Sempre Domenica. Controcanto racconta i sogni infranti dei nuovi proletari

Sempre Domenica di Controcanto Collettivo si è aggiudicato il maggior numero di repliche in palio al concorso In-Box 2017. Recensione

Sempre Domenica di Controcanto Collettivo, vincitore In-Box Blu 2017. Foto Costanza Maremma

«Finalmente veniamo capiti per ciò che siamo». Clara Sancricca, regista e pedagoga del gruppo Controcanto Collettivo ha la voce rotta quando le viene dato il microfono per commentare l’annuncio. Hanno felicemente sbancato raggiungendo il record di 26 repliche acquistate dai partner della rete In-Box e per certi versi stanno vivendo la parabola a lieto fine degli outsider, che dai lembi estremi della Capitale, i Castelli, lavorando con dedizione nella palestra della famiglia di uno degli attori sono arrivati a vincere il più importante premio dedicato alla distribuzione in Italia. «Preparate le valigie ragazzi», commenta qualcuno dei giurati alzando un bicchiere mentre i giovani interpreti trattengono a stento l’emozione.

Foto Costanza Maremma

Una media di 25 anni (Federico Cianciaruso, Fabio De Stefano, Riccardo Finocchio, Martina Giovanetti, Andrea Mammarella, Emanuele Pilonero), ridendo si definiscono disoccupati, poi alcuni di loro precisano la provenienza universitaria appena terminata o in corso; antiaccademici per eccellenza, alcuni si sono incontrati addirittura alle scuole medie o superiori e hanno cominciato a “fare teatro” con Sancricca. La regista quarantenne, che rivela un passato da attrice e ora un presente da insegnante, a proposito della nascita di Sempre Domenica racconta di un percorso nel quale l’indagine sul tema del lavoro si è sviluppata – successivamente alla scelta e alla discussione collettiva – come una serie di creazioni autoriali dei singoli attori che durante le prove si sono “pietrificate” sulle sedie ora distribuite parallelamente alla platea, nel segno di un’organizzazione spaziale frontale e bidimensionale. Ché la terza dimensione, verrebbe da dire, è proprio quella emotiva, nella quale, con più o meno naturalezza, si rincorrono le storie di una quindicina di personaggi. La tecnica compositiva è semplice ed efficace: le storie viaggiano parallele e talvolta si intrecciano, ognuno degli interpreti lavora soprattutto su un personaggio principale per poi dare voce a un altro paio di caratteri comprimari nelle altre storie.

La drammaturgia è dunque un perfetto incastro di anelli, ovvero sequenze narrative abilmente lasciate in sospeso e riprese da dove si erano interrotte, sui confini delle quali si esprime il cambio di passo e di maschera degli attori.

foto Costanza Maremma

Tra gli operatori accorsi qualcuno scomoda la commedia all’italiana e durante l’incontro post spettacolo viene evidenziata la genuinità della proposta e della formazione del gruppo (lontana dai meccanismi del teatro ufficiale). Ascoltiamo qualche parere in giro, tra operatori e artisti: alcuni mettono in dubbio la risonanza estetica appiattita su canoni che potrebbero risultare più televisivi che teatrali, altri si interrogano sul futuro e un possibile rischio di corruzione proprio di quella freschezza. Molti sono però rimasti colpiti, Controcanto ha lasciato di stucco i partner di In-Box come accade solo con gli eventi inattesi, conquistandosi al termine della replica al Teatro del Costone di Siena l’applauso più lungo e sentito tra tutti i finalisti e soprattutto tra i giovani; non perché avesse portato la claque come qualcuno ipotizzava, ma perché il lavoro di Sancricca apre una ferita sentita da almeno un paio di generazioni. Cosa ci sentiamo ripetere da una vita? Trova un lavoro al più presto, metti su una famiglia e soffri, mordi il freno finché puoi. Per una volta il centro della questione non è tanto l’occupazione che non c’è o che sparisce a causa di licenziamenti e ristrutturazioni aziendali, qui la riflessione riguarda proprio il lavoro quando diventa un cappio, un tempo che occupa gran parte della vita con attività che non amiamo, che non permettono una libera espressione oppure che non sono il naturale proseguimento degli studi e delle passioni. È quello scontro, da sempre esistito, tra la realtà e le aspettative di vita, tra la ricerca della felicità e la necessità di accontentarsi: in mezzo c’è l’uomo in tutta la propria tragicità, chiamato a scegliere, a misurare la propria forza di volontà e di accettazione.

foto Costanza Maremma

C’è chi lavora in officina e sogna di dare una sterzata imbarcandosi in un nuovo progetto, chi lotta per per la propria dignità cercando di ricompattare i colleghi operai senza riuscirci, chi si scopre svuotata a causa di un lavoro che non ama, chi il proprio impiego da fattorino vorrebbe lasciarlo per aprire un b&b e poi uno studente che al termine del proprio ciclo dottorale viene spinto da professori e parenti ad accettare un ruolo che a tutti sembra perfetto, ma in realtà è solo tangente agli studi seguiti. Non sembra esserci speranza di cambiamento per la maggioranza di loro se non l’accettazione – a volte col sorriso a volte con lo sguardo basso – di un destino ineludibile, «non posso pensare di fare questo lavoro per tutta la vita» sbotta il fattorino di fronte allo zio e agli amici, infrangendosi però nella solita risposta «lo facciamo tutti. Il mondo è sempre stato così». Tutto però è stemperato da quella comicità tipica romana in cui l’ironia è una frusta che non guarda in faccia nessuno ma che allo stesso tempo lenisce l’incapacità di scegliere una lotta radicale.

Controcanto aveva partecipato con questo spettacolo anche a Presente! (rassegna ideata dalla scuola Teatro Azione di Roma), è evidente una crescita maggiore in questi pochi mesi; slancio che potrà essere l’anticamera di una maturazione ulteriore e necessaria per affinare la naturalezza su cui è giocata questa sorta di neorealismo teatrale per attori seduti e scena fissa.

Andrea Pocosgnich

Sempre domenica
Collettivo Controcanto
regia Clara Sancricca
con Federico Cianciaruso, Fabio De Stefano, Riccardo Finocchio, Martina Giovanetti, Andrea Mammarella, Emanuele Pilonero

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Laureato in Storia del Teatro presso l’Università Tor Vergata di Roma con una tesi su Tadeusz Kantor, ha frequentato il master dell’Accademia Silvio D’Amico dedicato alla critica giornalistica, ha fondato nel 2009 Teatro e Critica di cui attualmente è uno degli animatori. Come critico teatrale e redattore culturale ha collaborato anche con Quaderni del Teatro di Roma, Metromorfosi, To be (free press dedicata al teatro), Hystrio, Il Garantista. Da alcuni anni insieme agli altri componenti della redazione di Teatro e Critica organizza una serie di attività formative rivolte al pubblico del teatro. Dal 2013 al 2014 è stato uno degli insegnanti di Storia del Teatro del progetto Lazio in Scena. Nel 2013 ha ideato e progettato (insieme agli altri componenti di Teatro e Critica) la app Teatro Pocket.