI (Reconstruction Italian Contemporary Choreography anni Ottanta-Novanta) ideato da Marinella Guatterini, realizzato con la Fondazione Paolo Grassi. Ha seguito una formazione di danza classica e danza contemporanea e ha partecipato ad alcune produzioni presentate a festival e rassegne nazionali.

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