Afghanistan. Bruni / De Capitani e il Risiko tra due mondi

Afghanistan – Il grande gioco, testo collettivo prodotto dal Teatro dell’Elfo con ERT, debutta all’Elfo Puccini di Milano con la regia di Bruni e De Capitani. Recensione.

foto Laila Pozzo
foto Laila Pozzo

Un valzer bellico di passi in avanti e indietro, di qua e di là di un confine in costante movimento. Il grande gioco – The Great Game – è l’efficace espressione utilizzata per la prima volta nel 1829 da Arthur Connelly, ufficiale dell’esercito britannico, per designare l’intricato groviglio tra diplomazia e servizi segreti di Regno Unito e Russia, nella contesa dei paesi del Medio Oriente. Ferdinando Bruni e Elio De Capitani firmano la regia di un importante progetto, commissionato dal Trycicle Theatre di Londra, che mira a fornire una restituzione complessa e non pacificata delle tensioni e (fallaci) risoluzioni nella storia dei rapporti dell’Afghanistan con il mondo occidentale, costruendo una sensata metafora della violenza colonialista dell’Occidente sul Medio Oriente.

foto Laila Pozzo
foto Laila Pozzo

Al suo debutto al Teatro Elfo Puccini fino al 5 Febbraio, Afghanistan. Il grande gioco è suddiviso in due parti e cinque episodi e dura 3 ore, ma è soltanto una porzione del progetto complessivo che prevede per la versione italiana altre sei stazioni. Ciascuna scena è preceduta da una proiezione video dei testi dei drammaturghi inglesi Stephen Jeffreys, Ron Hutchinson, Joy Wilkinson, Leo Blessing e David Grieg. Nonostante questo taglio didascalico, necessario a spiegare e fornire l’inquadramento – a volte fin troppo dettagliato – entro cui si stagliano le vicende, lo spettacolo è dotato di una costruzione scenica immaginifica. Ogni scena, di cui il video introduttivo preannuncia anche la durata, ritaglia lo spazio con teli verticali disposti ogni volta in maniera diversa e con pochi elementi rappresenta ambenti disparati: l’interno sontuoso del palazzo di un emiro, i monti innevati avvolti dalla tenebra, rifugi, la strada per Kabul.

La narrazione procede per quadri, la prima parte condensa gli eventi tra il 1842 e il 1930, mentre la seconda – compiendo un significativo balzo temporale – si concentra sugli anni 1979 – 1996. In questo mosaico si succedono Claudia Coli, Michele Costabile, Enzo Curcurù, Leonardo Lidi, Michele Radice, Emilia Scarpati Fanetti, Massimo Somaglino e Hossein Taheri, dando di volta in volta vita a istantanee sulle complesse vicende ufficiali e ufficiose alla base del reticolo di tensioni geopolitiche. I dialoghi scorrono taglienti, pennellano un ritratto articolatissimo dei molteplici attriti e delle sedicenti alleanze, costringono a osservare l’aspra banalità del male che si traduce in inesausti giochi di potere, nascosti tra eufemismi e mezze frasi. Sono poche stanze dei bottoni, in cui ci s’appropria del divino delirio di onnipotenza e si tenta di imporre – come fosse razionale – la violenza di un confine che, per sua stessa natura, non ha nulla di naturale, ma è solo il bieco risultato di un disallineamento di possibilità.

foto Laila Pozzo
foto Laila Pozzo

La messinscena di Bruni e De Capitani dice tanto su una questione viva e eterogenea, ma sembra in parte risentire del peso di un materiale articolato: i drammaturghi inglesi di cui vediamo proiettati i report spiegano con dovizia di dettagli i motivi per l’Occidente sia stato e sia tuttora colpevole di aver inventato a tavolino le geometrie del Medio Oriente, perseverando nell’ingiunzione di un modello economico, oltre che culturale. Nonostante il tentativo di concentrare nei video i contenuti didattici, densi di informazioni – così da mantenere più leggere le scene live, puramente attorali – tuttavia nella sua economia complessiva lo spettacolo sembra avere il respiro pesante, affannato com’è a informare, affermare, interpretare e digerire un fardello così cospicuo.

Giulia Muroni

Milano, Teatro Elfo Puccini – gennaio 2017

AFGHANISTAN: IL GRANDE GIOCO
I primi cinque episodi
di Lee Blessing, David Greig, Ron Hutchinson, Stephen Jeffreys, Joy Wilkinson
traduzione Lucio De Capitani
regia di Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani
scene e costumi Carlo Sala
con Claudia Coli, Michele Costabile, Enzo Curcurù, Leonardo Lidi, Michele Radice, Emilia Scarpati Fanetti, Massimo Somaglino, Hossein Taheri
coproduzione Teatro dell’Elfo ed Emilia Romagna Teatro Fondazione
in collaborazione con Napoli Teatro Festival
THE GREAT GAME: AFGHANISTAN è stato commissionato e prodotto dal Tricycle Theatre di Londra nell’aprile 2009.

Giulia Muroni, giornalista pubblicista, lavora per Sardegna Teatro dal 2017. Per il TRIC cura la programmazione artistica del festival Giornate del Respiro, è referente di alcuni progetti europei larga scala, è direttrice responsabile del magazine anāgata, componente della giuria del Premio Scenario e è responsabile dell'ufficio stampa. Lavora inoltre per Fuorimargine – Centro di produzione di danza e delle arti performative della Sardegna, per il quale si occupa di programmazione artistica e ufficio stampa. Ha pubblicato su diverse testate giornalistiche e scientifiche, riguardo ai temi dell'arte performativa, della filosofia del corpo e del portato politico dei processi artistici nei territori e nelle marginalità. Nata a Cagliari, è laureata in filosofia all'Università di Siena, si è specializzata all'Università di Torino e ha conseguito all’Università di Roma3 un Master di II livello in Arti Performative e Spazi Comunitari. Ha effettuato un tirocinio alla DAS ARTS di Amsterdam, nel periodo della direzione di Silvia Bottiroli. Ha beneficiato del sostegno Assegni di Merito e Master&Back della Regione Autonoma della Sardegna per i risultati del percorso accademico.

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