IETO. Disequilibrio al Teatro Vittorio Emanuele di Messina

Al Teatro Vittorio Emanuele di Messina ha debuttato in prima europea L’Instinct du déséquilibre della compagnia francese IETO. Recensione

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Foto Daniel Michelon

La facciata del Teatro Vittorio Emanuele di Messina è affascinante, il suo corpo sabbioso veglia su via Garibaldi e ha il piglio severo e spazzato dal vento dei monumenti risorgimentali. Ciò che non si intuisce dall’esterno è che la ristrutturazione che lo ha riconsegnato al pubblico nel 1985 ne ha fatto uno spazio incredibilmente moderno, sostituendo alla struttura all’italiana una perfetta per i linguaggi del contemporaneo, con una grande platea aggettante e tre ordini di gallerie. Abituati come siamo a ben altri assetti, questo ci ricorda certe sale dell’Europa centrale.

Ci siamo stati per la prima assoluta del nuovo lavoro di IETO, compagnia francese che prende il nome dal fortunatissimo spettacolo d’esordio (2008), in 25 paesi per oltre 300 repliche. L’instinct du déséquilibre è uno spettacolo di equilibrismo, ma si presenta, già dal titolo, come una riflessione, sul suo contrario. Il disequilibrio come vera spinta vitale, puramente umana, alla quale la prodezza, più che porre rimedio, offre una sponda di ragionamento più profondo.

Quattro performer (tre uomini e una donna) occupano lo spazio vuoto mettendosi alla prova con l’utilizzo di pertiche, lunghe assi di legno e scopettoni. Spingendo questi ultimi sulle tavole del palcoscenico tentano di mantenere in equlibrio assi alte fino a tre metri, architettando una danza ritmica che sembra estrapolata da uno dei primi cartoon della Disney, un inseguimento impossibile in cui ogni materia prende vita. Modello visivo e performativo a cui sembrano fare riferimento è il film muto di Charlie Chaplin o Buster Keaton, un montaggio di gesti di inettitudine che si vorrebbe far viaggiare sempre sul filo della malinconia.

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Foto Daniel Michelon

Nella scena iniziale e in quella finale, che sono quasi identiche, i quattro performer, appesi ciascuno a una pertica, riproducono al suono di una musica l’ondeggiare di una nave spinta a largo. I loro movimenti minuti e precisi creano un’atmosfera semplice, chiara ed efficace. Grazie anche alle luci che incorniciano alcuni angoli nascondendo il resto del palco, il cui ampio spazio vuoto in altre scene fa disperdere l’occhio.

È attorno a pochi punti fermi che il grande nouveau cirque tenta di costruire una drammaturgia, mettendo al centro dell’attenzione il “numero” squadernato, mostrato nel suo processo e nella sua fallibilità. L’instinct du déséquilibre riesce in più punti a creare una tensione adeguata nell’esecuzione del numero, come nella scena in cui la performer si tiene appollaiata in cima all’asse di legno mentre gli altri tre correggono l’equilibrio con leggerissimi tocchi intervallati da varie acrobazie; oppure quando si compone un ingranaggio di danza e salti mortali costruendo e disfacendo un elementare congegno di legno. Eppure quello che manca a questo lavoro è una più rigorosa gestione dei tempi e una razionalità nel passaggio da numero a numero che sia capace di includere l’attenzione dello spettatore in un percorso di senso più accattivante, per evitare il rischio (che infatti esplode) dell’applauso che scroscia, stentato e timido, a ogni piccola prodezza, perdendo quel gusto dell’errore.

L’altra forma di spettacolo da cui proviene la giovane ma vigorosa tradizione (molto diffusa in Europa e soprattutto in Francia e in Scandinavia) del circo contemporaneo è il teatro di strada, e dunque il binomio spazio agito e rapporto con lo spettatore. Si tratta di un equilibrio delicato, una precisa disciplina performativa che non rinuncia alle radici spettacolari della tradizione originaria, ma deve metterle a confronto con l’urgenza del linguaggio contemporaneo, dove il pubblico deve sempre e comunque essere chiamato in causa.

Sergio Lo Gatto

Teatro Vittorio Emanuele, Messina – Marzo 2016

L’INSTINCT DU DÉSÉQUILIBRE
Création collective dirigée et mise en scène par Christian Coumin
De Jonathan Guichard et Fnico Feldmann
Avec Fnico Feldmann et Jonathan Guichard remplacé par Mosi Abdu Espinoza Navarro en 2010
Création lumière Cyril Malivert
Univers sonores Maxime Denuc
Conception scénographique collective
Construction scénographique Cyril Malivert
Régie son et lumières Cyril Malivert, Agathe Louyot
Production: ieto

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Sergio Lo Gatto è giornalista, critico teatrale, ricercatore e traduttore. È dottore di ricerca in Spettacolo (Sapienza. Università di Roma), con una ricerca su critica teatrale e filosofie digitali e cultore della materia L/ART-05. Si occupa di arti performative su Teatro e Critica. Ha fatto parte della redazione del mensile Quaderni del Teatro di Roma, ha scritto per Il Fatto Quotidiano e Pubblico Giornale, ha collaborato con Hystrio (IT), Critical Stages (Internazionale), Tanz (DE), collabora con il settimanale Left, con Plays International & Europe (UK) e Exeunt Magazine (UK). Ha collaborato nelle attività culturali e di formazione del Teatro di Roma, partecipato a diversi progetti europei di networking e mobilità sulla critica delle arti performative, è co-fondatore del progetto transnazionale di scrittura collettiva WritingShop. Ha partecipato al progetto triennale Conflict Zones promosso dall'Union des Théâtres de l'Europe, dove cura la rivista online Conflict Zones Reviews. Tra le pubblicazioni, con Matteo Antonaci ha curato il volume Iperscene 3, Editoria&Spettacolo 2017. con Graziano Graziani La scena contemporanea a Roma (Provincia di Roma, 2013).

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