Stravedere Orlando. Accorsi e Baliani ancora in scena con Ariosto

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foto Alessandro Moggi

Pagine bianche di un libro antico, dischiuso, fremente di trovar voce e corpo per poter prender la parola. Il racconto svelato, l’immaginazione spalancata, l’ascolto meravigliato.
Lontani i tempi e i luoghi, noti i protagonisti, quelli dell’Ariosto e della sua giostra d’amor e di furor, pronta a girare e narrare…

Dopo il successo dell’edizione di Furioso Orlando, Stefano Accorsi e Marco Baliani presentano il nuovo Giocando con Orlando, in scena al Teatro Ambra Jovinelli dal 16 al 26 gennaio, prodotto da Nuovo Teatro e in collaborazione con Fondazione Teatro della Pergola di Firenze.
I due “giocatori” si muovono attraverso l’ impianto scenico di Daniele Spisa, essenziale, nero, con al centro e ai lati sostegni rialzati sui quali declamare parole amorose, accasciarsi sfiniti dopo una battaglia, o salire in groppa al mostruoso Ippogrifo. Alle loro spalle la giostra coi cavalli – creati dallo scenografo Mimmo Paladino – che sembrano muoversi nello splendore favoloso dei loro colori.
Il regista afferma che «la struttura narrativa dell’Ariosto si possa piegare bene ad una struttura più ludica e corporea», qui incarnata da Stefano Accorsi cantore nonché paladino Orlando, e da Marco Baliani, un fool che si diverte a distrarre, schernire e commentare il racconto del suo compagno. A suon di rime interpretano i 38.476 versi del filone ariostesco relativo a le donne, i cavalier, l’arme, gli amori, e chiedendo alla fantasia di noi spettatori di riempire la scena vuota con mostri, guerrieri, fanciulle, maghe e sovrani, ci presentano Orlando e Angelica, e poi Bradamante e Ruggiero; viaggiando negli spazi e nei tempi del racconto grazie al narrativo disegno luci di Luca Barbati. Rapide e impreviste incursioni letterarie ne La Divina Commedia e nell‘Odissea, come se la tenzone del raccontar prendesse il sopravvento e fossero le lettere di un tempo passato a salire sul palcoscenico, nella bramosia di dire la loro e diventare protagoniste del gioco.

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foto Alessandro Moggi

Il racconto è un rito nel quale si viene trasportati e trasformati, una comunità in ascolto di gesta eroiche, battaglie, avventure, amori nati e amori traditi. Nel buio della sala seguiamo con curiosa avidità i corpi sudati, stanchi e appassionati di questi «guitti» che ci fanno credere alle potenzialità dell’immaginare assorto. Gli occhi spalancati, i gesti vivi e energici, il sudore della paura per il tradimento, la follia nelle membra contratte, il dolore della perdita, l’estasi della passione. La capacità degli attori di vedere oltre, di stravedere il possibile.
Stra-visione sì, è il nesso che accomuna la letteratura cinquecentesca dell’Ariosto alla messinscena teatrale attuale, un ponte tra ambiti culturali diversi che dialogano tra loro grazie al recitare in amicizia degli attori, sfidandosi, parodiandosi e soprattutto sorreggendosi l’un l’altro nell’avventura giocosa.

Per raccontare la follia di Orlando bisogna essere un po’ folli, e parlare a un pubblico folle, che per quell’ora e mezza di spettacolo deve essere in grado di non abbandonarsi alla noia, ma attivamente partecipare alla creazione scenica.
Il diletto del possibile, del tutto nato dal niente, salire sulla giostra e abbandonarsi a giocare al teatro.

Lucia Medri

in scena al Teatro Ambra Jovinelli, Roma [cartellone 2013/2014]

dal 16 al 26 gennaio

GIOCARNDO CON ORLANDO
liberamente tratto da Orlando Furioso di Ludovico Ariosto
con Stefano Accorsi e Marco Baliani
adattamento teatrale e regia di Marco Baliani
scene Mimmo Paladino
impianto scenico Daniele Spisa
costumi Alessandro Lai
disegno luci Luca Barbati

Laureata al DAMS presso l’Università degli Studi di Roma Tre con una tesi magistrale in Antropologia Sociale, sceglie di dedicarsi alla scrittura critica partecipando a workshop e seminari presso la Fondazione Romaeuropa. Dal 2013 è redattrice presso la testata online Teatro e Critica e approfondisce parallelamente la sua formazione editoriale in contesti quali agenzie letterarie e case editrici (Einaudi). Negli ultimi anni si specializza in web editing prendendo parte a master e stage dedicati al Social Media Management presso aziende operanti nel settore culturale (Fondazione Cinema per Roma). Nel 2018 riceve il Premio Garrone «al critico più sensibile nel leggere il teatro che muta».

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