Questa recensione fa parte di Cordelia di settembre 26

C’è una voce nuova e interessante nella drammaturgia italiana, per ora soprattutto a Roma, ma da quello che ho visto di recente al Teatro Vittoria nella rassegna concorso Salviamo i talenti, già pronta per affrontare circuiti nazionali; parlo di Alice Bertini, autrice, interprete e regista (in questo spettacolo con Eduardo Rinaldi) della compagnia Poveri Comuni Mortali. L’ultima fatica della compagnia vede Bertini con Federico Gatti dividersi lo spazio vuoto della scena – pochi gli oggetti: un contratto incorniciato, due sedie, un appendiabiti – in una lotta senza esclusione di colpi tra i generi. Due giovani stringono un patto, legale, per stare insieme: tra le incombenze messe per iscritto dalla volitiva, e zelante donna c’è il matrimonio e l’impegno alla procreazione; lui invece ambisce a una vita più leggera, senza impegni sentimentali e di esclusività ma non può stare solo. Bertini con la sua scrittura fa una cosa difficilissima, rimane in equilibrio tra due mondi apparentemente lontani, quello di una lingua teatrale, poetica e colta, e quello della nostra disperata realtà. Siamo tutte e tutti presi nella rete della nostra epoca, nella difficoltà di creare relazioni stabili, con la paura dell’ennesimo incontro pericoloso, del solito rapporto che si inclina nell’inequilibrio degli opposti. Questo trova voce in scena senza farsi cronaca banale del presente, senza tirare in ballo dating app o altri facili richiami. Contratto, dialogo per un rapporto di coppia (vincitore della rassegna del Vittoria) è brutale ma anche ironico, leggero ma anche commovente. Non è solo una questione di scrittura: i due interpreti sono credibili e affiatati. Lo spettacolo avrebbe bisogno solo di una messa a punto registica, che aiuti a trovare qualche soluzione scenica all’altezza, dal punto di vista dell’invenzione teatrale e nella pulizia di certe idee un po’ vintage, come quella dell’attore che si finge abbracciato da un’altra con il cappotto sull’appendiabiti. Ai produttori in ascolto: testo e interpretazioni meriterebbero un investimento, il ritorno sarebbe certo. (Andrea Pocosgnich)
Visto al Teatro Vittoria di Alice Bertini con Alice Bertini e Federico Gatti regia Alice Bertini e Eduardo Rinaldi disegno luci Marco D’Amelio costumi Nunzia Russo movimento scenico Alberto Bellandi












