Surgèlami di Compagnia Habitas. Crescere in residenza

Dopo un periodo di prove al Teatro Studio Uno, la Compagnia Habitas presenta Surgèlami. Il racconto, dalla residenza al debutto.

 

Foto di Simone Galli
Foto di Simone Galli

Non tutti gli artisti sono disposti a rendere critici, operatori o gli stessi amici partecipi delle prove, alcuni sembrano quasi gelosi del proprio processo creativo al punto da volerlo proteggere da occhi indiscreti, mostrarlo solo quando sarà debitamente maturo da debuttare in scena. La Compagnia Habitas, diretta dal giovane regista Niccolò Matcovich, ha scelto invece di aprire le porte alla sua residenza al Teatro Studio Uno, vinta partecipando a Pillole #tuttoin12minuti bando indetto dallo spazio romano di Torpignattara che prevedeva la ricerca di progetti da presentare dal vivo in forma di corto della durata massima di 12 minuti, con la finalità di inserire il più meritevole nel cartellone 2016-2017.

Foto di Simone Galli
Foto di Simone Galli

Un mese di tempo, a partire da gennaio, da trascorrere in piena autonomia di gestione nella Sala Specchi, dove il regista, insieme alla dramaturg Rosalinda Conti e agli attori Chiara Aquaro, Chiara Della Rossa, Armando Quaranta, Simone Ruggiero, ha quotidianamente lavorato alla drammaturgia scenica di Surgèlami. È un vezzo un po’ teen, un po’ sulla falsa riga della “crisi dei trenta” avente come tema la coppia e il sentimento che la tiene in vita o la soffoca, o addirittura la rimanda: «Surgelami per scongelarmi in tempi migliori».
Accoglienza e messa in discussione sono gli elementi cardine che hanno caratterizzato il processo creativo del giovanissimo ensemble (nessuno di loro ha compiuto trent’anni): domande, confronti, continue prove e aggiustamenti, sperimentazione, errori. Aspetti che, se da un lato possono apparire prevedibili nella costruzione di uno spettacolo, dall’altro non risulta affatto scontato che possano diventare oggetto di studio, e quindi di critica, da parte di un occhio esterno. Invece, sin dal primo giorno, i presupposti per un dialogo orizzontale – e, nonostante gli impegni, il più continuativo possibile – sono stati subito alla base di questa relazione tra sguardo critico e sguardo registico.

«L’idea dello spettacolo è nata a luglio dello scorso anno», ci racconta Niccolò Matcovich durante una pausa, dalla quale poi è derivata la scelta di un approccio ludico e predisposto a vari stimoli che tanto la dramaturg quanto gli attori sono chiamati ad apportare alla struttura del testo. Una scrittura scenica rigorosamente studiata durante la residenza e agita poi in scena con metodologia, costituita da esercizi, giochi, improvvisazioni e momenti di scrittura creativa – i testi sono infatti elaborati a più mani e continuamente rivisti non solo dopo averne testato l’efficacia durante le prove, ma anche e soprattutto dopo la prova col pubblico. La compagnia ha lavorato prima su frammenti, piccoli embrioni di scene, legati e poi montati insieme tramite snodi drammaturgici più o meno organici, alcuni dei quali risultano ancora farraginosi.

Foto di Simone Galli
Foto di Simone Galli

Quella del regista si è rivelata una cura attenta e premurosa, preoccupata, più che per il funzionamento tecnico di questo ristretto gruppo di attori, per l’investimento emotivo che un simile percorso potesse rappresentare per ciascuno di essi. Attraverso dedite spiegazioni, interrogazioni, discussioni e numerosissime svolte e cambiamenti di struttura, e grazie anche alla silenziosa ma presente assistenza registica di Riccardo Pieretti, la compagnia è giunta al debutto avendo costruito una struttura modulabile di volta in volta in base alle variabili fornite tanto dai giochi scenici che dalla sempre nuova interazione tra gli attori e il pubblico.

Con una serie di report sull’andamento della residenza, argomentati prima di iniziare le giornate di prova e funzionali a fare il punto della situazione sugli obiettivi pratici raggiunti, abbiamo potuto seguire facilmente il processo di messa a punto di Surgèlami, notando innanzitutto l’affinità che si è andata instaurandosi tra i quattro attori, i quali hanno saputo creare, per poi mantenerla scenicamente, un’autentica sintonia. Considerata la tematica dello spettacolo, l’animo dello spettatore viene così scandagliato da una serie di “fasi affettive” che ripercorrono sia l’idillio che la catastrofe di una relazione; il pubblico viene stuzzicato nei sogni e nelle aspirazioni, compatito nel dolore, divertito dal gioco. Piuttosto che approfondire i concetti relativi a un simile tema, col rischio di appesantirli, la scrittura sembra mantenerli su una superficie di riconoscibilità e condivisione che accomuna con leggerezza senza fare distinzioni; un romanticismo ancora malinconicamente attaccato a sfumature adolescenziali, maturo nell’ironia e ancora non del tutto pronto per il cinismo.

Foto di Simone Galli
Foto di Simone Galli

Nonostante al debutto molta della leggerezza e dell’essenzialità delle prove sia stata sostituita dalla necessità di mostrare, crediamo tuttavia che la lunga tenitura programmata dal Teatro Studio Uno possa fornire alla compagnia l’ulteriore opportunità di poter calibrare al meglio un lavoro la cui natura “partecipata” può mettere a dura prova, sera dopo sera, l’equilibrio drammaturgico.
I quattro interpreti possono andare fieri di aver dotato la recitazione di componenti basilari quali fiducia, sicurezza e tensione, funzionali ed efficaci ad esempio nelle scene di improvvisazione col pubblico. Alleggerendo e eliminando quelle forzature che al primo incontro col pubblico hanno scoperto il fianco, la Compagnia Habitas potrà sicuramente tratteggiare al meglio le linee drammaturgiche del lavoro poiché esso è forte di una base di complicità, è guidato da una scrupolosa cura registica e inserito inoltre nel contesto accogliente e familiare offertogli dal teatro.

Lucia Medri

Teatro Studio Uno, Roma – febbraio 2017

In scena fino al 26 febbraio

SURGÈLAMI
Compagnia Habitas
con Chiara Aquaro, Chiara Della Rossa, Armando Quaranta, Simone Ruggiero
dramaturg Rosalinda Conti
regia Niccolò Matcovich
aiuto regia Riccardo Pieretti
ufficio stampa Marta Scandorza
grafica Eleonora Danese
residenza artistica Teatro Studio Uno 2017

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Laureata al DAMS presso l’Università degli Studi di Roma Tre con una tesi magistrale in Antropologia Sociale, sceglie di dedicarsi alla scrittura critica partecipando a workshop e seminari presso la Fondazione Romaeuropa. Dal 2013 è redattrice presso la testata online Teatro e Critica e approfondisce parallelamente la sua formazione editoriale in contesti quali agenzie letterarie e case editrici (Einaudi). Negli ultimi anni si specializza in web editing prendendo parte a master e stage dedicati al Social Media Management presso aziende operanti nel settore culturale (Fondazione Cinema per Roma). Nel 2018 riceve il Premio Garrone «al critico più sensibile nel leggere il teatro che muta».