HomeCordelia - le RecensioniDODI / CHORA – IL VUOTO ALL'ORIGINE (di Sofia Nappi)

DODI / CHORA – IL VUOTO ALL’ORIGINE (di Sofia Nappi)

Questa recensione fa parte di Cordelia di settembre 26

Foto Franziska Strauss

In quarantuno edizioni, Romaeuropa Festival ha ospitato i più grandi innovatori della danza contemporanea, imponendosi negli anni come punto di riferimento, occasione di scoperta e ponte tra Roma e il mondo. Quest’anno l’onere della première spetta a Sofia Nappi, coreografa fiorentina formatasi alla Alvin Ailey America Dance Theatre di New York, più di casa al Nederlands Dans Theater che nei teatri nazionali, in scena con un dittico che propone la sua prima e la sua ultima creazione: Dodi, duetto d’esordio del 2021, e Chora – Il vuoto all’origine, in prima italiana. A prima vista parrebbe un’arditezza degna di lode e coerente con la mission del festival quella di riunire per la serata inaugurale una coproduzione internazionale attorno a una giovane voce italiana ancora poco nota in patria, permettendole di raccontare il proprio percorso, ma in sala ci rendiamo conto che questa scelta nasconde un’insidiosa vanità. Intanto, tra i due lavori, più che un’evoluzione, si avverte un limitante quanto prevedibile (trattandosi di una parentesi produttiva di appena cinque anni) incastro nella ripetizione. A partire dalla scena, circoscritta in geometrici arcipelaghi di luce da Alessandro Caso — soluzione che in Dodi resta cornice a un corpo a corpo minimo, mentre in Chora avrebbe dovuto farsi, dichiaratamente, condizione d’esistenza del proprio soggetto, il vuoto, si riscontra povertà di innovazione. Ma forse è proprio nella dichiarazione d’intenti di Chora — un’indagine sull’origine del gesto, sul silenzio che precede la forma — che la ricerca artistica si tradisce, rischiando di rimanere soltanto enunciata in un meccanismo di stratificazione esasperata. L’attenzione della sala si districa tra una selezione musicale eclettica e un testo coreografico che procede per accumulo di sequenze ordinate di gesti ampi, disposti in una partitura corale scomposta in piccole cellule di performer, in cerca, quasi in un viaggio a ritroso alle origini del movimento, di quel vuoto che le note di sala promettono «possibilità e creazione», e che, invece, restano ostinatamente assenza. Qual è il fulcro primigenio di questa creazione? Il lavoro sembra scambiare un’indagine concettuale per una prescrizione estetica, come in un’autopredicazione platonica, nell’illusione, cioè, che l’idea del vuoto debba ammantarsi di inconsistenza. La copiosità estetizzante dei significanti non può farsi carico di senso per una ricerca tanto ambiziosa, limitandosi in scena a una, pur suggestiva, mera evocazione. In scena, il vuoto di Sofia Nappi, anziché terra fertile, si fa abisso: un vuoto che, invece di porsi come condizione generatrice dell’esistenza, si limita — semplicemente — a esistere. (Serena Spanò)

Visto a Auditorium Conciliazione, Roma, apertura di Romaeuropa Festival (XLI edizione), 8 settembre 2026. DODI (10′): coreografia e costumi Sofia Nappi; danzatori Adriano Popolo Rubbio, Paolo Piancastelli; disegno luci Alessandro Caso; produzione KOMOCO, Sosta Palmizi. CHORA – Il vuoto all’origine (70′): coreografia Sofia Nappi in collaborazione con i danzatori KOMOCO Evans Berthelot, Bonni Bogya, India Guanzini, Sem Houmes, Paolo Piancastelli, Senne Reus, Alessia Sinato; direzione prove Luca Tomasoni; musica originale e sound design Ciaran Morahan, con musiche di Alessandro Cortini, Ben Frost (remix Gluteus Maximus) e J.S. Bach; luci Alessandro Caso; costumi Adriano Popolo Rubbio, realizzati con Adelaide D’Ago; produzione KOMOCO; coproduzione Theater Winterthur, Romaeuropa Festival, COLOURS International Dance Festival, Oriente Occidente, in collaborazione con ecotopia dance productions; con il contributo di MiC – Ministero della Cultura. Foto Foto Franziska Strauss

Telegram

Iscriviti gratuitamente al nostro canale Telegram per ricevere articoli come questo

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Pubblica i tuoi comunicati

Il tuo comunicato su Teatro e Critica e sui nostri social

ULTIMI ARTICOLI

Lo sguardo che consuma. El Corazón de Ester di Alberto Cortés

A Short Theatre 2026 in prima nazionale El Corazón de Ester, l’ultimo lavoro del regista, performer e drammaturgo spagnolo Alberto Cortés. Recensione Replica otto su...