Franco Basaglia, una breccia nei Muri dell’ignoranza

Il prima e il dopo. Quando queste categorie entrano a contatto con una materia che dunque si stabilisce fra l’uno e l’altro avverbio o estremizzazione di uno stato temporale, la materia stessa acquisisce una forza che non aveva, si cristallizza in una sorta di totem che ne prende il nome e con essa certifica una svolta determinante e inarrestabile. Quando poi quella materia è lo spirito di un uomo che interviene in un processo che sembra immobile e tenta di scardinarlo, allora quell’uomo diventa un eroe. Tutto ciò è accaduto, come per molti in varie epoche dell’umanità, nella relazione che lega Franco Basaglia – psichiatra e neurologo – alla storia della disciplina e della cura del paziente in ospedali psichiatrici. Se ne fa portatore Renato Sarti del Teatro della Cooperativa che scrive e dirige questo Muri – prima e dopo Basaglia, per in scena la sola presenza di Giulia Lazzarini.

Nel titolo è già ampiamente espresso molto dell’intenzione: Muri sta a rappresentare quella gabbia mentale che ci impedisce di tener fede alla nostra coscienza, compiendo nella nostra vita di relazione, nelle scelte civili, atti aberranti con naturale (e superficiale) facilità; di rompere quella gabbia si fece carico proprio il famoso neurologo che diede corso a quella che divenne la “Legge Basaglia” sull’istituzione manicomiale. In quel prima e dopo è invece insito il desiderio di testimoniare un’esperienza di attraversamento che, proprio in quel periodo, ha vissuto un cambiamento epocale definendo il solco decisivo che fece da spartiacque alla storia italiana.

Lo spettacolo è tecnicamente un reading: Giulia Lazzarini è in piedi al fianco di una povera scenografia immobile (ma non per tutto lo spettacolo), composta da un tavolino in legno con una teiera e un telone bianco eretto e disteso; inizia dagli odori del manicomio, lavora esclusivamente sul calore della voce e la semplicità espressiva della recitazione, un calore capace di generare una compresenza, di tenere attrice e spettatori avvinti a un sentimento che dispone all’ascolto; il suo racconto è quello di un’infermiera che ha vissuto quel passaggio, quel cambiamento che ha coinvolto – come tutti – anche lei nella sua vita intima e professionale. La maniera scelta da Sarti per il suo monologo è una narrazione piana, senza particolari guizzi e soltanto lambita dall’ipnosi sinistra mossa dal pianoforte di Carlo Boccadoro: pur trattandosi di un lavoro sincero e sempre necessario, non si apprezzano attraversamenti di elementi figurali che avrebbero aiutato l’impressione di una materia densissima in origine e che diviene qui più debole, scarsa di frutti espressivi, sì delicata, ma forse troppo.

Dalla voce di Giulia Lazzarini ascoltiamo dunque una storia che sente il peso degli anni e un po’ li celebra: per esempio si ascolta dire che «se non sei violento, nessuno è violento con te», quando invece la realtà è che ancora oggi non sono rari casi di “utenti” improvvisamente violenti contro i propri tutori. Ma di base l’intenzione nobile è quella di ravvisare i principi basagliani traditi dalle difficoltà della reale, totale applicazione, ricordandone l’avvento salvifico: dopo l’arrivo di Basaglia è come se si fosse accesa la luce nei padiglioni, nelle camerate, nei letti di contenzione, nelle menti di chi fino a quel momento, con cieca dedizione al lavoro ben fatto, ne svolgeva uno disumano senza rendersene conto. Basaglia è stato un faro, una breccia in quei Muri dell’indifferenza e dell’ignoranza di cui s’è edificata l’Italia folle degli ospedali-galera. Prima e dopo di lui, purtroppo.

Simone Nebbia

Visto il 18 gennaio 2012
In scena fino al 22 gennaio 2012
Teatro India [cartellone 2011/2012] Roma

Muri – prima e dopo Basaglia
testo e regia di Renato Sarti
con Giulia Lazzarini
musiche Carlo Boccadoro