Colpi di scena 2024. Biennale di teatro ragazzi
banner inteatro festival 24
banner per acquisto pubblicità
Colpi di scena 2024. Biennale di teatro ragazzi
Colpi di scena 2024. Biennale di teatro ragazzi
banner inteatro festival 24
banner per acquisto pubblicità
HomeArticoliMassimo Sgorbani. Magda e le donne del Reich

Massimo Sgorbani. Magda e le donne del Reich

Massimo Sgorbani con Magda e lo spavento conclude la trilogia dedicata alle donne del Terzo Reich. Regia di Renzo Martinelli. Con Federica Fracassi e Milutin Dapcevic. Recensione

 

Massimo sgorbani
Foto Daniele Piccoli

È usuale ormai pensare che nelle fiabe più note ci sia una linea d’ascolto sotterranea, quasi subliminale, che trasforma il racconto piano in uno distorto, il sogno, per dirla semplice, in un incubo; è una sottile venatura, poco di più, a suggerire un percorso di straniamento oltre l’evoluzione visibile, a ricreare cioè una complessità più contigua al vero che al reale, dalle fiabe tratteggiato ma intimamente sovrastato. Perché nessuna realtà convive con il vero, a meno che non sia in una matassa di possibili realtà e infiniti fili da tirare.
Se ne avverte eco, di questo concetto, nel dialogo che Massimo Sgorbani compone per le due voci di Magda e lo spavento, appena andato in scena al Teatro India di Roma con la regia di Renzo Martinelli e ultimo testo della trilogia Innamorate dello spavento, dedicata ad alcune donne vissute di fianco, o poco lontane, all’uomo del terrore, Adolf Hitler, nei giorni finali del Terzo Reich.

Siamo nel bunker, ossia nel luogo dove l’esplosione di una conquista sta per lasciare il posto a una regressiva implosione, una ritirata paradossale di un’espansione vitale che rifluisce nel perimetro cementato, limite di una prossima morte. Magda Goebbels (Federica Fracassi), forse la più fedele tra le donne del Führer (Milutin Dapcevic), sostiene con lui un dialogo al confine con la follia, mescolando attrazione e masochismo, l’atmosfera cupa di un noir con l’avvento nel dialogo dei personaggi di Walt Disney, emblema di quel legame tra una società reale e una ricreata sotto forma di fumetto, astratta a tal punto da rispondere con molta più aderenza alla verità. Ma nei movimenti stilizzati, fluidi per lui più cadenzati quelli di lei, nella qualità vocale in cui le parole raffinano pronunce a piena bocca, nell’ambiente sinistro che le luci (di Mattia De Pace) e i suoni (di Fabio Cinicola) invadenti, l’abbaglio e l’ingombro di una enorme ventola a fondo scena, compongono dietro il velatino fosco attraverso cui tutto è filtrato, si è permeati da una sensazione quasi isterica, non si sta sulla sedia, qualcosa si avverte come prossima, imminente, si affaccia nel loro dialogo la necessità non più revocabile di uccidere i sei figli di Magda con una dose di veleno; non moriranno come figli, ma come portatori contagiati di umanità, germogli da recidere prima che sappiano farsi prato, bosco, foresta.

Massimo sgorbani
Foto Laila Pozzo

La scrittura di Sgorbani, affiancata dal lavoro della dramaturg Francesca Garolla, è densissima di concetti e carica di una molteplicità di visioni che, pur molto attraente in ingresso, alla lunga corre il rischio di farsi macchinosa, di assuefare cioè l’ascolto per eccesso di verbosità; tale rischio non sembra, tuttavia, diretta conseguenza della scrittura, più facilmente si tratta di una sovrabbondanza di regia, ricca di segni e quindi in competizione con un testo già ricco di per sé, che meglio uscirebbe se trattato in sottrazione. Certi ritmi, certe lunghezze, certe ridondanze, passano tuttavia per attori di grande qualità interpretativa come Fracassi e Dapcevic, capaci di esplicitare passaggi vertiginosi e arginare quel pericolo crescente di estetizzazione.

Se la schizofrenia si impadronisce della scena e certifica che il mondo è stato nelle mani di un pazzo, un finale non meno amaro svela che il confine tra bene e male non è solcato con incisioni così profonde, ché tutto potrebbe restare come all’inizio delle fiabe quando non ci si accorge che i sogni sanno ospitare incubi, quando cioè la formula d’entrata C’era una volta potrebbe replicarsi all’infinito, nella storia dell’uomo. C’era una volta. E si rischia che ci sia ancora.

Simone Nebbia

Teatro India, Roma – aprile 2016

MAGDA E LO SPAVENTO
dalla trilogia Innamorate dello spavento di Massimo Sgorbani
regia Renzo Martinelli
dramaturg Francesca Garolla
con Milutin Dapcevic e Federica Fracassi
Luci Mattia De Pace
Suono dal vivo Fabio Cinicola
PRODUZIONE TEATRO i

Telegram

Iscriviti gratuitamente al nostro canale Telegram per ricevere articoli come questo

Simone Nebbia
Simone Nebbia
Professore di scuola media e scrittore. Animatore di Teatro e Critica fin dai primi mesi, collabora con Radio Onda Rossa e ha fatto parte parte della redazione de "I Quaderni del Teatro di Roma", periodico mensile diretto da Attilio Scarpellini. Nel 2013 è co-autore del volume "Il declino del teatro di regia" (Editoria & Spettacolo, di Franco Cordelli, a cura di Andrea Cortellessa); ha collaborato con il programma di "Rai Scuola Terza Pagina". Uscito a dicembre 2013 per l'editore Titivillus il volume "Teatro Studio Krypton. Trent'anni di solitudine". Suoi testi sono apparsi su numerosi periodici e raccolte saggistiche. È, quando può, un cantautore. Nel 2021 ha pubblicato il romanzo Rosso Antico (Giulio Perrone Editore)

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Pubblica i tuoi comunicati

Il tuo comunicato su Teatro e Critica e sui nostri social

ULTIMI ARTICOLI

Estasi e dismisura nella trilogia di Zappalà al Maggio Fiorentino

Al Maggio Musicale Fiorentino è andato in scena con grande successo di pubblico un trittico musicale tutto modernista ma catturato nella rete di una...