Jacopo Jenna. Come (and dance) as you are

Debutta al Festival La democrazia del corpo diretto da Virgilio Sieni “Come as You Are”, nuova creazione del coreografo Jacopo Jenna, a partire dalle parole di Kurt Cobain. Recensione

foto di Giuseppe Distefano
foto di Giuseppe Distefano

La sua voce, sporca e viscerale, non risuona sotto le capriate dei Cantieri Goldonetta. La fragile bellezza del suo volto non appare proiettata sul fondale, né la sua tragica biografia è oggetto di indagine drammaturgica o coreografica. Di Come as You Are, terzo iconico brano dell’album dei Nirvana Nevermind, ascoltiamo soltanto il celebre riff iniziale, ripetuto più volte e tuttavia privato dell’esplosione della voce, di quel “vieni come sei” che è al contempo liberazione e promessa. Kurt Cobain, semplicemente, non c’è: e la sua assenza è resa tangibile e concreta dallo sfuggire di Jacopo Jenna allo sguardo del pubblico, dal suo danzare quasi costantemente voltando le spalle alla platea e offrendo invece il volto alle accecanti luci posizionate al limite posteriore dello spazio scenico.

foto di Giuseppe Distefano
foto di Giuseppe Distefano

Come as You Are, presentato in prima assoluta all’interno del Festival La Democrazia del Corpo diretto da Virgilio Sieni, inganna qualsiasi facile meccanismo ermeneutico, incoraggiando e al contempo tradendo le aspettative. Ciò che potrebbe infatti sembrare un omaggio al leader dei Nirvana e a una delle sue più commoventi canzoni è invece una sofisticata – benché imperfetta – performance che elegge a proprio oggetto d’indagine una mai pacificata relazione tra significante e significato, tra semiotica del gesto e semantica della parola. L’apparente chiarezza del titolo, e dell’immediato riferimento a una traccia musicale profondamente radicata nella coscienza collettiva di un’intera generazione, si opacizza così in una sfrangiata costellazione di sensi: Come as You Are è un invito rivolto agli astanti, ma anche una dichiarazione d’intenti, un manifesto di una creazione ibrida e parzialmente irrisolta, a metà strada tra arte coreutica e visuale. E di due metà, tra loro giustapposte in maniera troppo netta, si compone infatti il progetto: a una prima sezione, dove la partitura gestuale appare codificata, segue una seconda nella quale la danza si fa anarchica e lo spazio si satura di simboli e suggestioni.

foto di Giuseppe Distefano
foto di Giuseppe Distefano

È un ambiente notturno quello in cui le luci di Giulia Broggi immergono Jenna nella prima parte della coreografia: tra controluce e ombre, il performer agisce, sopra il tappeto musicale di Luca Scappellato LSKA, in uno spazio vuoto, alternando movimenti spezzati a percorsi lineari, gestualità debitrici di un’estetica da videoclip a floor work ferini. Nella prolungata sequenza di gesti, è il corpo stesso di Jenna ad anticipare la visionarietà grafica che contraddistingue la seconda parte di Come as You Are: pelle, muscoli e tendini della sua schiena nuda ed esposta si flettono e contraggono ritmicamente, in un momento di protratta stasi degli arti. Mappale sul quale le strade e i percorsi sono disegnati da trapezi e deltoidi, il dorso del performer sembra tramutarsi adesso in carta, schermo bianco sul quale immaginare messaggi, alfabeti, espressioni: eppure il corpo significa qui primariamente se stesso, pone a oggetto del rapporto tra danzatore e spettatore null’altro che il proprio segno nello spazio.

foto di Giuseppe Distefano
foto di Giuseppe Distefano

L’indagine linguistica è d’altra parte al centro della seconda parte della performance, nella quale la collaborazione di Jenna con l’artista multidisciplinare Jacopo Miliani prende la forma di venti asciugamani di spugna, bianchi e rossi, sui quali campeggiano, slegate e decontestualizzate, le parole della canzone di Cobain. In una luce adesso piana e diffusa, Jenna dispone con lentezza e cura meticolosa gli asciugamani sul palco, mentre il chitarrista Artu Trash accenna accordi e frasi musicali. You are è ora soltanto una scritta rossa, accostata a un paradossale you were, mentre a gun non minaccia né rassicura: la banale ordinarietà del supporto sul quale il messaggio è posto, e al contempo lo stridente e inusuale contrasto che fa di un asciugamano il latore di comunicazioni, sottraggono alle parole la loro primaria valenza concettuale.

foto di Giulia Broggi
foto di Giulia Broggi

Al centro di un gigantesco tappeto di cotone che reca scritti i versi del brano, Jenna si sdraia a terra come uno stanco bagnante, rotola su stesso, raccoglie gli asciugamani in ammassi o li getta in aria, li sventola come stendardi: modifica lo spazio perfettamente ordinato e delimitato in un caos i cui significati sembrano essere risultanti del caso. È sotto memoria che Jenna si nasconde per qualche istante: ma questa è soltanto una delle possibili combinazioni tra il gesto e la parola, tra l’imprevedibile scelta di un lembo di spugna da un mucchio di asciugamani e il lemma su di esso impresso. The choice is yours, canta Cobain, la scelta è tua e con essa la volontà di attribuzione di valori o sensi alle parole, spesso contraddittorie, che appaiono nello spazio. In una dilatazione eccessiva dei tempi, che gravano sul ritmo della performance, il movimento del performer è conseguente al continuo mutarsi della scena, come se a determinare passi, azioni e interpretazioni fossero le posizioni assunte dai rettangoli di tessuto sul palcoscenico, o le traiettorie delle loro cadute. In una geografia instabile di cotone e colore, Jacopo Jenna è simbolo di sé e motore di nuove sintassi, dove mud e bleach, fango e candeggina, possono essere trama e ordito, o carne e sangue.

Alessandro Iachino

Cantieri Goldonetta, Firenze – Festival La democrazia del corpo – dicembre 2016

COME AS YOU ARE

coreografia e danza Jacopo Jenna
set e immagini Jacopo Miliani
musica e disegno sonoro Luca Scapellato LSKA
live guest Artu Trash
disegno luci Giulia Broggi
organizzazione Luisa Zuffo
produzione Kinkaleri, Cango_Centro di produzione sui linguaggi del corpo e della danza

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