Taccuino Critico. Clandestini, Feldman e la Profana Azione

Tra le molteplici offerte teatrali, sul Taccuino Critico si appuntano segni di sguardi diversi che rispondono a un’unica necessità: osservare, testimoniare, dar conto dell’espressione pura, del piccolo e grande teatro…

 

Piscopompo Teatro e la coppia secondo Matiás Feldman

di Simone Nebbia

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Coglie un’ipnotica tristezza, il giorno della festa. Come una sospensione del tempo, il pulviscolo si fa vedere dal vetro di una finestra che dovremmo pulire, lo scopriamo ora, lo sapevamo già. Opalescente, talvolta infeltrita, la domenica mattina. Là dove il rombo dei giorni in sequenza sembra chetarsi, si affaccia al limitare di un sole appoggiato l’urgenza silenziosa dell’intimità. Ricordo di una notte recente.
Breve racconto domenicale – scritto dal drammaturgo argentino Matiás Feldman e portato in scena da Psicopompo Teatro per la regia e la traduzione di Manuela Cherubini, vera e propria sonda italiana nella drammaturgia argentina – ha il pregio di questa sospensione…  [continua a leggere]

 

I clandestini di Gianni Clementi: italiani del futuro

di Andrea Pocosgnich

fonte foto agoranews.it
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La commedia è allestita al Teatro de’ Servi, a firma del più prolifico e fortunato autore del panorama comico attuale, Gianni Clementi. Lo spettacolo, con la regia di Vanessa Gasbarri porta con sé il titolo – impegnativo – Clandestini. Siamo nel 2031, quattro italiani si incontrano in Africa, Marocco: uno, il romano interpretato da Andrea Perrozzi vive qui ormai da qualche anno e da poco ha fatto arrivare anche la fidanzata (Antonia Renzella), nonostante sia sposato con una marocchina, ma solo per convenienza; gli altri due (Marco Cavallaro perfetta maschera siciliana e Alessandro Salvatori meneghino infallibile) sono veri e propri clandestini, sbarcati dopo un viaggio in gommone dal vecchio continente ormai allo sbando e senza più petrolio… [continua a leggere]

 

La Profana Azione di un’esperienza trasmessa

di Lucia Medri

Foto Ufficio Stampa
Foto Ufficio Stampa

La pratica della restituzione è ormai desueta in quanto prevale l’attimo del consumo, l’istante momentaneo e caduco assimilato in un presente già diventato passato. L’esperibile quindi si «impietrisce», il senso muore nella perdita e il potenziale lascito non ha più la possibilità di comunicarsi. La Profana Azione curato da Gianluca Bottoni si inscrive proprio in questo passaggio, quello della trasmissione di un’esperienza; iniziato lo scorso anno con una residenza di quattro giorni al Teatro Rossi Aperto di Pisa, il lavoro possiede i caratteri di un processo in cui il fruitore diventa il destinatario privilegiato al quale consegnare una testimonianza…. [continua a leggere]

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