Attraversamenti Multipli: doppio sguardo sul festival di Margine Operativo

Un doppio racconto di Attraversamenti Multipli, il festival urbano di Margine Operativo. tra gli artisti incontrati: Helen Cerina, Clinica Mammut, Santasangre, Lello Voce e Claudio Calia, MaddAI

 

LOOK CLOSER!

foto di Valeria Collina
Salvo Lombardo di Clinica Mammut – foto di Valeria Collina

«Ho un occhio, quindi adesso vedo?». La retorica non pertiene a una simile domanda, anzi, in essa è implicita la consapevolezza di trovarsi in un diversa modalità del vedere, come quella voluta da Attraversamenti Multipli, progetto curato dall’Associazione Culturale Margine Operativo. Scegliere un luogo e abitarlo, questo l’intento di Alessandra Ferraro e Pako Graziani, costruendo percorsi di attenzione articolati intorno a tre parole chiave «città, corpo e visione» e volti a sfidare le possibilità performative di attori e danzatori e quelle ricettive degli spettatori. Uno dei luoghi deputati che ha aperto la rassegna degli eventi artistici a Roma – dopo aver attraversato il capoluogo partenopeo – è stata Piazza dell’Immacolata, conosciuta ai molti come la storica “piazzetta di San Lorenzo”. Uno spazio  familiare a una certa “artisticità di strada” e quotidianamente animato dalla movida romana, che in virtù di tale predisposizione rischiava perciò di risultare già “troppo attraversato”. La condizione risiede però nel dover cercare la performance; essa non è data o presentata da un inizio e una fine, ma si delinea in medias res. «Mi scusi ma è qui lo spettacolo?» ci chiede una coppia, ignara che l’azione scenica è già sotto i loro occhi e che basta scovarla all’interno della piazza, nella quale tutti potrebbero essere potenziali performer.

foto di Valeria Collina
Compagnia MaddAI – foto di Valeria Collina

Ecco apparire dunque Salvo Lombardo di Clinica Mammut con il suo CASUAL BYSTANDERS (empiria n.1), un cannibale dell’esperienza che crea la sua partitura coreografica attraverso il contatto estraneo e momentaneo coi passanti, esperendola su di sé per poi fissarla e archiviarla nel quaderno di appunti. Helen Cerina ci invita invece a una «caccia alla performance» con Iperrealismi: amplificare la realtà facendone una copia. I performer osservano un “movimento oggetto” proiettato su uno dei muri e lo incorporano per imitazione, dislocandolo poi in vari punti della piazza come fosse una sorta di readymade coreografico. Capita anche di scorgere, appoggiato alle porte della chiesa, Lorenzo Giansante in _ O _ _ N T _ _ O _ O _ A _ _ _ _ A N _, progetto coreografico di Simona Lobefaro della compagnia MaddAI. Gli spazi vuoti del titolo sono poi completati performativamente dal danzatore con l’enunciato «Io sento solo da lontano» ispirandosi ai disegni Men in the city di Robert Longo. Oltre all’interazione, alla ricerca, Attraversamenti Multipli forma lo spettatore: il passante, la signora anziana, le ragazze impegnate a chiacchierare, tutti vengono gradualmente investiti del ruolo di spettatori, a patto che essi siano consapevoli di accettare nuove regole di visione: Look closer!

Lucia Medri
Twitter @LuciaMedri

 ——————-

ATTRAVERSAMENTI MULTIPLI DI SGUARDI E TERRITORI

foto Valeria Collina
Annamaria Ajmone, Santasangre – foto Valeria Collina

Ho visto i giovani abitanti della piazza di San Lorenzo scambiare la performance Salvo Lombardo di Clinica Mammut per un comportamento bizzarro, eccentrico, ho visto performance mischiarsi con la quotidianità, assorbite dal tappeto di chiacchiere serali, ho anche visto l’attenzione di quella stessa piazza farsi tesa e ricostruirsi attorno a un corpo caduto. Attraversamenti Multipli è un avvenimento non etichettabile, (fortunatamente); esperienza che si ostina a portare le arti performative nelle zone buie della città. Le metropolitane, le piazze, le strade e le periferie sono un palcoscenico estemporaneo che meriterebbe più attenzione di quello che ottiene. Ma appunto Pako Graziani e Alessandra Ferraro, coppia nella produzione artistica come nella vita, milanesi trapiantati a Roma, ogni anno lanciano una sfida e misurano la ricettività della città.
Quest’anno sono state le tre zone prese d’assalto: oltre a San Lorenzo, lo spazio teatrale Centrale Preneste e il Quadraro. Interventi performativi, video teatrali e musicali, i linguaggi si connettono, si respingono e dialogano. Attraversamenti in fondo fa questo, prepara il terreno per l’incontro. Se le giornate in piazza dell’immacolata erano dedicate proprio alla ricerca di coinvolgimento della città, quasi all’iniezione delicata di un antidoto alla vacuità, al disordine, a dimostrare che un intervento artistico è più funzionale di qualsiasi ordinanza restrittiva, al Centrale Preneste il focus si spostava anche verso le nuove generazioni, le serate conclusive a Garage Zero ristabilivano una fruizione per certi versi più classica.

foto Valeria Collina
Lello Voce+Claudio Calia – foto Valeria Collina

In questo edificio, un ex garage riqualificato nei pressi di largo Spartaco, dedicato soprattutto alle arti visive, si alternavano linguaggi e pubblici diversi tra loro. È anche questa la forza di Attraversamenti, la capacità di far incontrare sguardi che altrimenti non si sfiorerebbero, ognuno venuto per seguire il proprio artista, nicchie culturali che più spesso dovrebbero mescolarsi. Così in una serata di fine ottobre il bianco underground nascosto tra i palazzoni del Quadraro si animava con un intenso lavoro di SantasangreK|A in fieri, nel quale la lenta performatività dimostrava i segni di una creazione in divenire, in cui il tipico tappeto sonoro veniva increspato dall’affilato violoncello di Luca Tilli. Creazione come al solito ipnotica quella presentata qui da Diana Arbib e Claudio Salvagnini, con la protagonista, Annamaria Ajmone,  quasi sempre di spalle, come a raccontare di una concreta incapacità di questo essere, un po’ animale e un po’ umano, di stare al mondo, fino alla conquista di una posizione eretta, piena di una certa fierezza. Sul programma di sala si legge di ispirazioni legate alla «meditazione, il respiro, la danza roteante e la pratica del Dhikr, usati dai Dervisci per raggiungere uno stato di trance e ricercare una connessione diretta con Dio».
Il tempo di quattro chiacchiere ed ecco che un disegnatore, Claudio Calia, intreccia il proprio mestiere con quello di una voce recitante, sono le poesie di Lello Voce, le ascolto con diffidenza, poi vengo rapito cercando di inquadrare anche il lavoro che pian piano prende forma nella proiezione, in quel tratto nero che racconta di una temperatura simile.

foto Valeria Collina
Alessandra Di Lernia di Clinica Mammut – foto Valeria Collina

Il tempo di assentarmi qualche decina di minuti e trovo l’attenzione del pubblico rapita da due lettere disegnate con le arachidi, noccioline che in terra formano le iniziali E P, Ezra Pound. Il poeta americano, quello mai nominato perché fascista, al centro, insieme a Pasolini, di un discorso performativo che sembra avere l’obiettivo di mettere dolcemente lo spettatore spalle al muro. C’è questo sorriso beffardo e teneramente cinico negli occhi di Alessandra Di Lernia e Salvo Lombardo, in Melanconie in dedica a Pier Paolo Pasolini, mentre offrono il salame al pubblico, mentre la musica si mescola proprio a quei grugniti che non possono non riportare a Porcile e poi i gesti al ventre, la sottomissione sulle ginocchia, le braccia da pari sulle spalle. Alcuni spettatori sono scossi, altri sorridono, molti sono concentrati…
È l’inatteso a far vivere Attraversamenti Multipli, questo continuo spaesamento tra la scena e lo spazio che la circonda, in un osmotico scambio che per essere colto ha bisogno di attenzione e passione.

Andrea Pocosgnich
Twitter @Andreapox

INFO SCHEDE E CREDITS: www.attraversamentimultipli.it

Gli articoli di Teatro e Critica, che sono frutto di un lavoro quotidiano di ricerca, scrittura e discussione approfondita, sono gratuiti da 8 anni.
Se ti piace ciò che leggi e lo trovi utile, che ne dici di sostenerci con un piccolo contributo?

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here