TeatroNatura. Vedere e ascoltare nel teatro di Sista Bramini

QUINTA DI COPERTINA. TeatroNatura. Il teatro nel paesaggio di Sista Bramini e il progetto “Mila di Codra”. A cura di Maia Giacobbe Borelli

foto di Sergio Lo Gatto
foto di Sergio Lo Gatto

Il teatro di Sista Bramini mira ad attraversare i luoghi cogliendone l’essenza più profonda, un «teatro di ricerca e allo stesso tempo un teatro di repertorio», come lo definisce la stessa autrice, che sonda «la morfologia fisiologica, la situazione culturale» del luogo prescelto.
Il libro TeatroNatura, edito da Editoria&Spettacolo per la curatela di Maia Giacobbe Borelli, attraversa il teatro di Sista Bramini in sette saggi, una selezione di immagini e un appendice che contiene il testo dei Canti in Mila di Codra, il più recente spettacolo della compagnia O Thiasos e un carteggio tra Sista Bramini e Dacia Maraini, autrice di quel testo a partire da La figlia di Iorio di D’Annunzio.

Il volume divide i contributi in due nette prospettive: una prima parte di Riflessioni teoriche, che ospita saggi di Maia Giacobbe Borelli, Roberta Gandolfi, Luciano Mariti e Fabrizio Magnani, un’altra incentrata sulle Pratiche, in cui le voci di Sista Bramini, di Camilla Dell’Agnola e di Sonia Montanaro passano poi la parola a un diario degli attori e a una conversazione di gruppo condotta da Borelli.
O Thiasos TeatroNatura nasce nel 1992 «allo scopo di indagare – si legge sul sito della compagnia – attraverso gli strumenti dell’arte teatrale, la relazione tra arte drammatica, coscienza ecologica e ambiente naturale». Si tratta di un lavoro che mette in radicale discussione le forme e i ruoli con cui entrano in relazione i sistemi drammaturgici, registici e di composizione musicale.
Il paesaggio è dunque visto come un vero e proprio personaggio, sottolinea Borelli nel saggio introduttivo, non «come mera scenografia», ma come parte integrante della drammaturgia poetica e delle azioni, un «paesaggio come manifestazione di sé, della propria cultura, del proprio modo di rapportarsi con i propri spazi vitali». Interessante è guardare all’installazione di un percorso di narrazione in spazi non urbanizzati come alla traslazione dello spettatore da una realtà ordinaria a una non ordinaria, «un mondo simile al sogno dove il familiare può diventare estraneo ma dove anche, al contrario, la dimensione fantastica diventa familiare e il mito riappare».

Roberta Gandolfi compie invece un viaggio a ritroso nella tradizione del recupero delle dimensioni pastorali, rurali ma anche semplicemente di integrazione tra narrazione musica e canto, attraverso le storie del teatro e della danza, dai Pastoral Players alle utopie della rappresentazione di personaggi come Isadora Duncan, Rudolf Laban, Mary Wigman o Pina Bausch.
Luciano Mariti interpreta queste esperienze da un punto di vista estetico, analizzando una condizione dello spettatore «non frontale ma immersiva» che porta all’acquisizione di «nuove sensibilità e potenzialità tecnologiche» volte a inglobare uno spettatore invitato a perdersi «attraverso “effetti” che lasciano impressioni di presenza». Analizzando la presenza dell’attore, l’apertura a una partecipazione organica al paesaggio, la circolarità dell’ascolto, si parla del vedere-come teorizzato da Wittgenstein, della «dinamica delle atmosfere» sapientemente isolata da Čechov, fino a un affascinante richiamo all’Atmosferologia di Tonino Griffero, che vede la «significatività atmosferica del luogo immanente all’oggetto» esprimersi a livello delle qualità sensibili. Come sottolinea Fabrizio Magnani nel suo saggio improntato all’antropologia visuale, si tratta di un «processo in divenire» di cui occorre farsi partecipi.

Il resto del volume è tutto da leggere e da guardare: attraverso i racconti dei protagonisti e le immagini a colori è possibile effettuare un primo accesso a un’esperienza di teatro totale che chiede sempre di più allo spettatore, la leggerezza necessaria per abbandonarsi alla fruizione di un racconto, di una memoria perduta, di una sorta di modulo di vita all’interno della materia performativa. Forse questo intende Sista Bramini quando si dichiara interessata a indagare «la morfologia fisiologica, la situazione culturale che impregna» un paesaggio come personaggio.

Sergio Lo Gatto

Il 22 gennaio 2016 è prevista una giornata di studi su Teatro e Natura all’Università Sapienza di Roma.

TEATRONATURA – Il teatro nel paesaggio di Sista Bramini e il progetto “Mila di Codra”
a cura di Maia Giacobbe Borelli
prefazione di Dacia Maraini
scritti di Maia Giacobbe Borelli, Roberta Gandolfi, Luciano Mariti, Fabrizio Magnani, Sista Bramini, Camilla Dell’Agnola, Sonia Montanaro, Jacopo Franceschet, Valentina Turrini, Veronica Pavani, Luca Paglia, Carla Taglietti, Azzurra Lochi, Gabriele Di Camillo, Piera Degli Esposti.
edizione Editoria&Spettacolo, Spoleto 2015
pagine 290, Euro 20.00
ISBN 978-88-97276-72-2

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Sergio Lo Gatto è giornalista, critico teatrale, ricercatore e traduttore. È dottore di ricerca in Spettacolo (Sapienza. Università di Roma), con una ricerca su critica teatrale e filosofie digitali e cultore della materia L/ART-05. Si occupa di arti performative su Teatro e Critica. Ha fatto parte della redazione del mensile Quaderni del Teatro di Roma, ha scritto per Il Fatto Quotidiano e Pubblico Giornale, ha collaborato con Hystrio (IT), Critical Stages (Internazionale), Tanz (DE), collabora con il settimanale Left, con Plays International & Europe (UK) e Exeunt Magazine (UK). Ha collaborato nelle attività culturali e di formazione del Teatro di Roma, partecipato a diversi progetti europei di networking e mobilità sulla critica delle arti performative, è co-fondatore del progetto transnazionale di scrittura collettiva WritingShop. Ha partecipato al progetto triennale Conflict Zones promosso dall'Union des Théâtres de l'Europe, dove cura la rivista online Conflict Zones Reviews. Tra le pubblicazioni, con Matteo Antonaci ha curato il volume Iperscene 3, Editoria&Spettacolo 2017. con Graziano Graziani La scena contemporanea a Roma (Provincia di Roma, 2013).

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