L’Odissea anti-epica di Bob Wilson

L’Odissea di Bob Wilson recitata in greco moderno conquista Milano con un mese di repliche al Piccolo Teatro. Sold-out e liste di attesa per gli spettatori meneghini. Recensione

 

foto Evy Fiylaktou
foto Evy Fiylaktou

Ha vinto una scommessa il Piccolo Teatro con la coproduzione di Odyssey: un poker d’assi che riunisce una eccellente compagnia greca, il più blasonato regista contemporaneo, il testo di un noto poeta anglosassone e, se non bastasse, la rivisitazione del classico fondativo per la cultura occidentale. A due anni dal primo debutto (prima in Grecia e poi in Italia, nell’aprile 2013), il Piccolo ha riproposto un mese intero di repliche nella ipertrofica Milano di Expo, registrando comunque il tutto esaurito. Quasi tre ore con sovratitoli non hanno spaventato gli spettatori meneghini e stranieri, che si sono rassegnati – soprattutto nelle ultime date – a percorrere la via crucis delle liste d’attesa. Bob Wilson si immerge nell’Odissea (per altro ammettendo candidamente di averla letta solo in età avanzata) attraverso la riscrittura dell’inglese Simon Armitage, nata nel 2004 per il canale radiofonico della BBC. Da questa è stata tratta una partitura drammaturgica snella, leggera, che lascia spazio alla prevalente dimensione visiva e sonora. Ed è in questa prospettiva che si deve guardare allo spettacolo: come a un vorticoso e sorprendente viaggio per l’immaginazione, capace di condurre il pubblico nell’altrove del racconto, dalla terra dei Feaci agli Inferi, attraverso magistrali sollecitazioni estetiche e musicali (le composizioni originali sono dell’eccellente Thodoris Economou). L’apparato scenografico, à la Wilson, è ricco di echi e di citazioni alte e basse, da Rothko alle pitture vascolari, dal cartoon a Jurassic Park. Certo chi si aspettava un attraversamento ermeneutico del testo omerico è rimasto deluso; e non pochi, tra gli spettatori più colti e avvertiti, hanno ammesso che si aspettavano qualcosa di più densamente interpretativo dal maestro Wilson. Anche il coerente codice espressivo scelto – quello di una gestualità accentuata, sincopata, quasi in stile film comico anni Venti – ha contribuito a lasciare il senso di una qualche stonatura: perché il cane Argo si è trasformato in una ballerina punk che si agita sul palco? E soprattutto: cosa ha a che fare con il nostro eroe omerico questo Odisseo pavido, auto-parodico, a tratti persino buffonesco?

BoB Wilson Piccolo Teatro di Milano Odissea
foto Evy Fiylaktou

Ma Odyssey, va detto subito, non è un semplice divertissement: o, per lo meno, è un divertissement più consapevole e motivato di quanto possa sembrare. L’Odissea offre, come è noto, la prima attestazione del flashback nella letteratura occidentale ed è l’eroe stesso a raccontare ex post le proprie peripezie, accolto ospitalmente nelle corte dei Feaci. Non solo: il ruolo dell’aedo, cioè del narratore di storie, si rivela cruciale per la scoperta dell’identità del naufrago, e la sua funzione viene apertamente (e meta letterariamente) celebrata. La dimensione del racconto si rivela non a caso snodo cruciale per la regia di Bob Wilson, che sceglie addirittura di moltiplicare le cornici narrative, aggiungendo un ulteriore intermediario: non è Odisseo a ricordare le proprie vicende, ma Arete, regina dei Feaci, le ripercorre per intrattenere la figlia Nausicaa. “That’s all folks”, sarà la chiosa finale, proprio come accade al termine di un cartone Warner Bros: non sono gesta di eroi quelle a cui abbiamo assistito, ma soltanto favole. E così – proprio mentre si celebra l’arte allo stesso tempo sacra ed edonistica del racconto e si addita il confine tra realtà e finzione, nucleo genetico del teatro – si rimarca l’impossibilità di avvalersi oggi di un codice epico. Che si tratti di un indicatore rassicurante dei tempi, non ne siamo certi.

Maddalena Giovannelli

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Foto di Evy Fiylaktou

 

Questo contenuto è parte del progetto Situazione Critica
in collaborazione con Stratagemmi

Piccolo Teatro Strehler dal 6 al 31 ottobre 2015 Odyssey
progetto, regia, scene e luci Robert Wilson
musiche Thodoris Economou
testo Simon Armitage, da Omero
drammaturgia Wolfgang Wiens
co-regista Tilman Hecker
costumi Yashi collaboratrice alla scenografia Stephanie Engeln
collaboratore alle luci Scott Bolman
suono Studio 19 – Kostas Bokos, Vassilis Kountouris
supervisione musicale Hal Willner
traduzione greca – collaboratore alla drammaturgia Yorgos Depastas
scenografie, oggetti di scena e costumi realizzati dai Laboratori del Piccolo Teatro
coproduzione internazionale Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, National Theatre of Greece, Athens Si ringrazia per il sostegno al “progetto Odyssey” Rancilio in greco moderno con sovratitoli in italiano e inglese Sovratitolato in inglese a cura di Prescott Studio e Montclair State University, NJ, USA nell’ambito del progetto “Tradurre voci attraverso i continenti”

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